Di gonzi da spennare se ne trovano sempre, ed anche oggi è andata così, anzi, proprio come in una partita di poker si alza continuamente la posta, un po’ per guadagnare di più, un po’ perché alle piccole “esche” non abbocca più nessuno, quindi il “rilancio” diventa una necessità.

Attenzione però, perché quando le reti saranno belle gonfie verranno issate a bordo ed in quel momento chi avrà voluto fare l’ingordo la pagherà molto cara.

In pratica ecco quel che è accaduto sul Dow Jones (+0,10%): partenza positiva, ma dopo sette minuti avevamo già toccato il massimo di giornata, da quel momento sul mercato si scaricano una caterva di vendite. Dopo un’ora dall’inizio delle contrattazioni l’indice più vecchio del mondo era già sceso a 18.320, quindi stava perdendo 80 punti rispetto alla chiusura della vigilia.

Ovviamente la discesa era intervallata da rimbalzi risultati tutti effimeri. Quindi nuova ondata di vendite, ed arrivavamo ai 18.300 punti, nuovo rimbalzo a 18.320 e nuova discesa a 18.300 a questo punto, quando tutti si aspettavano che le vendite avessero nuovamente avuto la meglio ecco che … scatta la trappola.

Arriva un nuovo rimbalzo, ma stavolta non è effimero, e sul DJ, dopo aver “soggiornato” per qualche minuto ancora su quota 18.320 punti, è partita un’ondata di acquisti che in pochissimi minuti ha portato addirittura all’azzeramento delle perdite ed al ritorno sopra la linea della parità.

Da quel momento da segnalare soltanto una discesa di una quarantina di punti, immediatamente recuperata, e il balzo finale per arrivare ad un fixing non distante dal massimo di giornata: 18.419,3 punti.

Ebbene si potrà attribuire questa “volatilità” ai numerosi dati macro in uscita oggi e che sono risultati contrastanti, non è così. Comunque vediamoli.

Prima dell’inizio delle contrattazioni come ogni giovedì sono stati resi noti i dati sul mercato del lavoro, le prime richieste di sussidi alla disoccupazione sono aumentate ma meno delle attese. Peggiorato (-0,6%), ma come nelle attese, il dato definitivo sulla produttività del secondo trimestre.

Dopo l’apertura delle contrattazioni, invece, arrivava la maggior sorpresa della giornata, la discesa sotto il livello soglia dei 50 punti per l’indice ISM manifatturiero ad agosto. Ed infine le spese per costruzioni, rimaste al palo mentre le attese erano per un aumento (+0,6%).

Forse da questa serie di dati il mercato ha letto una riduzione delle probabilità che la Fed aumenti i tassi, ma questo tipo di lettura, eventualmente, doveva esserci ancor prima dell’inizio delle contrattazioni, perché invece il mercato è crollato nella prima ora di scambi? E perché dopo è risalito?

Volendo essere maligni si potrebbe mettere in considerazione il fatto con i veri dati market movers sui posti di lavoro creati, che però conosceremo domani. Ed allora?

Ed allora, sempre essendo maligni, si potrebbe pensare che le vendite iniziali siano dovute al forte timore di un imminente aumento dei tassi che si è diffuso ieri sui mercati, mentre il rimbalzo troverebbe giustificazione col fatto che qualcuno ha “scommesso” (o ha saputo in anticipo) che nulla varierà nelle decisioni di politica monetaria da parte della Fed.

Insomma, meno di 24 ore e sapremo tutto, o meglio conosceremo il rapporto sull’occupazione, poi scopriremo anche come reagirà il mercato.

Giancarlo Marcotti per Finanza In Chiaro

FONTE: Finanza in chiaro

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