Secondo il Dipartimento dell’Energia Usa, l’uranio presente negli oceani basterebbe per produrre energia per i prossimi 10 mila anni.

Ma come estrarlo? E, in tutti i casi, potrà mai essere sostenibile quanto le rinnovabili, che peraltro non necessitano di costi per il decommissioning e lo smaltimento delle scorie?

Il problema per gli scienziati è comunque l’estrazione. Parliamo di oltre 4 mld di tonnellate di uranio, ma al momento la sfida è quella di ottenerlo.

Così, il Dipartimento ha deciso di finanziare un progetto, coinvolgendo scienziati da laboratori e università degli Usa, e negli ultimi 5 anni sono state vagliate alcune soluzioni.

Già negli Anni Novanta del secolo scorso i giapponesi avevano tentato questa strada pensando a materiali assorbenti che potessero catturare nella loro superficie le molecole di uranio. Su questa stessa scia, gli scienziati Usa hanno lavorato su un materiale assorbente che potesse ridurre i costi di estrazioni da 3 a 4 volte.

E’ basato su fibre di polietilene intrecciate che presentano uno strato di amidossime. Queste attirano il diossido di uranio, che quindi si attacca alle fibre. Gli scienziati utilizzano poi un trattamento particolare per ottenerlo sotto forma di ioni, poi ancora lavorati per essere trasformati per alimentare le centrali nucleari.

I risultati del lavoro di questi scienziati, ingegneri ed economisti sono già stati pubblicati ad aprile su un numero speciale di “Industrial & Engineering Chemistry Research”, insieme alle idee degli scienziati giapponesi e cinesi.

Phillip Britt, dell’Oak Ridge National Laboratory, “per far sì che il nucleare resti una fonte sostenibile, anche dal punto di vista economico, e sicura, serve che ci sia l’uranio. E questo progetto svela il successo dei ricercatori di tutto il mondo che vogliono rendere gli oceani come fonte per un futuro energetico sicuro”.

E’ vero, questi materiali assorbenti abbattono i costi, ma si tratta comunque di procedimenti molto costosi. Non sarebbe più opportuno perseguire la vera svolta, quella verso le rinnovabili, investendo in progetti e infrastrutture destinate a fonti che la natura offre spontaneamente e generosamente a costo zero?

Anna Tita Gallo

FONTE: Greenbiz

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