I bond Piigs sembrano vivere una fase magica sui mercati, con i rendimenti all’asta in Grecia crollati sotto le attese e per i BoT a un anno sono scesi al minimo storico. Perché tutto questo miglioramento?

Giornata da incorniciare per il Sud Europa. Oggi è stato il gran giorno del ritorno della Grecia sui mercati finanziari con l’emissione di un bond a medio-lunga scadenza (quinquennale), dopo quattro anni di assenza. Che l’esito sarebbe stato positivo era fuori dubbio, altrimenti il governo di Atene non avrebbe nemmeno lontanamente corso il rischio, ma forse nessuno immaginava il risultato all’asta: dai 2,5 miliardi di euro previsti come offerta, si è saliti a 3 miliardi e le richieste degli investitori istituzionali (gli unici, in prima battuta, a potere acquistare il bond) hanno ammontato a 20 miliardi di euro, 6,7 volte in più. Il successo è stato di tali proporzioni, che contro un’attesa di un rendimento medio lordo tra il 5% e il 5,25%, il tasso è sceso al 4,95%, ossia sotto la soglia psicologica del 5%.

APPROFONDISCI – Bond Piigs in festa, ma la ripresa non c’è e la disoccupazione è ai massimi

Ma non era solo la Grecia a doversi rifinanziare stamane sui mercati. L’Italia lo ha fatto con l’emissione di BoT a un anno per 7,5 miliardi di euro. Il rendimento lordo esitato è stato dello 0,589%, il nuovo minimo storico assoluto, aggiornando così il precedente record minimo dello 0,592% del mese scorso. Le richieste sono state per 10,2 miliardi.

Nel frattempo, lo spread BTp-Bund è a 163 punti base sulla scadenza a 10 anni, con i BTp decennali a rendere il 3,16%. Per la stessa scadenza, i titoli lusitani rendono ormai sotto il 4% e quelli in Grecia intorno al 6%. Meglio ancora fanno i titoli irlandesi al 3%, cioè più bassi dell’Italia.

Sembrano cronache dal Bengodi, invece, i Piigs, come sono stati ironicamente definiti i paesi con problemi di debito nell’Eurozona, non sembrano essere usciti del tutto dalla crisi, anche se certamente dalla fase più acuta.

Le ragioni del boom bond Piigs

Ma sui mercati c’è tantissima carta, che in qualche modo deve essere impiegata. Chi meglio dei titoli di stato periferici dell’Eurozona, che offrono rendimenti ancora allettanti, nonostante sembra essere stato scongiurato il pericolo di una rottura dell’euro? Il super-euro sta facendo il resto. Con la previsione che il cambio possa apprezzarsi ancora di più contro le altre valute, gli investitori fuori dall’Eurozona hanno tutta la convenienza ad investirvi in titoli.

Difficile prevedere se questo trend magico si protrarrà e per quanto tempo. Gli analisti non intravedono all’orizzonte nuove tensioni. In realtà, qualche scossone potrebbe arrivare a fine maggio, quando i mercati “scopriranno” quanto impopolare sia l’euro e l’Europa con le elezioni del 25 del mese.

Quanto all’altra possibile fonte di tensioni sui mercati – la svolta monetaria della Federal Reserve – con la pubblicazione delle minute di oggi dell’ultimo board sembra allontanarsi il momento in cui arriverà il rialzo dei tassi Fed. Insomma, che l’economia dell’Eurozona sia in stato comatoso continuerà ad importare poco e niente. La festa dei bond europei può proseguire.

di Giuseppe Timpone

 

Commenta su Facebook