di Gianni Tirelli

“Se sottraessimo dal PIL, tutta la “ricchezza” prodotta dalla criminalità, dall’illegalità, dal degrado ambientale e, relativa al consumo, di beni superflui, lo stesso si azzererebbe, e il pianeta forse, potrebbe farcela”

Di puttanate pubblicitarie, che con arroganza e prepotenza, interrompono i programmi televisivi, se ne sentono a migliaia: “Questo prodotto ti cambia la vita – un altro ti da il successo – buone come le cose di una volta – ricrescita immediata dei capelli – ti riempie le rughe – snellisci dormendo – più giovane in poche settimane o sarai risarcito – una nuova pillola per la felicità , un’altra per l’erezione – una per dormire – due per sognare – un’altra per cagare – tre per volare – e tutte, per l’immortalità.”
Diete, porcate, menzogne, imbrogli, attentati alla salute pubblica, rappresentano i soggetti di quell’infinita lista di futuri rifiuti da discarica, frutto di crimini, volgarità, violazioni e illegalità. Chi permette tutto questo? La libertà o la licenza? La verità o la mistificazione? La democrazia o un regime mediatico?

La società dei consumi è una pura follia, e ciò che viene definito, “il mercato”, in natura non esiste. E’ solo una costruzione giuridica, una mera invenzione.
In quale singolare e curioso posto dell’universo, può mai esistere una società che basa la sua sopravvivenza sul consumismo sistematico di beni effimeri? Azzarderei col dire, nell’antimateria.
È evidente la folle incongruenza di una tale logica che, nell’ossimoro, “più spendo e più guadagno”, incarna il germe malefico del relativismo. Se sottraessimo dal PIL, tutta la “ricchezza” prodotta dalla criminalità, dall’illegalità, dal degrado ambientale e, relativa al consumo, di beni superflui, lo stesso si azzererebbe, e il pianeta forse, potrebbe farcela.

 

La politica, dovrebbe avere una funzione di garanzia e, in veste di controllore, intervenire in maniera pragmatica qualora, le regole di mercato, venissero eluse e aggirate. Ma se la politica portasse un qualche vantaggio alla comunità, la stessa non esisterebbe. Il Sistema va spento, o non ne usciremo vivi!
In casa mia si parlava di risparmio, e non c’era posto per cose inutili e voluttuarie, ma necessarie e durevoli, educandoci in questo modo, a sapere distinguere le une dalle altre.
Poveri cittadini, confusi, raggirati, manipolati, spolpati, da un liberismo perverso e demente! Il Sistema Propaganda, si fa paladino del positivismo, e ci invita a consumare e consumare ancora, per non interrompere quel fiume di denaro, che con una continuità stupefacente, riempie da mezzo secolo, gli stomaci famelici di imprenditori analfabeti e senza scrupoli. Se il cittadino risparmia, non consuma! Le aziende, quindi, non hanno più ragione di pubblicizzare la loro mercanzia e le Big Company, devono chiudere bottega.

“La finta espressività dello slogan é così la punta massima della nuova lingua tecnica che sostituisce la lingua umanistica – essa è il simbolo della via linguistica del futuro, cioè, di un mondo inespressivo, senza particolarismi e diversità di culture, perfettamente omologato e acculturato. Di un mondo che a noi, ultimi depositari di una visione molteplice, magmatica, religiosa e razionale della vita, appare come un mondo di morte.” – Pasolini –

Fonte: http://www.oltrelacoltre.com/?p=12173

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