Di Daniele Di Luciano

Mi è capitato di leggere quest’articolo di Gianni Lannes: Abruzzo: dighe a rischio crollo e mi sono un pochino spaventato. Considerando che molti siti hanno riportato l’articolo, sembrerebbe che anche altri lettori abbiano avuto la mia stessa reazione.

L’articolo porta la data del 28 marzo 2012 e la frase che più mi ha sconvolto è questa:

In una lettera inviata alla Protezione Civile da Francesco Iadevaia,  direttore generale del Ministero Infrastrutture si legge: «Gli esperti della Commissione (Nazionale Grandi Rischi della Protezione Civile, ndr) hanno evidenziato che la sequenza sismica registrata negli ultimi giorni mostra l‘attivazione della  faglia che lambisce il lago di Campotosto a profondità comprese tra 5 e 10 chilometri, assegnando ad esse una potenziale magnitudo compresa tra 6 e 7»

Mi sono spaventato perché il lago di Campotosto è un grosso lago artificiale situato a 1300 metri sul livello del mare.

I 1400 ettari del lago sono arginati da tre vecchie dighe. L’articolo riporta anche una lettera del 2006 scritta dall’allora presidente della provincia di Teramo, Ernino D’Agostino:

Il pericolo connesso ad un cedimento della diga avrebbe ripercussioni esclusivamente sul territorio della provincia di Teramo ed in particolare lungo la vallata del fiume Vomano su cui si attestano numerosi abitati.

Praticamente un cedimento della diga farebbe confluire tutto questo popò di lago nel limitrofo fiume Vomano…

…e 200 milioni di metri cubi di acqua travolgerebbero mezza provincia di Teramo prima di riversarsi nell’Adriatico all’altezza di Roseto degli Abruzzi.

Effettivamente c’è una faglia che lambisce il lago…

Gli “esperti” dell’Enel (perché il lago è stato costruito per la centrale elettrica) e i funzionari del Registro Italiano Dighe non si mostrano preoccupati e tranquillizzano la popolazione.
Magari avranno ragione ma come possiamo fidarci degli “esperti” dopo ciò che è successo a L’Aquila e dopo le intercettazioni telefoniche di Bertolaso?

Ringrazio il giornalista Gianni Lannes per aver riportato all’attenzione pubblica questa minaccia, sperando che, in questo modo, chi deve tutelare i cittadini italiani da eventuali catastrofi, sia spronato a fare il proprio lavoro, non nell’interesse della multinazionale di turno o di qualche potere forte, ma nell’interesse di migliaia di famiglie – come la mia – che vivono lungo il corso del fiume Vomano.

Non voglio creare allarmismo e infatti ci tengo a riportare quello che ho scoperto facendo una piccola ricerca in rete: il recente articolo di Gianni Lannes è, per così dire, “ispirato” ad un articolo più datato dello stesso giornalista. Come potete leggere qui, l’articolo originale risale al 14 maggio 2009:

In una lettera inviata dopo il terremoto alla Protezione Civile dall’ingegnere Francesco Iadevaia, direttore generale del Ministero Infrastrutture, si legge: «Gli esperti della Commissione (Nazionale Grandi Rischi, ndr) hanno evidenziato che la sequenza sismica registrata negli ultimi giornimostra l’attivazione della faglia che lambisce il lago di Campotosto a profondità comprese tra 5 e 10 chilometri, assegnando ad esse una potenziale magnitudo compresa tra 6 e 7»

E’ evidente che la faglia che lambisce il lago non si è attivata in questi ultimi giorni ma nei giorni in cui si sono verificati i terremoti del 2009 a L’Aquila.

Ora: il Lannes, forse per attualizzare il suo articolo, sarà stato pure poco chiaro ma possibile che dal 2009 ad oggi nessuno abbia ancora dato delle risposte certe ai geologi che evidenziano la possibilità di una nuova catastrofe?

Cosa stiamo aspettando, il nuovo sacrificio propiziatorio per l’ingresso nell’era dell’Acquario?

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