Giovedì 15 ottobre 1987, è un sabato pomeriggio e a Ouagadougou la capitale dello stato che da soli 4 anni si chiama Burkina Faso, la terra degli uomini integri, è tutto pronto per la sessione straordinaria del Consiglio Nazionale della rivoluzione. Un corteo di Renault nere sta viaggiando in direzione del palazzo dove ha luogo l’incontro, nella prima periferia della capitale. Su una delle macchine viaggia Thomas Sankara, 38 anni e Presidente del Paese. Indossa la divisa militare e il basco amaranto che lo contraddistinguono, è il Che Guevara d’Africa, ancora non sa di esserlo, ma questo è l’epiteto che gli avrebbe conferito la storiografia poche ore dopo quel viaggio in macchina.

Le vetture sono in fila indiana, prendono una via che conduce all’ingresso del palazzo ma ecco che dietro a degli arbusti c’è un gruppo di uomini che tolgono le sicure ai kalashnikov e alle granate e ricevono il segnale di passare all’azione.

Nell’unico posto in cui era possibile fare un’imboscata questa avviene. Miliziani armati lanciano una bomba a mano contro una macchina e poi aprono il fuoco con gli Ak 47. Muore Thomas Sankara e con lui 12 ufficiali. L’azione è ordita e condotta da Blaise Compaoré, amico e compagno d’armi del Presidente. Il golpe va a buon fine, Compaoré rimane al potere dall’87 sino al 2014 quando il Paese insorge e il Burkina Faso vive per quasi 30 anni una dittatura totalizzante e una profonda crisi che ancor oggi prosegue.

E Sankara? Il capitano icona del panafricanismo e di un’Africa indipendente, qual è stata la sua sorte? È morto, si, la verità su chi abbia ordito quella strage e su quali Paese fossero dietro l’omicidio di Sankara, ancora oggi ufficialmente non è emersa, ma in ogni caso il desiderio dei golpisti di far scomparire per sempre il rivoluzionario africano ha ottenuto l’effetto opposto. L’icona dell’uomo che voleva cambiare l’Africa, renderla libera e il lirismo delle sue parole, con l’assassinio, hanno ricevuto invece continuità perpetua. Il suo volto e le sue parole pronunciate durante il suo mandato presidenziale sono state di nuovo portati in piazza durante la rivoluzione burkinabé del 2014 e oggi, una notizia sta infiammando non solo il Burkina Faso ma tutta l’Africa. E’ stato infatti presentato il progetto di costruzione del memoriale di Thomas Sankara.

L’idea di costruire un mausoleo per il padre del Burkina Faso è stata resa pubblica dal ministro della cultura Tahirou Barry e tutta la società civile l’ha accolta con trepidazione ed entusiasmo. Il luogo dove dovrebbe sorgere il memoriale è lo stesso luogo dove avvenne l’imboscata il 15 ottobre di 29 anni fa, ma se da un lato c’è dell’entusiasmo e il desiderio di proteggere storia e ideali, donandogli un luogo di memoria, riposo e riflessione, allo stesso tempo però non sono mancate le polemiche.

A opporsi all’intervento del governo sono stati però proprio i più strenui sostenitori del pensiero di Sankara e custodi del suo ideale. Contrari all’idea, primi tra tutti, sono stati il biografo ufficiale Bruno Jaffré e il gruppo che dirige il sito internazionale ThomasSankara.net che in un comunicato hanno fatto sapere cherifiutano qualsiasi forma di collaborazione con il governo di Ouagadougou fino a quando questo non farà luce sull’omicidio dell’ex presidente e si attiverà perché venga fatta giustizia.

Il progetto del mausoleo verrà comunque presentato ufficialmente il 2 ottobre ma intanto, la memoria di Sankara, con o senza mausoleo, continua ad infiammare il continente, come aveva dimostrato un sondaggio di inizio anno che rivelava come il rivoluzionario burkinabé fosse oggi il personaggio più amato dai giovani d’Africa.

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