Safia Farkash, Redazione Online di La Voce della Russia
21.10.2013, 13:28

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Foto: EPA

“La Voce della Russia” dispone di una lettera della signora Safia Farkash, vedova di Muammar Gheddafi. Questa lettera è stata consegnata alla redazione dalla sua sorella Fatima Farkash. Leggetela e fate le relative conclusioni.

“Lo scrivo in ricordo della caduta del mio paese amato in seguito all’opera delle truppe della NATO che vi hanno seminato caos, sfacelo e dissidi tra i suoi abitanti. Dedico questo messaggio anche alla memoria limpida del mio marito, martire ed eroe Muammar Gheddafi e del mio caro figlio Asad Al-Jusur e a coloro che sono stati con loro il 20 ottobre 2011, quando le forze aeree della NATO hanno attaccato il corteo del capo dello Stato e poi hanno dato i loro corpi feriti in preda ai criminali che li hanno ammazzati ferocemente.

I misfatti di questi scellerati non sono compatibili con nessuna delle religioni e confessioni esistenti. In aggiunta a questo crimine ne hanno commesso un altro, ossia continuano tuttora a trattenere i corpi di questi matriri caduti. È un fatto mai visto nella storia dell’umainità.

Esigo che tutti i membri del Consiglio di sicurezza dell’ONU, l’Unione Europea e tutti coloro che hanno partecipato all’omicidio di questi martiri ed erano responsabili sia direttamente che anche indirettamente di questo terribile crimine svelino finalmente il luogo di sepoltura dei loro corpi e li consegnino ai parenti affinché gli stessi li possano seppellire degnamente.

Chiedo anche all’Unione Africana di avviare l’indagine più dettagliata sull’omicidio dell’eroico Muammar Gheddafi, fondatore di questa organizzazione, e di tutti coloro che sono stati uccisi insieme con egli nello stesso giorno.

Chiedo a tutte le organizzazioni internazionali per la difesa dei diritti dell’uomo di aiutarmi a mettermi in contatto con il mio figlio Saif Al-Islam che è isolato da tutti i membri della nostra famiglia dal momento del suo arresto. È infatti assolutamente innocente su tutti i punti delle accuse mosse nei suoi confronti. L’unico suo crimine è forse quello di aver avvertito allora il popolo libico sugli orrori vissuti adesso dalla Libia.

Saif Al-Islam era sempre preoccupato per il problema del rispetto dei diritti umani nel paese. Provvedeva al rilascio dalle carceri americane ed europee degli islamisti radicali e al ritorno dei medesimi alla vita normale. Alcuni degli stessi gli hanno dato la promessa riguardo le loro buone intenzioni, ma adesso chiedono invece la consegna a loro di Saif Al-Islam per giustiziarlo.

In occasione del secondo anniversario della morte di mio marito e figlio, dei loro compagni di lotta spero che la mia voce sarà sentita dalla comunità mondiale come la voce della moglie e della madre in esilio”.

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