Datagate: leader ISIL Abu Bakr Al Baghdadi e’ ebreo ed e’ un agente del Mossad
TEHERAN (IRNA) – Il cosiddetto “califfo” dell’ISIL, lo stato islamico dell’Iraq e del Levante, il gruppo terroristico che ha messo a ferro e fuoco l’Iraq, non si chiama Abu Bakr Al Baghdadi ma Shimon Elliott, e’ un ebreo ed e’ uno dei migliori agenti del Mossad israeliano.
E’ quanto rivela il sito americano Veterans Today
che spiega che l’agente Elliot e’ specializzato in spionaggio nel mondo arabo ed in guerra psicologica contro i musulmani. Le preziose informazioni sul leader dell’ISIL, che ne dimostrano la provenienza israeliana e non islamica, come si vorrebbe far sembrare con il nome, sono state ottenute dalla mole di informazioni rivelate da Edward Snowden nell’affare Datagate. Veterans Today spiega che prima di assumere questa nuova identità, Elliott ha svolto operazioni di spionaggio nei paesi arabi con il falso nome di Ibrahim ben Uad ben Ibrahim al Badri. Il sito americano conclude che l’obbiettivo principale dell’ISIL è quello di creare nella regione il caos che può dare ad Israele la possibilità di dominarla e mettere in atto in essa le sue mire espansionistiche.
Taqfiri d’Italia
Alessandro Lattanzio, 8/8/2014
Greta Ramelli e Vanessa Marzullo sono le ‘cooperanti’ filo-islamiste scomparse il 1 agosto nella provincia di Aleppo, in Siria, dopo essere state infiltrate dai servizi segreti italiani e turchi in territorio siriano. La Farnesina, ovvero il ministero degli Esteri italiano, al solito sproloquia di “progetti umanitari nel settore sanitario e idrico” seguiti dalle cooperanti. In Siria e in una zona bellica? Le due ‘cooperanti’ operano assieme a Roberto Andervill, dell’IPSIA Varese, ONG delle ACLI, che dopo essersi distinto in Bosnia e Kosovo, dove la presenza islamista è notevole, è divenuto un attivista a favore della “Rivoluzione antigovernativa”. Con Marzullo e Ramelli ha creato il progetto Horryaty (“per servizi idrici, sanitari e culturali” da sviluppare in Siria, a credergli) e per cui si sono infiltrti nell’area rurale di Idlib dalla Turchia, accompagnati dai terroristi che affliggono la Siria e con l’evidente supporto dei servizi d’intelligence italiani e turchi, (ovvero della NATO). Andervill, a conferma dei sospetti, il 7 agosto ha chiuso la pagina facebook del progetto Horryatyproprio quando due suoi elementi sono ‘scomparsi’. Strane le affermazioni del soggetto: “E’ lei che ha mandato le due ragazze in Siria? “Assolutamente no. Intanto chiariamo una cosa: Horryaty non è un Organizzazione Governativa o una Onlus. E’ semplicemente un gruppo di tre persone che hanno a cuore un paese e hanno deciso di fare qualcosa per aiutarlo”.” Quindi? Una comitiva per una scampagnata, o qualcos’altro d’incofessabile? Tale presa di distanza suscita solo ulteriori sospetti.
Nessun dubbio sulle finalità politiche di simili iniziative ‘umanitarie’
Difatti, già in precedenza Vanessa Marzullo aveva compiuto un tour de force nella Siria assediata e martirizzata dagli stessi criminali che l’accompagnavano. Il 6 aprile era a Homs, il 22 a Duma, centinaia di chilometri più a sud, presso Damasco.
Questo è il tracciato del viaggio di Vanessa Marzullo nella Siria martirizzata dalla guerra islamo-atlantista. No Alpitour?
Tutto ciò è impossibile senza l’appoggio delle intelligence dei Paesi interessati e dei mercenari islamo-terroristi operanti in Siria: “Come avete fatto a entrare in Siria? Lei era il più esperto del gruppo, è stato a Gaza, in Bosnia. Chi ha trovato in contatti per passare il confine? “Certo, non siamo entrati da soli. Ci ha aiutato un gruppo di persone conosciute prima di partire, persone fidate. Abbiamo anche lavorato con altre associazioni italiane come We are Onlus e Rose di Damasco. Siamo sempre stati tutti e tre consapevoli dei rischi che correvamo e ci siamo organizzati in modo da passare il confine solo quando è strettamente necessario. Non siamo degli stupidi”.” GiàRose di Damasco, sulla relativa pagina facebook si legge: “MATERIALI RACCOLTI VENGONO PORTATI IN SIRIA ATTRAVERSO I NOSTRI AMICI SIRIANI e da SEGRATE CON CONTAINER poi ritirati e distribuiti in Siria da nostri contatti locali. Altre associazioni fidate che si occupano della Siria in Italia: Comunità araba siriana in Italia, We are, Insieme si puo’ fare, Onsur.it, Ossmei, Auxilia italia, il Cuore in Siria (ovvero Time4life), Insieme per la Siria Libera”. Tutte associazioni promosse dall’universo del dirittuamitarismo pronta cassa ex-cattocomunista: arci, acli e pretonzoli alla padre dell’Oglio non mancano; ma qualcuna riesce ad essere anche più inquietante: l’ong “Il Cuore in Siria è un progetto di solidarietà che nasce da un incontro di cuore fra Claudia Ceniti, milanese, bancaria, Paola Francia, giornalista freelance di Forlì e Pietro Tizzani, funzionario dell’Arma dei Carabinieri con esperienza in Kosovo”, anche qui il Kosovo (e i servizi d’intelligence, cos’altro è un ‘funzionario dei carabinieri’?) fa curriculum per infiltrarsi in Siria, per ‘scopi umanitari’. Sempre sulla pagina facebook di Rose di Damasco, si può leggere tale frase inequivocabile: “CONDANNIAMO IL REGIME DI ASSAD E SUOI ALLEATI IRAN E RUSSIACOMPLICE SILENZIO MONDIALE E LA DISINFORMAZIONE. CHIEDIAMO LA FINE DEL REGIME ASSASSINO, CHIEDIAMO CHE SIA SALVAGUARDATA L’UNITÀ NELLA MOLTEPLICITÀ DEL PAESE E CHIEDIAMO CORRIDOI UMANITARI PER I RIFUGIATI E GLI AIUTI.” In sostanza Rose di Damasco è un’organizzazione militante che affianca il terrorismo attivo e operativo in Siria, auspicando perfino l’intervento armato diretto della NATO contro la Repubblica Araba Siriana (i cosiddetti ‘corridoi umanitari’).
A fine luglio Ramelli e Marzullo vengono infiltrate nel governatorato di Aleppo. “Il 30 luglio (Ramelli) ha mandato un messaggio su facebook a una decina di amici, in realtà è la terza volta che si reca in Siria. Doveva stare solo una settimana, ma ci ha comunicato che aveva deciso di fermarsi ancora perché si sentiva più utile sul campo. A Varese e Milano organizzava incontri per la raccolta fondi, perché è qui che ha fondato con la sua amica questa organizzazione. In questi mesi ha fatto un lavoro splendido. Ci chiedeva di comprare latte in polvere, materiale medico e altro. Rispetto alle modalità con cui operava, sappiamo che arrivava in Turchia portando i soldi della raccolta fondi e poi entrava da una frontiera di quel paese. La Farnesina trova normale e auspicabile infiltrare cittadini italiani in territorio straniero, per di più sotto il controllo di organizzazioni terroristiche riconosciute come tali a livello mondiale. Riguardo ai servizi segreti (le cosiddette ‘intelligence & sicurezza’), chiaramente partecipano in prima linea a tale guerra di 4.ta generazione contro il Popolo e le autorità siriane. Per il resto, non c’è alcun dubbio che il progetto ‘umanitario’ Horryaty sia un’attività di fiancheggiamento del terrorismo che affligge la Siria.
(foto al link originale) La bandiera ucraina accanto a quella siriana coloniale chiude il cerchio dell’allenza tra islamismo mediorientale e nazifascismo ucraino
In Siria, contro la popolazione e le forze armate siriane, combattono anche jihadisti ceceni e tatari. Nelle file del Dawlat al-Islamiya fi al-Iraq wal-Sham (Stato Islamico dell’Iraq e Levante – SIIL), operano l’emiro Umar al-Shishani (Omar il Ceceno), a capo del gruppo ceceno ausiliario del SIIL Muhajarin wal-Ansar (emigranti e partigiani), ma opera anche Abdulqarim al-Uqraini (“Abdulqarim l’ucraino”) anche noto come Abdulqarim Krimsky (“dalla Crimea”), vicecapo delJaysh al-Muhajirin wal-Ansar (JMA). A febbraio, Abdulqarim al-Uqraini stipulò un accordo con la liwa Shuhada Badr, gruppo dell’esercito libero siriano (ELS). Abdulqarim al-Uqraini in precedenza guidava la Jamaat Crimea. Inutile ribadire che la Jamaat di Abdulqarim si era installata ad Haraytan, provincia di Aleppo, ospite della liwa Shuhada Badr. L’accordo tra al-Uqraini e liwa Shuhada Badr afferma tra l’altro l’imposizione dei comitati per la shariah gestiti da Ahrar al-Sham e Jabhat al-Nusra nei villaggi e quartieri controllati dai terroristi, e di sostenersi a vicenda nella guerra contro il regime di Assad. L’accordo è stato firmato alla presenza di shaiq Abu Amir, rappresentante dell’organizzazione terroristica Ahrar al-Sham. In precedenza, nell’ottobre 2013, ad Aleppo, 13 organizzazioni terroristiche taqfiriste, tra cuiJabhat al-NusrahAhrar al-Sham e liwa al-Tawhid formavano Jabhat al-Islamiya (Fronte Islamico), un’alleanza islamista ancor più ‘radicale’ rispetto all’ELS. Tale dichiarazione avveniva dopo l’aumento dei rifornimenti militari degli Stati Uniti e della NATO alle organizzazioni terroristiche presenti in Siria. In seguito, venne creato l’Amaliyat Ghurfat Mushtaraqat Ahl al-Sham (AGMAS – Sala operativa congiunta del Levante), che coordina le operazioni nel governatorato di Aleppo della locale filiale di al-QaidaJabhat al-Nusra, del Jabhat al-Islamiya e del Jaysh al-Mujahidin (Esercito dei mujahidin).
Pochi giorni dopo la nascita del Fronte Islamico, altre 43 fazioni terroristiche creavano il Jaysh al-Islam guidato dal saudita Muhammad Zahran al-Lush. Ad esso aderivano la qataib Junub al-Asima, liwa Shuhada Badr, qatiba al-Ashayr, qatiba Rayat al-Haq, liwa Dara al-Ghuta, liwa Jaysh al-Muslimin, liwa Umar bin Abdelaziz, liwa Tawhid al-Islam, liwa Maghawir al-Qalamun, liwa Fatah al-Sham, qatiba Suqur Abu Dujana, liwa Shuhada al-Atarib, qataib Ayn Jalut, qataib Nur al-Ghuta, liwa Umar bin al-Qatab, qataib al-Sadiq. In precedenza Zahran al-Lush guidava la liwa al-Islam, finanziata dal “Consiglio dei sostenitori della rivoluzione siriana in Quwayt”. La formazione di Jaysh al-Islamrafforza il fatto che la rivoluzione siriana si distingue per il suo orientamento islamico. Rappresenta la fine di qualsiasi influenza significativa detenuta dal secolare ELS non lasciando sostanzialmente nessuno, nell”opposizione’ che non propugni un’identità islamica“.
Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, in questa foto, presa durante una manifestazione antisiriana, reggono un cartello su cui è scritto:
Agli eroi di liwa Shuhada, grazie per l’ospitalità e se Dio vuole vedremo la città di Idlib libera quando ritorneremo”.
Ma cos’è l‘Itihad Liwa Shuhada Badr (Unione dei battaglioni dei martiri di Badr)? Il suo capo è Qalid bin Ahmad Siraj Ali (alias Qalid Hayani). Il gruppo è dedito a saccheggi e altri crimini contro i civili nella provincia di Aleppo. La liwa Shuhada Badr controlla due centri di tortura soprannominati “Guantanamo” e “Abu Ghraib”, dove detengono avversari politici, militanti baathisti e civili rapiti nei quartieri settentrionali di Aleppo. La liwa Shuhada Badr è attivamente impegnata nella lotta contro la locale popolazione di origine curda, ed è nota per l’uso dei famigerati “cannoni inferno”, armi che lanciano grosse bombole di gas caricate di TNT, utilizzate contro i quartieri filo-Baath di Aleppo. Ad aprile, una coalizione di attivisti siriani per i diritti civili di Aleppo aveva definito Hayani un “macellaio” avendo bombardato i civili, incoraggiato i suoi uomini a violentare le donne e i prigionieri, per aver saccheggiato e distrutto le industrie, laboratori e negozi di Aleppo per venderne il materiale alle imprese turche. La liwa Shuhada Badr controllava parte dei quartieri settentrionali di Aleppo Shayq Maqsud, Bani Zayd, al-Qaldiya e Ashrafiya e dispiega parte dei suoi circa 3000 islamisti oltre che ad Aleppo anche a Hayan, Bayanun e Haraytan. A giugno, il gruppo terroristico ha bombardato i quartieri occidentali di Aleppo, filo-governativi, in risposta alle elezioni presidenziali siriane.
Le due ragazze sono vicine anche ad organizzazioni come ‘Un esercito unificato per ripristinare la rivoluzione‘, emanazione del Fronte islamico, le cui iniziative hanno questo tenore: “Il PYD è criminale quanto i criminali del Partito Baath“. Il PYD è il maggiore partito della minoranza curda in Siria, che ha una notevole presenza ad Aleppo. Come visto, i curdi sono oggetto degli attacchi della brigata taqfirista di Hayani, cui le due rapite (e viciniori) esprimono entusiastico supporto e sostegno. In sostanza, le ONG italiane o attive in Italia, con la copertura dei servizi segreti (italiani e turchi), della Farnesina e di altri organismi delle ‘autorità italiane’ (scusate l’ossimoro), supportano attività, in Italia, che sarebbero vietate dalla legge Mancino.
Infine, va ricordato che nei giorni della ‘scomparsa’ delle due ‘cooperanti’, esattamente il 2 agosto, veniva instaurato l’ennesimo organismo-ammucchiata anti-Baath tra fazioni e bande islamo-terroristiche. In tale caso si tratta di organizzazioni salafite e della Fratellanza mussulmana (leggasi Qatar e Turchia). La nuova organizzazione si chiama Comando del consiglio rivoluzionario e vi fanno parte haraqat Hazam, Fronte dei siriani rivoluzionari, Duru Hayat al-Thawra, Firqat 101, Jabhat al-Haq al-Muqatila, Alwiyat al-Ansar, Jaysh al-Mujahidin, Ajinad al-Sham, liwa al-Haq, Suqur al-Sham, Jaysh al-Islam, haraqat Nur ad-Din al-Zanqi, Faylaq al-Sham. Si notino che almeno haraqat Hazam eharaqat Nur ad-Din al-Zanqi hanno appena ricevuto i missili anticarro statunitensi BGM-71 TOW, probabilmente da Arabia Saudita e Turchia, ma con l’approvazione degli Stati Uniti. Il capo di haraqat Hazam è Abdallah Awda (alias “Abu Zayd”), che nel giugno 2011 trasmise tramite al-Jazeera un video sulla sua diserzione dall’esercito siriano e l’adesione ai gruppi islamisti in rivolta. Awda ha creato e guidato haraqat Dabat al-Ahrar, l’organizzazione su cui si basa l’ELS. Nel 2012, Awda creò la qatiba Faruq al-Shmal, presso la città di Qan al-Subul, governatorato di Idlib, che faceva parte della qataib al-Faruq, controllata tramite la Fratellanza musulmana siriana dai governi di Turchia e Qatar. Nel dicembre 2013, la qatiba Faruq al-Shmaal aderì a Jabhat al-Thuwar al-Suriya (Fronte dei rivoluzionari siriani – SRF), comprendente 14 gruppi terroristici nei governatorati di Idlib, Aleppo, Lataqia e Hama, e che riceve armi da Stati Uniti, Arabia Saudita e Turchia. Nel gennaio 2014, la qatiba al-Faruq al-Shmal condusse azioni terroristiche congiunte con haraqat Hazam, nell’ambito di una campagna chiamata Ginevra II, in concomitanza con i colloqui di pace a Ginevra tra i fantocci siriani della NATO e il governo baathista.

La ‘cooperante’ Vanessa Marzullo si felicita per le imprese dei terroristi di al-Nusra
Vanessa Marzullo, 10 giugno 2014
Gli amici di Vanessa e Greta
#Homs – Il 3 giugno, i rivoluzionari hanno preso d’assalto il villaggio di Um Sharhsouh, 10 km a nord della città di Homs e 2 chilometri a ovest della strada M5 (la principale ad unire nord-sud), conquistando il punto più alto del paese, la fortezza di Um Sharshouh. Da allora, guidati da Jabhat a-Nusra, Ahrar al Sham e altri battaglioni, hanno preso controllo del 60% del paese, sottraendo al regime diversi depositi di armi.
La battaglia per Um Sharshouh è parte di una campagna militare della zona periferica settentrionale, dove i ribelli mantengono il controllo di alcune zone: Rastan e Talbise; al-Hula e Dar al-Kabira a ovest.
Osama Abu Zeid, attivista di 23 anni di Homs, spiega perchè alcuni dei rivoluzionari della città vecchia di Homs si sono tirati fuori dagli scontri.
* Qual è l’importanza di Um Sharshouh?
La sua posizione geografica. Si trova su una collina che domina il resto dei villaggi che vogliamo liberare. Ha una fortezza, il castello Um Sharshouh – il cui controllo è fondamentale per le battaglie.
La maggior parte dei shabiha, miliziani governativi, erano al suo interno.
* Le brigate vogliono riprendere il controllo di Homs? Hanno obiettivi a lungo termine?
Quello che sta accadendo nel nord non ha alcun legame con la battaglia per riconquistare Homs, al punto che non tutti i battaglioni che hanno lasciato la città stanno partecipando. Questi battaglioni sono stati intenti a unificare i loro ranghi, al fine di riprendere il controllo della città.
* Qual è l’obiettivo della battaglia per Um Sharshouh, e cosa è accaduto fino ad ora?
L’obiettivo è liberare un gruppo di villaggi controllati dal regime: Um Sharshouh, Kufr Nan e Jabourin. Quei villaggi separano Talbise e Rastan da al Houla.
Se questi villaggi vengono conquistati, l’Esercito Siriano Libero sarà sul punto di controllare la via di rifornimento del regime per la costa: l’autostrada Homs-Tartous.
Fino ad ora i ribelli hanno preso il controllo di una parte di Um Sharshouh, tra cui il castello della città – una delle parti più importanti della battaglia.
FOTO AL LINK L’uomo all’estrema sinistra è Haisam Saqan (Abu Omar)? La tizia che fa la V di vittoria si chiama Nawal Soufi, attivista antisiriana di origine marocchina. Forse tale origine le permette di divinare sempre i carichi di immigrati clandestini che sbarcano in Sicilia, dove lei opera? Digos e servizi segreti italiani, tacciono, acconsentono e proteggono.
Nessuna pietà per i ratti, e i loro pidocchi.
Minacce preventive:
Arabafenix Fabio alessandro, capisci a me!! so perfettamente che se volevano solo aiutare i bambini e malati sarebbero rimaste nel campo profughi turco dal quale sono passate per entrare in siria, ne si sarebbero trovate nella casa di un lieder rivoluzionario antigovernativo : quello che dico e’ nel tuo giovanile farti travolgere dalle emozioni non puoi definirle troiazze, e augurarti la loro.eliminazione fisica. Prima di tutto e’ un reato, e poi a 20 anni il piu. delle volte si pensa di aver capito tutto e invece non si e’ capito un cazzo. Stare dalla parte della jiahd islamica, del califfato (sponsorizzati dagli usa), significa stare da parte di gente che apre il ventre del nemico e addenta il fegato dello sventurato e si fa pure filmare. La tua opera di informazione sul donbass e’ impareggiabile, ma se ti esprimi da estremista il tuo messaggio diventa inefficace, e rischi che ti chiudano l.accaunt.
Fonti:
i democratici ribelli.jpg
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