Di Climatrix.org  Staff

Workingman’s Death è un film documentario del 2005 scritto e diretto da Michael Glawogger che presenta cinque ritratti sul lavoro manuale nel XXI secolo. È stato presentato nella sezione Orizzonti alla Mostra del Cinema di Venezia e nella selezione ufficiale del Toronto Film Festival. Ha vinto il Premio Grierson, assegnato dal British Film Institute al miglior documentario presentato al London Film Festival. Cinque ritratti sul lavoro nel XXI secolo Il documentario si apre su immagini d’epoca sovietiche, con i lavoratori che promettono fieramente di raggiungere nuovi record di produzione. Quindi mostra la seguente citazione: « Non si può mangiare né bere per otto ore di fila e neppure fare l’amore. La sola cosa che si può fare per otto ore è lavorare. Ed è questa la ragione per cui gli esseri umani rendono così tristi ed infelici se stessi e gli altri. » (William Faulkner)

Capitolo 1: Eroi Donbass, Ucraina. Uomini strisciano in angusti tunnel soprannominati “trappole per topi” per estrarre il carbone da miniere ufficialmente chiuse. È un lavoro faticoso, per di più illegale, da cui riescono a ricavarne giusto per sopravvivere. Si tratta delle miniere nelle quali lavorò negli anni trenta l’Eroe del Lavoro Socialista Aleksej Grigor’evi? Stachanov, dando inizio allo stacanovismo.
Mentre una nuova coppia di sposi, come da tradizione, depone ai piedi della statua a lui dedicata un bouquet di fiori, un gruppo di minatori festeggia la pensione di uno di loro bruciando il suo equipaggiamento da lavoro. Capitolo 2: Fantasmi Kawah Ijen, Indonesia. File di uomini con contenitori di bambù in spalla salgono e scendono lungo le pendici di un vulcano. Immersi nei vapori malsani, estraggono dal cratere lo zolfo che trasportano poi a valle, alla stazione di pesatura. A seconda dell’età, dell’esperienza e della forza, possono trasportare fra le 155 e le 255 libbre di zolfo, per più di tre miglia di sentiero. Su quello stesso sentiero, le file di lavoratori incrociano quelle dei turisti che si godono la bellezza dello scenario naturale. I lavoratori stessi sono un’attrazione turistica e per qualche sigaretta o pochi soldi si prestano volentieri ad essere fotografati, oppure vendono statuette scolpite nello zolfo. In qualche modo, pur essendo impegnati in un lavoro così arcaico, sono raggiunti dalla globalizzazione. Uno dei portatori più giovani veste una maglietta dell’Inter ed è appassionato di Bon Jovi. Capitolo 3: Leoni Port Harcourt, Nigeria. In un enorme, affollato macello a cielo aperto bovini ed ovini vengono sgozzati, macellati, puliti, arrostiti e venduti, in un’articolata divisione del lavoro che coinvolge centinaia di persone, come Ishaq Mohammed, che nel giro di una giornata può uccidere qualche centinaio di capre, o come uno degli uomini che lavano le teste di vacca, che lavora anche come moto -taxista. Siamo nati nella sofferenza perché in questo Paese niente è come dovrebbe essere. Quindi ognuno qui fa il suo lavoro con pazienza. E se Dio nella sua infinita grazia ci dovesse concedere fortuna così sia.» Capitolo 4: Fratelli Gaddani, Pakistan. Sulle coste del Belucistan, enormi petroliere in disuso vengono smantellate per riutilizzarne il metallo. Gli operai sono in gran parte di etnia pashtun, provenienti dalle montagne del nord del paese. È un lavoro duro, pericoloso («Questo lavoro è la morte stessa […] La morte è sempre con noi»), mal retribuito, nel quale è fondamentale la collaborazione, per riuscire ad avere la meglio, pezzo dopo pezzo, su quelle gigantesche imbarcazioni: «Siamo come fratelli. E dobbiamo avere fiducia in noi. In fondo siamo tutto ciò che abbiamo. Se uno dei colleghi ha un problema ci riuniamo tutti e vediamo cosa possiamo fare e se possiamo risolvere il problema. Non ci sono mai litigi tra gli operai. Litigare ci ruberebbe solo le energie, cosa che non possiamo permetterci. Certamente è un lavoro di merda, ma nonostante ciò andiamo molto d’accordo.» Capitolo 5: Futuro Liaoning, Cina. In un paese lanciato in uno straordinario sviluppo economico, nelle acciaierie di Angang gli operai sono consapevoli dei cambiamenti dovuti al passaggio dall’economia pianificata all’economia di mercato, ma sembrano credere alla propaganda governativa e ad un futuro di progresso, benessere e prosperità. Capitolo 6: Epilogo Duisburg, Germania. Mentre in Cina le acciaierie sono ancora in piena attività, nel cuore industriale della Vecchia Europa, le acciaierie Duisburg-Meiderich, che hanno lavorato dall’inizio del Novecento fino alla metà degli anni ottanta, sono state trasformate in un Parco paesaggistico. L’autorevole rivista del British Film Institute Sight & Sound l’ha indicato fra i trenta film chiave del primo decennio del XXI secolo.

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