Grandi sognatori che cambiano il mondo. Marco Attisani, laurea in economia e commercio, 43 anni, italiano residente in Spagna, è l’ideatore di Watly: un depuratore che, grazie all’energia solare, purifica l’acqua da qualsiasi contaminazione, senza l’uso di filtri o membrane. E in più genera energia e permette la connettività sul Web: «Offriremo accesso all’acqua potabile e all’energie rinnovabili a Paesi in via di sviluppo, ma anche a quelle nazioni dove l’approvvigionamento dell’acqua in alcune aeree è problematico, come Emirati Arabi e Israele» racconta Marco a Millionaire.

Come è nata l’idea?

«Ho passato tanti anni a lavorare nel settore dell’energie rinnovabili e ho anche fatto imprese. Ma non avevo ancora trovato l’idea della mia vita. Allora ho iniziato ad interessarmi a sistemi innovativi per depurare l’acqua, sia quella inquinata e marina, senza bruciare carbone. La sfida era quella di trovare un sistema ad energia solare capace di superare la temperatura di ebollizione dell’acqua. Ho fatto ricerche sul Web e non c’era nessun sistema simile al mondo. Ho chiamato un amico, Stefano Buiani, con grande esperienza nei sistemi termodinamici. E ci siamo messi a lavoro per creare le basi del progetto».

Come funziona Watly?

«È una macchina  che cattura l’energia solare ed espone l’acqua, inquinata o salata, a una temperatura di 115 gradi che la rende potabile. Non usa filtri e membrane, che hanno bisogno di una costante manutenzione e impattano molto in termini di costi. In più è un computer che genera elettricità e la possibilità di connettersi alla Rete. Watly misura 35 metri di lunghezza e pesa 10 tonnellate. Purifica 10mila litri di acqua al giorno. E genera 100 kilowatt di energia al giorno».

watly foto

Come l’avete finanziata?

«Inizialmente con i nostri soldi per costruire la prima unità preindustriale Poi abbiamo avuto accesso a due milioni di euro di finanziamento da parte della Commissione europea (Horizon 2020) e oggi siamo tra i finalisti del premio Gaetano Marzotto (in palio 300mila euro)».

Quando sarà sul mercato e a chi la venderete?

«Puntiamo ad andare sul mercato a settembre del 2016. La venderemo soprattutto ai governi dei Paesi in cui il problema è sentito. Abbiamo contatti con Senegal, Burkina Faso, Etiopia. E con la famiglia reale dell’Arabia Saudita, il figlio dell’attuale re è venuto a visitare i nostri impianti a Venezia. Poi ci sono come clienti le grandi aziende di energia che con il nostro sistema potranno offrire energia in comunità delocalizzate, più difficili da raggiungere. In Africa, un mercato che interessa molti operatori, uno dei problemi è la difficoltà degli utenti di ricaricare il telefono, una volta scarico. Noi andremo a risolvere questo problema. Abbiamo stretto una partnership con Samsung e siamo in contatto con diverse agenzie delle Nazioni Unite, che seguono lo sviluppo del progetto. L’impianto costerà intorno ai 500mila euro».

Quali i maggiori ostacoli per realizzare il tuo sogno?

«Il primo di sicuro è stato di creare un proprio team. Molte startup falliscono proprio perché non trovano le persone giuste. Oggi ho una squadra fantastica di 15 persone (tra ingegneri, designer, creativi, esperti di comunicazione). Ma prima di arrivarci ho avuto anche io il mio inferno, un socio con cui le cose sono andate male, scelte drammatiche che ho dovuto fare. Poi l’ambizione del progetto è di per sé un ostacolo. Devi convincere gente a credere in te, molti ti rideranno in faccia. Succede quando si ha un’idea davvero visionaria.  Ma alla fine uno startupper è come una busta attaccata a un francobollo. Non deve staccarsi mai se vuole arrivare da qualche parte. Essere disposto a sacrificare tutto. La startup è un tunnel, da cui non puoi uscire dopo due mesi e tornare alla vita di prima. Hai una sola via di uscita: il successo. Gli ostacoli su superano se hai le giuste motivazioni. Più importante il “perché lo fai”. Del “cosa fai”».

INFO:  https://watly.co/

Giancarlo Donadio per Milionare.it

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