Adesso che le fanfare della propaganda hanno smesso di suonare si può ragionare e capire se la scoperta dell’enorme giacimento di gas davanti alle coste dell’Egitto sia una buona notizia per l’Italia. Per farlo bisogna sapere che quel gas non sarà italiano, se non in minima parte. L’Italia dovrà comprarlo, così come tutti gli altri Paesi, perché quel giacimento sarà egiziano. Eni, bisogna ricordarlo ai più distratti che già sventolano con orgoglio il tricolore, non è più un’azienda di Stato e nemmeno appartiene ad azionisti italiani: il 60% del suo azionariato è infatti detenuto in mani estere.

Inoltre, il giacimento non è poi così gigantesco così come sbandierato: la stima – ammesso che sia corretta – parla di 850 miliardi di metri cubi di gas che rappresentano appena lo 0,4% delle riserve mondiali, valutate da British Petrol in 187.000 miliardi di metri cubi. Cosa c’è dunque da festeggiare? Tutti i resoconti della propaganda di tv e giornali italiani sembrano essere oleati dal committente: le tante pubblicità che Eni fa sui media vanno ripagate in vari modi. Uno di questi è quello di riportare acriticamente questa scoperta come uno straordinario successo della ricerca, come una svolta nella nostra politica energetica e nello scacchiere geopolitico mediorientale.

Questa notizia è, piuttosto, nebbia per gli occhi dei cittadini, un gioco di prestigio che camuffa la realtà e cioè l’inevitabile esaurimento degli idrocarburi. Anche se l’Eni potesse utilizzare tutto il giacimento trovato in Egitto – cosa che non potrà avvenire – si sarebbe solo rinviato il problema di qualche anno. Ai consumi attuali il petrolio e il gas si esauriranno presto e non è merce che si può clonare.

Quanti anni di ricerche fallimentari, quanti pozzi aperti e poi abbandonati, quanti danni all’ambiente sono stati fatti per arrivare a questa scoperta? Se invece l’Eni avesse investito in ricerca sulle energie rinnovabili, l’Italia avrebbe già raggiunto l’indipendenza energetica grazie al sole, al vento, alle maree, alla geotermia. Invece questa scoperta servirà solo a dar fiato a quanti vogliono continuare a trivellare il mar Mediterraneo e l’Adriatico, senza alcuna attenzione verso le inevitabili conseguenze per l’ambiente, gli animali, la salute delle persone, la pesca e il turismo. E’ urgente che l’Eni cambi politica industriale.

Le conseguenze ambientali ed energetiche non sono le uniche che vanno considerate. Più in generale, non bisogna dimenticare quelle economiche e sociali che il modello di sviluppo dello sfruttamento dei combustibili fossili ha finora creato nei Paesi più poveri. Lo sviluppo di quelle zone viene frenato, infatti, dall’avidità delle multinazionali che ne corrompono i dirigenti. Insieme, lobby e governi fantocci sfruttano le risorse disponibili senza che le popolazioni ne abbiano vantaggio, producendo solo miseria e rancore verso l’Occidente. Ecco come nascono le migrazioni selvagge e disordinate.
E questa non è propaganda, ma cronaca.

Fonte: http://www.beppegrillo.it/movimento/parlamentoeuropeo/2015/09/tutta-la-verita-sul-1.html

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