Autore: Pietro Raitano

La normativa sugli appalti pubblici spinge al massimo ribasso. Le imprese risparmiano sui materiali e qualità e i rischi aumentano. Il caso di Povegliano

Ci sono sindaci che fanno a gara per tagliare nastri e assicurarsi elezioni e carriera.
Anna Maria Bigon è il sindaco di Povegliano Veronese, poco più di 7mila abitanti. Chi ne ha sentito parlare, sa che non è nota per aver inaugurato qualcosa. Se mai per aver demolito, raso al suolo.
Povegliano è una bella cittadina della provincia veneta.

I dossi che si incontrano servono a far rallentare le auto e a fare del paese un “centro commerciale naturale”, dove i clienti possano frequentare i negozi delle sue  strade, senza infilarsi in una di quelle colossali scatole di cemento che hanno infestato la zona. Da queste parti, terra ricca di sorgive, i progetti per shopping center non si contano. Il più grande d’Europa, il District Park, 4 milioni di metri cubi, nascerà non lontano da qui. E a poca distanza è stata individuato il sito per la “Motocity”, l’autodromo con annessi “servizi commerciali” che potrebbe stravolgere viabilità e vita.
Da queste parti, sono due i comuni non guidati dalla Lega. Su 98. Povegliano è uno dei due.
Anna Maria Bigon è un giovane sindaco, di mestiere fa l’avvocato. E questa è la sua storia. La sua giunta, esattamente quattro anni fa, approva un progetto preliminare di ampliamento della scuola elementare “Anna Frank”. L’opposizione vorrebbe un nuovo polo scolastico, ma la maggioranza opta per il recupero e il miglioramento dell’esistente, senza occupare nuovo suolo: un modo per risparmiare soldi e cementificare di meno.

La spesa prevista è di un milione e mezzo di euro per un edificio di due piani: 10 aule, 250 studenti in più rispetto ai 400 di oggi. Al bando di gara -nazionale, come prevede la legge- si presentano un centinaio di aziende. Alla fine vince la Case preziose srl, sede legale a Ravenna, sede operativa a Caserta. L’aggiudicazione avviene per “maggior ribasso”. Ovvero: la ditta preventiva una riduzione della spesa prevista dal Comune di circa il 14%. Nel 2008 iniziano i lavori. Poco dopo iniziano i problemi: il collaudatore incaricato di seguire i lavori nota delle imperfezioni in alcuni pilastri. I primi controlli sembrano infatti indicare che il calcestruzzo utilizzato non abbia le caratteristiche di resistenza previste dalla legge. Le carte però sono in regola: il cemento utilizzato è corretto perché i test effettuati sui “cubetti” di prova sono positivi. I lavori a norma di legge possono continuare.

La giunta però la pensa diversamente. Si tratta di una scuola, i crolli di San Giuliano di Puglia (27 bambini e un insegnante morti per il terremoto del 2002) e dell’Aquila sono un ricordo ancora troppo vivido. Per questo il sindaco sceglie di prendersi sino in fondo le proprie responsabilità di amministratrice.

Fa sospendere i lavori e incarica una ditta esterna di effettuare controlli più accurati sul calcestruzzo utilizzato. Sono accertamenti “non dovuti”, i cui esiti sono chiari: il cemento utilizzato è di scarsa qualità e non garantisce sicurezza all’edificio. Ulteriori indagini svelano che anche le fondamenta sono a rischio.

La ditta costruttrice addita il fornitore del calcestruzzo: si tratta della Meneghini srl, impresa di Carmignano di Brenta (Padova) che ha uno stabilimento non distante da Povegliano, a Nogarole Rocca.
L’edificio non può essere messo in sicurezza: nonostante le pressioni e gli attacchi dell’opposizione in consiglio, che lamenta questo “spreco”, l’amministrazione comunale decide di demolire la scuola, e per questo viene addirittura portata in tribunale dalla Meneghini srl che paventa un “danno d’immagine” in caso di abbattimento dell’edificio in costruzione. Gli esiti del processo (la sentenza è del giugno 2010) sono però chiari: le strutture portanti dell’edificio non corrispondono ai “requisiti di contratto” e pertanto la scelta del Comune di risolvere il contratto con la ditta appaltatrice, e di demolire la scuola, è conforme alla legge.  La data per l’abbattimento era già stata fissata, per la prima settimana di luglio. Un’inaugurazione al contrario che assume il sapore di una festa della legalità. Oggi la nuova ala della scuola “Anna Frank” è di nuovo in costruzione e i risarcimenti sono in arrivo. Nel frattempo, Case preziose srl è fallita, e il Comune ha sporto denuncia penale nei confronti di ignoti per quanto accaduto. Le normative sugli appalti e sui contratti pubblici rendono episodi come quelli di Povegliano più probabili di quel che si tema. Non in tutti i Comuni però si trovano sindaci così coraggiosi, o più semplicemente disposti a tirare dritto e spendere soldi, competenze, tempo e fatiche per tutelare la sicurezza dei propri concittadini.

All’epoca della gara d’appalto della scuola “Anna Frank”, la legge prevedeva -per importi superiori a 500mila euro- di indire una competizione nazionale. Ai Comuni era lasciata la facoltà di optare tra due tipi di gara: quella con “offerta economicamente più vantaggiosa” o “al maggior ribasso”.
La maggior parte dei comuni opta per la seconda tipologia: è più semplice da gestire e permette di indicare in tempi brevi la ditta che si è aggiudicata l’appalto. La prima invece prevede maggiori competenze, tempo e, soprattutto, spesso dà adito a contese e ricorsi delle ditte che hanno perso. Il ricorso al “maggior ribasso” però costringe le ditte appaltatrici a tagliare sui costi, ovvero sui materiali utilizzati e magari sulla manodopera. Oppure, poiché il margine è minore, a cavillare su tutto e chiedere di poter alzare i costi, ricorrendo alle cosiddette riserve.

I controlli spettano al Comune, “ma non sempre la struttura tecnica delle amministrazioni locali è in grado di fare verifiche accurate”, spiega Roberto Reggi, sindaco di Piacenza e vice presidente dell’Anci (Associazione nazionale comuni italiani), con delega a infrastrutture e protezione civile. “In questi ultimi anni le amministrazioni sono diventati più controllori che gestori dei lavori pubblici. Questo soprattutto a causa delle limitate risorse a disposizione. Ma i dipendenti sono pochi, spesso non hanno le competenze adatte. Gli uffici tecnici si sono progressivamente svuotati per mancanza di fondi”.
Rispetto alla vicenda di Povegliano, la legge ora è anche cambiata. Oggi è in vigore il nuovo codice dei contratti datato (il 163/2006), i cui regolamenti attuativi sono però stati pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale solo nel dicembre 2010, per entrare in vigore a giugno 2011.

Il principio del “massimo ribasso” è stato ampliato, abolendo il meccanismo di eliminazione automatica di ribassi “anomali”, che quindi vanno anch’essi verificati.
“Il numero di imprese che rispondono ai bandi è sempre più numeroso, e i ribassi sono sempre più elevati. Ci sono ditte che lavorano anche sottocosto pur di entrare in un mercato” spiega ancora Reggi. “Oggi si viaggia sempre attorno al 40-50% di ribasso. Il ruolo degli amministratori è sempre più appiattito sulla verifiche di queste anomalie. Questo vale di più per i piccoli Comuni, che non hanno le strutture di quelli più grandi. E per tutti valgono le misure del governo, che ha tagliato anche la possibilità di consulenze esterne”. Lo sanno anche a Povegliano, dove vorrebbero costruire anche un nuovo Centro diurno. Alla gare hanno partecipato in 32: alcune ditte hanno proposto ribassi anche del 47%. Nonostante il rischio di perdere i finanziamenti ottenuti, che sono legati anche ai tempi di realizzazione dell’opera, da sei mesi gli uffici lavorano senza sosta alla verifica delle offerte.
Così funziona nel paese dove la sicurezza dei cittadini viene prima della carriera politica.

Comportarsi da calcestruzzi
L’Italia è costellata di edifici realizzati con cemento “depotenziato”. Lo scrive Legambiente nel suo dossier “Cemento disarmato. Storie di un Paese a rischio crollo, tra sabbia e cemento (…più sabbia che cemento)” pubblicato nel luglio 2009. Il pretesto all’epoca fu l’ordine di sgombero dell’ospedale San Giovanni di Dio, lanciato dalla procura di Agrigento “per gravi carenze nella qualità del calcestruzzo utilizzato”: inaugurato nel 2004, dopo 20 anni di lavori, era costato 38 milioni di euro, e non poteva essere collaudato.

In realtà, scrive Legambiente, sono tantissime le storie di immobili pubblicie privati costruti come l’ospedale di Agrigento. “Dove il cemento truccato va forte è soprattutto la Sicilia” si legge nel rapporto, ma dalle inchieste siciliane emergono fatti che portano anche al sequestro (con facoltà d’suo dell’autostrada) di due lotti della A31 Valdastico, nel vicentino.
Un paragrafo speciale merita il terremoto in Abruzzo. Le indagini sono partite subito dopo il sisma con l’apertura di 200 fascicoli per disastro colposo e una lista di 70 costruttori: “Il caso simbolo è quello della casa dello studente, che ha causato la morte di otto ragazzi e che ha posto più di un interrogativo sulla consistenza della struttura”.
Legambiente elenca 19 immobili al vaglio della magistratura per calcestruzzo depotenziato.
Il dossier si può scaricare qui

Servizi al taglio
Con un bel regalo natalizio, il 9 dicembre 2010, il ministro dell’Interno ha determinato gli importi delle riduzioni dei trasferimenti erariali per l’anno 2011 a Province e Comuni con più di 5mila abitanti. Rispettivamente, del 23 e del 12 per cento rispetto all’anno precedente. Solo per la Lombardia, si tratta di 200 milioni di euro in meno.

Insieme ai “lacci” sulle spese imposti dal “patto di stabilità”, ai tagli ai ministeri e a quelli regionali anche la quarta fonte di finanziamento agli enti locali si riduce. E con essa, servizi e strutture per i cittadini. Che dovranno pagare di più asili, scuole, mense, trasporto pubblico.
“Ci sono poi tagli ‘mascherati’” spiega Pier Attilio Superti, Segretario Generale di Anci Lombardia. “Il risparmio derivante dalla riduzione del numero di consiglieri e assessori è stato sovrastimato, mentre sottostimate erano le entrate da Ici, e quindi bassi sono i rimborsi dopo la sua abolizione”.

Quarrata edificante
Si può pensare a un regolamento urbanistico equo e solidale. Senza punto di domanda: l’hanno tolto a Quarrata, in provincia di Pistoia, nel 2008. Allora, la giunta comunale guidata dal sindaco Sabrina Sergio Gori approvò un documento che ribaltava la logica dei piani di edificabilità. Non più un favore a possidenti alla ricerca di oneri di urbanizzazione, con conseguente cementificazione selvaggia e sottrazione di aree ai cittadini, ma un piano che garantiva interventi adeguati, rispetto del territorio e equa distribuzione delle risorse.

“Di solito funziona così -spiega l’assessore all’Urbanistica, Luca Gaggioli-: il Comune individua un’area e la rende edificabilie Il proprietario è come se vincesse una lotteria: all’improvviso si trova seduto su una montagna di soldi, che vende a caro prezzo a un costruttore, godendosi così una rendita. Questo, per ripagarsi dell’investimento, cementifica il più possibile, magari con immobili di scarsa qualità, dimenticando ogni vantaggio sociale e trasferendo il costo su chi acquista. Alla collettività vanno solo le briciole, ovveri gli oneri di urbanizzazione”.

A Quarrata il meccanismo oggi è diverso, e per la prima volta è stato sperimentato, a fine 2010. “Abbiamo deciso di edificare 25mila metri quadri. Non abbiamo indicato un’area, ma messo in competizione 24 aree differenti -nessuna agricola-, per altrettanti proprietari. Questi dovranno mantenere i prezzi bassi, se vorranno attirare un costruttore disposto a investire. Vince il progetto che ha una maggiore valenza sociale, quello che prevede spazi e servizi comuni, aree verdi, e così via, in funzione di quanto abbiamo stabilito nelle norme del regolamento urbanistico”.  Le critiche a questa impostazione -“vedrete, non parteciperà nessuno, ci dicevano”- sono state smentite dai fatti: allo scadere del bando, il 22 dicembre, sono arrivate le buste di 16 progetti per altrettante aree. Le buste sono state aperte il 18 gennaio e a breve sapremo quale progetto ha vinto. Per info: l.gaggioli@comune.quarrata.pt.it
 


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