Il riavvicinamento diplomatico tra Russia e Turchia, impensabile fino a qualche settimana fa, dopo l’abbattimento di due jet russi sui cieli siriani da parte dell’aviazione di Ankara, non preoccupa gli Stati Uniti.
Washington, come riporta la rivista Stratfor, avrebbe agevolato la distensione dei rapporti tra i due paesi per una questione di convenienza tattica. La Casa Bianca, infatti, avrebbe deciso di facilitare un riavvicinamento tra Mosca e Ankara ed un rilassamento momentaneo delle loro relazioni per “ridurre il rischio di un altro scontro diretto sul campo di battaglia siriano” che finirebbe per compromettere la sua strategia a lungo termine nell’area. L’America è convinta che, nonostante la promessa di Putin ed Erdogan di far ripartire su basi rinnovate la partnership economica tra i rispettivi governi, questi non riusciranno ad andare oltre certe intese di congiuntura, in quanto “hanno sfere sovrapposte di influenza nella regione del Mar Nero, in zone del Medio Oriente, del Caucaso e dell’Asia centrale” dove il compromesso è improbabile. Per questo, le occasioni di frizione si ripresenteranno benché i due leader provino ad intendersi meglio siglando dei contratti ad alto livello. Scrive Stratfor: “La Turchia non può vivere senza il gas naturale russo e la Russia cerca una via di rifornimento alternativa per l’Europa, come il Turkish Stream, che aggira i paesi problematici come l’Ucraina.” Ma ciò “non cambia la dinamica geopolitica” che ha prodotto gli antagonismi del passato e genererà quelli del futuro. Il teatro siriano è il vero punto della discordia. In Siria, Russia e Turchia difficilmente riusciranno ad intendersi, anche per fattori che controllano relativamente. “La battaglia in corso ad Aleppo è un esempio calzante. Putin ed Erdogan possono discutere di un accordo di pace in Siria, ma le due parti principali della negoziazione – i ribelli sunniti supportati dai turchi e le forze governative alauite supportate dai russi – stanno lottando nella città, pezzo strategico del territorio. Nessuno dei contendenti andrà seriamente al tavolo delle trattative a meno che non abbia fermamente Aleppo in mano”. Al momento, non è semplice dire chi avrà la meglio nella guerra.
Così conclude il Think Tank: “La Russia continuerà a servirsi della situazione di stallo in Siria contro la Turchia anche se Putin collaborerà con Erdogan. La Russia vuole essere sicura che la Turchia – che è fondamentale per ogni decisione della NATO di accumulare forze nel Mar Nero ed è anche un giocatore importante nel Caucaso, dove la Russia sta cercando di approfondire la sua influenza attraverso la disputa del Nagorno-Karabakh – resti legata ad essa il più possibile. Con le priorità turche concentrate in Siria, Mosca può tenere la Turchia al gancio continuando a sostenere i separatisti curdi e complicando tutti i disegni militari turchi per la Siria, attraverso la sua presenza sul campo di battaglia”. Putin, un vero maestro nella sicurezza interna, garantirà ad Erdogan sostegno d’intelligence per evitare altri colpi di mano da parte di oppositori interni e stati esteri, ma non cambierà posizione sulla Siria. Erdogan dovrà scegliere tra questa protezione, che è comunque una limitazione delle sue ambizioni geopolitiche, o un ulteriore scontro coi russi per continuare a coltivarle e rischiare la testa. Due condizioni ugualmente scomode.

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