Me ne stavo andando su un marciapiede in città, quando intercetto non volendo una chiacchiera tra due signore: «…E quindi mi ha detto che le analisi andavano bene, mi ha fatto un po’ di controlli e dopo tre quarti d’ora avevo già finito»…

E l’altra: «Ah, meno male. Certo, ha fatto presto! Bisognerebbe che anch’io facessi un po’ di controlli… quanto ti prende a visita?. «Trecento euro». «Accipicchia! Mi sembra un po’ troppo. Io non c’andrei… ma comunque fa bene, finché c’è chi glieli dà, fa bene!».

Cammino per qualche metro per la mia strada, incurante di tutto ciò. Poi, d’improvviso, mi sorge un pensiero dallo stomaco, e mi fermo. No, non fa bene a chiedere trecento euro per una visita: quel dottore sbaglia, è bene dirselo. Non è eticamente giusto chiedere quella cifra per una visita: da un punto di vista opportunistico è perfettamente coerente, ma da quello etico no. E io da un dottore mi aspetto etica (e non solo da lui), perché sta lavorando per la mia salute.

Da italiano, mi sono rotto le scatole di sentire giustificato qualunque comportamento egoistico come perfettamente tollerabile. Penso che sia solo un atteggiamento solidale fra italiani (e non) l’unica ancora di salvezza in questa catastrofe triviale che è la nostra società. Occorre esercitarsi a grattar via dalla nostra pelle quel marcio incrostato che è l’abitudine all’approfittarsi, al farsi gli affari propri in ogni modo e più lucrativamente possibile, alla mancanza di scrupoli.

È un po’ come il pregare: è un esercizio all’introspezione, al dialogo spirituale, al concedersi del tempo per se stessi, per la propria crescita, per il proprio benessere, quello vero. Quanto quel dottore starebbe meglio, quel giorno che invece di intascare (magari esentasse) mille e duecento euro per quattro visite in mezza giornata, ne chiedesse cinquanta a visita (cioè molti) ritrovandosi davanti facce soddisfatte e grate, invece che contrite e tristi, perché forse un terzo del loro stipendio se lo sono «giocato» in nemmeno un’oretta? Certamente questo dottore è solo un esempio: il suo comportamento è perfettamente rintracciabile in modalità, qualità e quantità diverse anche in molti di noi.

Un atteggiamento più leggero e meno attento al tornaconto in denari, sono convinto ci porterebbe ad un tornaconto in qualità di vita sicuramente più vantaggioso. In lontananza, mentre scrivo queste ultime righe, le campane suonano a festa e mi sembra che approvino con un sorriso.

Lettera di Fabio Artigiani

Articolo tratto dalla rubrica “Terra Nuova dei Lettori” pubblicato su Terra Nuova – Novembre 2011 disponibile anche come eBook.

Dalla rivista: TERRA NUOVA

Link all’articolo: http://www.aamterranuova.it/article6403.htm

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