Da oltrelacoltre

di Gianni Tirelli

Le inette, pavide e rammollite società liberiste occidentali, incancrenite e imbrigliate fra le nodosità di una burocrazia carceraria e di una politica fallimentare che a piegato ogni ragione sociale agli interessi particolari del potere economico, sono destinate (a breve) a soccombere di fronte all’invasione delle popolazioni dei paesi più poveri: individui mobili, forti, ben differenziati, volenterosi, sani, passionali e pronti a ogni tipo di difficoltà e di sacrificio.

Noi, che dovremmo essere api e formiche, ci siamo ridotti a cicale e termiti. Questa condizione, protratta nel tempo, è trasfigurata in una vera e propria patologia incurabile, cronica e degenerativa, assente da ogni possibile cura o terapia, che non sia l’azzeramento dell’uomo moderno relativista.
Anche l’essere umano, al pari di tutte le altre forme di vita, caratterizza la sua originaria natura su un elemento principe e fondamentale che è alla base di ogni sua funzione: il movimento fisico. Il movimento costante e metodico del corpo, ha una funzione rigenerante, catartica ed equilibrante, atta all’espulsione e alla sintesi di tutte quelle scorie e tossine organiche e psicologiche che il nostro metabolismo produce quotidianamente.
Stitichezza, mal di testa, dolori articolari, stanchezza, problemi digestivi, tumori, patologie del sistema nervoso e della psiche, non sono che gli effetti collaterali e le conseguenze logiche di un’immobilità cronica e sistematica, che hanno trasformato l’individuo moderno in un invalido, paradigma di un’esistenza svuotata da ogni volontà, intraprendenza, personalismo e slancio rivoluzionario.
La cura farmacologica, poi, é una ulteriore mazzata alle già precarie condizioni di questo singolare “soggetto” che, oltre al rischio di assuefazione, dovrà pagare gli effetti devastanti delle sue controindicazioni.
L’omologazione al ribasso, della dignità umana, è il risultato indotto dell’inattività fisica e della supina accettazione del dogma liberista. Quelle che oggi sono definite le “COMODITA’” e che, diversamente dai propositi, si sono rivelate come l’inedita schiavitù di un inferno quotidiano, hanno drasticamente e drammaticamente azzerato la soglia di sopportazione del “dolore” e tradotto ogni atto e pensiero, in dipendenza e inettitudine morale, terreno di cultura del vizio, dell’ozio e della perversione.

In verità, la fatica fisica, applicata ai bisogni primari ed essenziali dell’uomo, ha l’originaria funzione di produrre gioia, appagamento, salute e, concorre all’interazione creativa con il resto del mondo e delle sue ragioni, generando conoscenza e spiritualità. Ogni problema di natura psicologica e neurologica, non può accampare alcun diritto nell’ambito dell’attività dell’individuo mobile, essendo lo stesso, per sua natura, repellente, impermeabile e incompatibile con intromissioni di natura psicotica.
Lo scollamento dalla natura, sommato all’infiacchimento deresponsabilizzante innescato dal processo industriale liberista, hanno prodotto quello che è, oggi, l’uomo immobile; una larva molle e viscida, priva e privata da ogni capacità reattiva, consapevolezza e senso della realtà.
Questa condizione, per stingente logica conseguenza, ha prodotto, inoltre, un individuo incapace di veri sentimenti, costringendolo ad uno stato di dissociazione perenne e alterando/annullando ogni confine fra la follia e la realtà.
Del resto, anche la qualità e la forza delle emozioni sono il risultato di impegno, di consapevolezza e discernimento e, tutte, fanno capo a quell’impulso rigeneratore e rivoluzionario che trasforma l’uomo in credente, l’immobilità in azione e pacifica ogni male: la Volontà.

Se non fossimo il paese stupido che siamo e, diversamente da quel sudiciume politico, deforme e xenofobo che, strumentalmente, allerta la cittadinanza da una imminente e apocalittica migrazione biblica nord-africana, sapremmo cogliere questa circostanza, come un’opportunità. La nostra è una nazione di vecchi rimbambiti e di tanti giovani fannulloni (retoriche eccezioni a parte) che pianificano la loro vita di fronte a beceri programmi televisivi di intrattenimento, la cui portata diseducatrice e destabilizzante, è totale.

Comunque sia, e da qualsiasi lato la si voglia vedere, le nostre società occidentali (Italia in primis) dovranno pagare il prezzo del loro immobilismo, inadeguatezza e presunzione.

Siamo individui spenti, indolenti, incapaci di interpretare gli avvenimenti, la storia e, quindi, i possibili vantaggi di alcune circostanze che, a priori, abbiamo già giudicato negativamente; impegnati, come sempre siamo, nascosti dietro le barricate della nostra stupidità, a difendere le ragioni di una coscienza ammaestrata e i miserabili interessi di un’esistenza relativa, avulsa da ogni concetto di umana solidarietà e vantaggio morale.

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