Di No Big Banks

Ci aveva quasi convinto l’economista Luigi Zingales quando qualche settimana fa ha chiesto il ritorno a Glass-Steagall,
Why I was won over by Glass-Steagall sul Financial Times del 10 giugno 2012http://www.ft.com/intl/cms/s/0/cb3e52be-b08d-11e1-8b36-00144feabdc0.html#axzz22DW1Zj8y

In breve, Zingales si diceva convinto della necessità di adottare di nuovo lo standard Glass-Steagall.
Poi ci coglie di sorpresa, adesso ai lettori del principale quotidiano economico italiano si è presentato di nuovo nei panni del difensore dell’ortodossia: ‘Non cediamo alla tentazione di regolamentare troppo la finanza’‘Sono le regole il vero problema’.
Guardiamo i punti salienti del suo ragionamento di giugno, per poi confrontarlo con l’articolo sul Sole 24 Ore di questi giorni.

Sul FT, Zingales spiegava:
– La regola Volcker, che vieta alle banche di fare trading per conto proprio, ma permette loro di rischiare il proprio capitale, non è un buon sostituto.
– La semplicità di Glass-Steagall: un testo di legge di appena 37 pagine contro le 298 pagine della Volcker rule. Più un testo è semplice e meno può essere distorto.
– In coincidenza con l’abrogazione di Glass-Steagall si è avuta la disfatta dei mercati azionari pubblici e l’esplosione dei mercati opachi over-the-counter.

Quindi Zingales osservava che la separazione bancaria ha impedito alle banche di investimento di accedere ai capitali a buon mercato (i depositi dei risparmiatori), obbligandole a limitare la dimensione e ridurre l’entità delle scommesse, cosicché con quelle limitazioni si poté favorire l’accesso di un ampio numero di traders indipendenti, rendendo il mercato più liquido.
Ma con l’abrogazione di Glass-Steagall le banche di investimento sono cresciute enormemente di dimensioni ed hanno preso a far la parte del leone sui mercati.

Di altro avviso è il Luigi Zingales che compare sul Sole24OreSpezzare le grandi banche «cattive».
http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2012-07-30/spezzare-grandi-banche-cattive-230101.shtml?uuid=AbNoSzGG

Qui  Zingales compie un forte passo indietro, dicendo che bisogna resistere alla tentazione di regolamentare la finanza: “Abbiamo bisogno di più, non di meno finanza per uscire dalla crisi”.
E ancora: “la soluzione della regolamentazione… è spesso la causa del problema, invece che la soluzione”.

Dopo tutto quello che è successo in questi anni, sono affermazioni davvero coraggiose; soprattutto quando nello stesso commento riconosce che la finanza ha troppo potere politico.

Come si fa ad ignorare la mole di derivati e il fatto che tutti questi eventi, dal Libor/Euribor allo spread, provengono da un sistema che non ha proprio nessun legame – se non di riflesso molto negativo – con l’economia reale?
Sono tutti strumentali alla bolla di derivati, una bolla più grande di una centinaia di volte le attività reali, una bolla che spinge a guadagnare sempre di più, sempre più velocemente, per coprirsi dai rischi così aleatori; una bolla che necessita di guadagni immediati e non ‘sporcati’ dagli investimenti nelle vere attività produttive.

Zingales prende ad esempio il problema delle regole di Basilea II per giustificare la critica alla regolamentazione.
Ma il problema rappresentato da Basilea II è frutto del fatto che si sono adottate regole che ignorano l’economia reale a favore della “sana gestione” degli istituti secondo le regole di mercato. Si fissano dei criteri per le grandi banche, ma senza considerare le necessità delle imprese a livello locale, conosciute meglio dai direttori di filiale che dai tecnici sovranazionali.

Se si crea un sistema creditizio funzionante per le imprese, separato da quello degli squali speculativi, lasciando i secondi al loro destino, allora il problema che ha portato all’errore di Basilea II non ci sarebbe più.
Glass-Steagall è il primo passo verso un cambiamento vero, non rappresenta un qualche accorgimento per garantire che i libri contabili siano puliti, o che i revisori possano avere la coscienza a posto.
Occorre riorganizzare il sistema in base alle necessità della gente e delle imprese, spezzando il primato della finanza speculativa.

L’impressione è che Zingales sia un liberista che naviga a vista: ha dei momenti di apparente illuminazione quando appaiono certi problemi evidenti, ma i suoi “principi” di mercato poi lo frenano dal cambiare l’impostazione di fondo.

In ogni caso, Zingales non sarà né il primo né l’ultimo a rendersi conto del cambiamento in corso: presto o tardi dovranno prenderne atto tutti.
Il Financial Times ed il New York Times si sono già trovati a sostenere pubblicamente il ritorno a Glass-Steagall.
Pochi giorni fa alla Cnbc perfino Sandy Weill, padre di Citigroup e tra i primi responsabili dell’abrogazione diGlass-Steagall nel ’99, ha fatto marcia indietro: Wall Street Legend Sandy Weill: Break Up the Big Banks.
http://www.forbes.com/sites/stevedenning/2012/07/25/rethinking-capitalism-sandy-weill-says-bring-back-glass-steagall/

***

Facciamo crescere il progetto NOBIGBANKS, con un semplice clic.

Chiedete l’amicizia su Facebook al Comitato Nobigbanks
https://www.facebook.com/comitato.nobigbanks

Diventate fan della pagina Facebook NOBIGBANKS.it
https://www.facebook.com/NOBIGBANKS?ref=hl

Divenite follower su Twitter
https://twitter.com/nobigbanks

Campagna di raccolta firme per Glass-Steagall, vi invitiamo a diffonderla e socializzarla tra i vostri contatti:http://www.firmiamo.it/nobigbanks

Patrizia Principi Ci metto non solo la faccia…. basta che si avveri…Giustizia!!

Giuseppina Rizzi Firmo , perchè voglio che i miei figli un domani non si trovino senza l’aiuto economico dei loro genitori , anche perchè le banche commerciali devono essere separate da quelle per fare investimenti.

Angela Mc keever è assolutamente indispensabile per riportare la normalità e la legalità nelle banche, ridiamo spazio alla economia reale
Filed under: Glass-Steagall

Commenta su Facebook

Tags: