Di Roberto Duria

Negli anni settanta c’erano “i pretori d’assalto”, il più famoso dei quali è senz’altro Gianfranco Amendola (1), che scrisse “In nome del popolo inquinato”, ma potrei citare anche altri suoi colleghi meno conosciuti come Mario Almerighi (2), che svelò gli intrighi e la corruzione delle industrie petrolifere e dei partiti della crisi energetica del ’73. Oppure Davide Montini Trotti [1], che salvò le mura medievali di Padova dalla speculazione edilizia. Alcuni di loro, come l’ultimo citato, oltre a sviluppare una coscienza ecologica, si mostrarono anche tendenzialmente animalisti, emettendo numerose sentenze contro il bracconaggio. Non sempre i loro intenti andavano a buon fine, giacché mi risulta che un certo pretore Lo Sapio stava indagando sull’aucupio, volgarmente conosciuto come uccellagione, ma i suoi superiori lo fecero trasferire, soluzione incruenta ma determinante quando si vuol far cessare un preciso lavoro d’indagine inviso a caste o agli amici degli amici. In quest’ultimo caso, all’inizio degli anni ottanta, lo stesso presidente della giunta regionale del Friuli Venezia Giulia, Antonio Comelli (giunta che promulgava annualmente il decreto sulle catture degli uccelli), era un uccellatore praticante e qualsiasi interferenza un qualunque giovane pretore volesse implementare era facilmente neutralizzabile. Non c’erano ostacoli per il presidente della giunta regionale.

Il proverbio dice: “Cane non mangia cane” e una mano lava l’altra. Se c’è una cosa che i potenti si premurano di ottenere appena raggiungono posti pubblici di responsabilità, è un’iscrizione alla locale loggia massonica, che porta gli iscritti ad aiutarsi l’un l’altro e a praticare gli stessi riti o svaghi. In questo senso, la caccia o, in Friuli, l’uccellagione, possono essere considerate un passatempo per nobili, aristocratici o semplici parvenu. Il ritardo con cui vengono messi in esecuzione i referendum sulla caccia, come succede in Piemonte (3), o il furto delle firme referendarie avvenuto all’interno degli uffici delle Regione, come avvenuto in Lombardia, fanno capire che i privilegi dei ricchi massoni non si toccano e che la democrazia è solo morfina per narcotizzare la popolazione.

Quando si vuole inficiare una legge che potrebbe recare danno a qualche lobby, se ne rimanda l’applicazione alle calende greche o si pongono date di scadenza lontanissime nel tempo. E’ ciò che sta avvenendo con il divieto di vivisezione per i cosmetici o per quello degli allevamenti di galline in batteria (4) e se per il referendum in Piemonte sono passati 24 anni dalla consegna delle firme, per l’applicazione del divieto degli allevamenti intensivi ne sono passati dodici e ancora non tutti i paesi della comunità europea si sono messi a norma.

Il successo o meno di un’azione giudiziaria promossa da un magistrato si valuta dai calli che va a pestare. Se si tratta di caccia e uccellagione, dietro ci sono le industrie armiere e un procuratore che volesse andare a fondo in certi loschi traffici, per esempio di fauna protetta, finirebbe per andare a sbattere contro un muro di gomma, ma se dietro non ci sono corporazioni, potrebbe anche avere successo.

Singoli episodi, staccati da un più ampio contesto, che non vanno a pestare i calli a grossi interessi economici, possono andare a buon fine, e il giudice ci fa anche la sua bella figura. E’ quanto successo in Gran Bretagna, dove, in un contesto sociale tendenzialmente zoofilo, non poteva non venire accolta favorevolmente la decisione del giudice che ha condannato a quattro mesi di prigione quattro cacciatori (5), rei di aver sadicamente permesso ai loro cani di sbranare alcuni tassi.

Da quel che so, la caccia al tasso, come anche alla lontra, rientra nel novero delle cacce tradizionali inglesi, ma mentre la lontra è sicuramente una specie protetta, del tasso, che non corre pericolo d’estinzione, non sono del tutto sicuro che sia selvaggina vietata. Sembrerebbe di sì, a giudicare dall’articolo, ma è più verosimile che il giudice abbia emesso una sentenza di condanna per lo spettacolo violento che i cani degli imputati hanno dato, piuttosto che per l’uccisione in sé del goffo mustelide (6).
Il più delle volte, come si evince dalle legislazioni di tutto il mondo occidentale, si protegge l’impressionabilità di chi guarda che non la violenza intrinseca subita dagli animali.

Nell’altro caso che mi piace ricordare non viene sanzionata un’azione riprovevole, ma un’omissione, dal momento che anche per il catechismo della Chiesa cattolica, i peccati si possono compiere mediante “pensieri, opere ed omissioni”. E il regolamento dell’ospedale di Varese non permette ai pazienti di godere della compagnia dei propri animali domestici, nonostante la pet therapy (7) sia già ampiamente conosciuta e praticata in molte strutture ospedaliere.

Nello stesso modo in cui i cani non entrano in chiesa e nei negozi di alimentari, in base a un diffuso pregiudizio specista, normalmente non possono entrare neanche negli ospedali, che non prevedono la possibilità che un cane o un gatto possano essere membri della famiglia umana. Nella fattispecie della persona ammalata.

La donna ricoverata ha dato mandato al suo avvocato di fare ricorso alla magistratura e ha avuto la fortuna di trovare un giudice che le ha dato ragione (8), imponendo all’ospedale di lasciar entrare il suo cane.

Può darsi, però, che tale intervento sia stato considerato sconveniente, nell’ambiente giudiziario, e in un’ottica più ampia è di sicuro da considerarsi imprudente, giacché apre la strada a un’infinità di sentenze analoghe. Non solo altri pazienti potrebbero reclamare la presenza dei loro beniamini nelle corsie d’ospedale, ma anche altri interessati potrebbero avanzare la stessa pretesa in luoghi come le carceri, le scuole o gli uffici pubblici. In Austria, per esempio, è già possibile portarsi al lavoro il proprio animale domestico.

In entrambi i casi, sia il giudice che ha punito i quattro cacciatori sadici, sia quello che ha obbligato il direttore sanitario a derogare dai regolamenti, hanno fatto quella che si chiama giurisprudenza, ma se per i sudditi di sua maestà la regina Elisabetta non c’è nulla di cui stupirsi, per i sudditi di sua maestà l’Oligarchia Vaticana è stata un po’ una sorpresa, ma siccome l’antropocentrismo della Chiesa si sta grazie a Dio lentamente sgretolando, di sorprese di questo genere ce ne dobbiamo aspettare sempre di più, in Italia.

E questo è un bene perché, se poi alla fine, a decidere, saranno sempre i padroni occulti del mondo, nell’immediato non ci fa male imparare un po’ d’umiltà biocentrica, da quei magistrati leggermente più illuminati degli altri.

Non sappiamo quando verrà definitivamente instaurato il Nuovo Ordine Mondiale. Potrebbero volerci degli anni ma, nel frattempo, una qualche evoluzione dei costumi, su piccola scala, ad opera di pochi giudici che fanno giurisprudenza con le loro sentenze, non potrà che recare vantaggio alla società e, in particolare, agli animali che, da vivi o da morti, ne sono inconsapevoli protagonisti.

Links:

(1) http://it.wikipedia.org/wiki/Gianfranco_Amendola

(2) http://www.macrolibrarsi.it/libri/__petrolio-e-politica.php

(3) http://www.beppegrillo.it/2012/01/loro_sono_loro_e_noi_non_siamo_un_cazzo.html#amico

(4) http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/13/galline-ovaiole-bruxelles-mette-fuorilegge-allevamenti-intensivi-italia-norma/183094/

(5)  http://www.leggo.it/articolo.php?id=157617

(6) http://it.wikipedia.org/wiki/Meles_meles

(7) http://it.wikipedia.org/wiki/Pet_therapy

(8) http://www.julienews.it/notizia/cronaca/giudice-dice-si-al-cane-in-clinica-per-visitare-la-padrona/98189_cronaca_2_1.html

Note:

[1] Universi, marzo 2011, pag. 3

Fonte: http://freeanimals-freeanimals.blogspot.com/

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