(docente di Sociologia dello Sviluppo Economico presso l’Università D’Annunzio di Chieti-Pescara)Finalmente un docente universitario che denuncia il fallimentare sistema monetario basato sul debito. Finalmente un docente universitario che indica quali veri autori e dittatori ( nel senso che dettano ) delle politiche monetarie degli stati il sistema delle banche centrali. E’ da apprezzare che in ambito accademico si stiano facendo seminari sugli aspetti sociologici delle tesi di Giacinto Auriti come soluzioni per ripensare l’intero sistema socio-economico. I benefìci immediati darebbero nuova linfa e nuovo impulso alle economie familiari ed imprenditoriali, nonchè permetterebbero agli stati di emettere moneta sovrana senza alcuna garanzia di titoli di stato, né riserve auree, né debito per interessi. La quantità monetaria sarebbe misurata sull’effettivo valore dei beni e servizi prodotti dalla comunità. Certamente una rivoluzione sociale del genere non potrebbe essere realizzata tanto facilmente per via di quella consuetudine secolare che ha inculcato nelle menti del popolo che la moneta è delle banche. Un dolo in questa concezione di emissione monetaria del quale sono responsabili tutti i politici che si sono avvicendati sugli scranni della presidenza del consiglio e dei ministeri chiave come Tesoro e Finanze. Un raggiro secolare che, per quanto concerne il nostro Stato, è iniziato proprio con la sua Unità. Non dimentichiamo, infatti, che lo stesso Cavour era un banchiere e con l’annessione del Regno delle Due Sicilie fu istituita la Banca d’Italia con espropriazione dei banchi meridionali. Non dimentichiamo che dopo la seconda guerra mondiale il primo presidente della repubblica fu proprio quel Luigi Einaudi che proveniva dalla Banca d’Italia. Non dimentichiamo che con la “famigerata” lettera di Andreatta all’allora governatore di Banca d’Italia Ciampi ( poi divenuto ministro del Tesoro e successivamente presidente della Repubblica) lo Stato italiano non ha potuto più decidere della sua politica monetaria. 

Gli economisti ( ah già gli economisti ) dicevano che era stato un bene separare il vincolo tra banca di emissione e Stato altrimenti la politica ne avrebbe continuato ad approfittare inflazionando la sua moneta. Oggi dicono l’esatto contrario a dimostrazione del fatto che in economia ognuno ha una sua teoria e quindi NESSUNA E’ VERA e RISOLUTIVA.
Ma è anche vero che se non si fosse proceduto al divorzio tra Stato e Banca d’Italia non si sarebbe potuto siglare il Trattato di Maastricht e la Banca d’Italia non avrebbe potuto portare in dote al Sistema Banche Centrali Europee (SEBC) i 1500 miliardi di euro (quotazione in lire) del nostro debito pubblico emesso fino ad allora. D’altronde anche lo stesso Barucci, ex Ministro del Tesoro, terminata la sua funzione tornò a svolgere servizio presso il Credito ItalianoNon meravigliamoci dei titolati economisti che servono il sistema ma piuttosto cerchiamo di sostenere e di fare da grancassa a quei docenti come Veraldi che studiano ed insegnano tesi e sistemi alternativi all’attuale e le loro ripercussioni positive a livello sociologicoIl prof. Veraldi ha rimarcato lo strapotere della Banca Centrale Europea e come essa sia diventata il VERO GOVERNO DELL’EUROPAUna riflessione che nessun suo collega di ateneo ha mai fatto o dichiarato, colleghi che siedono alla presidenza di banche oltre che di cattedre di ateneo non hanno trovato alcuna soluzione ma hanno citato solo dati e cifre che provenivano dai vari centri studi, compreso quello di Banca d’Italia. Troppo facile essere economisti in questo modo. Veraldi, invece, va al cuore del problema e nell’articolo pubblicato auspica uno studio INDIPENDENTE sulle teorie di Giacinto Auriti e sul SIMEC.  Indipendente in quanto è troppo comodo distruggere un pensiero rivoluzionario additandolo appartenente a qualche schieramento politico. Solo i faziosi e strumentalizzati non sanno che la moneta non è né di destra e né di sinistra. Inoltre dichiara la necessità di ripercorrere la sperimentazione del SIMEC visto che tutti parlano di uscita dall’EURO e visto che la scuola austriaca aspira ad una libertà di scelta della moneta di scambio.
E’ tempo ormai che i baroni economisti si facciano da parte e tornino ad usare i numeri monetari solo come unità di conto, non prima che la moneta sia riconosciuta di proprietà del portatore all’atto dell’emissione. Poi, ognuno si affiderà all’economista ( ragioniere) che vuole per giocare finanziariamente con i suoi soldi e se dovesse perdere dovrà recriminare solo con sé stesso.
Ma, sopratutto, chiediamo che i TITOLATI ECONOMISTI escano dall’involucro dell’attuale sistema fallimentare del debito alla nascita. Noi crediamo che il migliore economista sia la casalinga di Voghera che deve far quadrare i bilanci familiari mensilmente.
Buona lettura e buona rivoluzione …culturale.

Tratto da: www.simec.org
dal convegno Sete di Giustizia del 14 maggio 2011
– Nel tempo dell’inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario!

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