L’Italia è praticamente spacciata: inseguendo il pareggio di bilancio prescritto dal Fiscal Compact voluto da Bruxelles, non uscirà dal tunnel recessione. Anche se cresce il prelievo fiscale, che opprime aziende e famiglie, il gettito diminuisce perché le manovre da “economia di guerra” per tagliare il debito pubblico non fanno che deprimere i consumi, senza creare nessuno spiraglio per risalire la china. Note di allarme anche dagli analisi della Cgil: con l’ultima operazione, Monti consegna ai successori un pacchetto di misure laceranti, considerato che soltanto per la spending review andranno trovati altri 18 miliardi da tagliare. E non è che un antipasto, scriveFrancesco Piccioni sul “Manifesto”. L’effetto totale delle sei “svolte” imposte dai tecnocrati supera ormai i 120 miliardi, circa l’8% del Pil, con tanti saluti all’agognata “crescita”: se oggi il prodotto interno lordo è a quota -2,4%, per l’Fmi nel 2013 l’Italia supererà la soglia del -3%.

Il governo Monti sta riducendo l’indebitamento e anche l’avanzo primario, ma – annota Piccioni – in tutti i provvedimenti fin qui succedutisi c’è sempre Mario Montiun “saldo attivo”. Come mai? «L’ipotesi più logica è che l’esecutivo sappia bene di aver prodotto “manovre” con un impatto sul paese ben più invalidante di quello ammesso». Una volta a regime, sostiene l’editorialista del “Manifesto”, il contenimento della spesa pubblica inciderà in modo devastante nel tessuto produttivo italiano e nella “propensione al consumo” della popolazione. Al punto da costringere il governo ad accantonare un “tesoretto” di sicurezza, «utilizzabile sia per alleviare le condizioni di vita di alcuni settori sociali tosati oltre misura (a oggi: 100 milioni per “finanziare misure di assistenza sociale”, come se il welfare fosse ormai un ricordo) oppure per tamponare “buchi” che si possono aprire per effetto delle manovre».

Ovvio: se il Pil continua a scendere, il rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo può solo crescere, perché le entrate fiscali tendono necessariamente a diminuire, anche se aumenta la percentuale del prelievo. E infatti le stime sulle entrate fiscali dirette segnano per il 2012 ancora un aumento, ma dall’anno prossimo cominciano a cadere. «Non ci sono comunque solo i tagli, ma anche le spese», continua Piccioni: «Molto se ne va in infrastrutture (ma il grosso è in manutenzione), come la Tav in Val Susa o al Brennero». Tra i “regali”, i 223 milioni per le scuole private mentre si toglie un altro miliardo a quelle pubbliche, dove – sempre per “risparmiare” – si vuole portare da 18 a 24 le ore settimanali di insegnamento “frontale”. E Spending review, Enrico Bondi e Vittorio Grillinon è tutto: «Tra le pieghe delle clientele “liberali”, spuntano anche altri 10 milioni per i fedeli ultras liberisti di Radio Radicale».

Nell’insieme, gli “obiettivi generali” fissati con l’Unione Europea per avvicinare anche l’Italia alla follia del pareggio di bilancio nel 2013 sembrano abbastanza abbordabili. «Ma nessuno – tantomeno il governo in carica – ha fatto un calcolo sulle conseguenze degli obblighi connessi al Fiscal Compact, che comportano una riduzione del debito del 3% annuo per i prossimi 20 anni». Tradotto in denaro corrente, parliamo di tagli alla spesa per oltre 40 miliardi l’anno. «Un problema che dovrà porsi il Parlamento che uscirà fuori dalle elezioni di aprile e che, a occhio, si dovrà muovere dentro un solco sanguinoso già tracciato da qui all’eternità», conclude Piccioni. «Si chiama “governance”, con linguaggio non a caso aziendale per indicare un potere “tecnico” inconfutabile, e non più “governo” (che implica trattative e mediazioni sociali)».

Fonte: http://www.libreidee.org/2012/10/tagli-leredita-di-monti-massacro-sociale-da-qui-alleternita/

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