Di Reinhard Koradi

Intorno alla politica europea, c’è fatto uno strano silenzio in Svizzera. I temi principali discussi in modo polemico in pubblico, come gli accordi bilaterali, l’accordo quadro, i negoziati sul libero scambio agricolo con l’UE non occupano più la maggior parte dei titoli. Tale impressione potrebbe venire corretta dal 9 giugno 2011 a causa della sessione straordinaria “Politica europea e bilaterale III” dell’Assemblea Federale. Resta il fatto che la ricerca di informazioni fresche e di dossier su internet dà pochi risultati nei siti della DFAE (Dipartimento Federale Affari Esteri), del SECO (Segreteria di Stato per gli Affari Economici) e dell’Ufficio dell’Integrazione.

Sembra quasi che gli Euro-turbo di Berna abbiano tolto volontariamente il piede dall’acceleratore. Potrebbe essere che, durante l’anno delle elezioni, le discussioni forti debbano essere evitate e le tempeste placate, come scatenate dai paesi vicini con i loro sforzi fuori luogo verso la Svizzera. Ma ciò potrebbe anche essere una risposta politica statale svizzera alle voci poco felici di Bruxelles, voci che segnalano un rifiuto della discussione e che devono essere interpretate come una minaccia verso il nostro paese. Qualunque sia l’interpretazione, la calma attorno all’adesione all’UE deve renderci attenti, risvegliare la nostra attenzione e affinare la nostra percezione politica.

Molte strade portano a Bruxelles
Se seguiamo il comportamento dei rappresentanti di Bruxelles e di Berna per quel che riguarda la questione dell’Europa, ci rendiamo conto che la politica di accaparramento dell’UE verso la Svizzera si è piazzata ad un livello “più basso”. Il Voralberg, il Baden-Wurtemberg, Milano, ecc..stanno attualmente assumendo il ruolo di Bruxelles. Lo Stato federale austriaco del Voralberg e il Land tedesco del Baden-Wurtemberg vogliono determinare la politica nucleare svizzera, Milano vuole bandire la Svizzera dal prossimo Expo mondiale perché il Canton Ticino osa rappresentare che la libera circolazione è un problema per la popolazione ticinese in relazione alla frontiera con l’Italia.
Le esigenze di Stoccarda su ciò che riguarda lo stoccaggio definitivo delle scorie nucleari a Benken (Cantone di Zurigo) e sulla politica dell’aeroporto di Zurigo rappresentano ugualmente un attacco contro la sovranità della Svizzera. Un attacco che ha come scopo obbligare finalmente la Svizzera a piegarsi e ad essere compatibile con le esigenze della UE.
La politica della pianificazione del territorio, dell’ambiente e di altre aree sono altrettanti cavalli di Troia per legare sempre più la Svizzera a Bruxelles e ciò senza grandi discussioni politiche, ma in modo insidioso e senza far rumore. Già oggi la Svizzera è diventata vulnerabile a seguito dell’adesione a diverse organizzazioni internazionali. Con gli accordi bilaterali I e II, gli accordi di Schengen e Dublino, l’OMC (Organizzazione Mondiale per il Commercio, WTO), l’OMS, il FMI, il PPP (Parternariato per la pace), ci siamo lasciati integrare ad una rete transanazionale che porta considerevoli danni alla sovranità della Svizzera. Abbiamo creato delle falle che invitano gli stranieri a mescolarsi attivamente nella nostra politica.
Nel suo discorso del 14 dicembre 1914 (cfr. Horizons et débats no 16/17 del 26/04/2011), Carl Spitteler mette in guardia contro le alleanze, all’opposto della neutralità: “Il giorno in cui concludessimo un’alleanza o avessimo intrighi segreti con stranieri, sarebbe l’inizio della fine per la Svizzera”.
Una profezia che potremmo già aver raggiunto, come dimostra il nostro presente.
Conferenze di confine come appoggio segreto alla compatibilità con l’UE
Non esiste certamente alcun Cantone di confine in Svizzera che non sia legato con uno Stato federato (Austria), un Land (Germania), un Dipartimento (Francia) o una Provincia (Italia) all’interno di una commissione governativa di confine. Per esempio esiste la Commissione consultiva che porta il cantone di Ginevra al tavolo dei negoziati con l’Alta Savoia. Il Vallese negozia tra l’altro nel gruppo di lavoro del Sempione e il “Consiglio Valle d’Aosta e Vallese” con le regioni vicine. Per citarne altri, il Comitato regionale franco-ginevrino, la Conferenza del Monte Bianco (Francia, Italia, Svizzera), la Conferenza tedesca, francese e svizzera del Reno superiore, il “Rat der Regio TriRhena” o Conferenza internazionale del Lago di Costanza (ma l’elenco è incompleto).
Non c’è niente da dire contro il fatto che dei vicini si parlino. Ma tali discussioni hanno generalmente delle conseguenze che vanno ben oltre il reciproco ascolto. Proprio oggi, in un contesto politico modificato, i contatti transfrontalieri influenzano l’agenda della politica corrente ma anche le future strategie dei governi su entrambi i lati delle frontiere. Da allora, a partire dalle libere convenzioni, sono scaturite piattaforme istituzionali di comunicazione, pianificazione e certamente anche decisionali che vanno contro, almeno in Svizzera, alla comprensione politica in materia di democrazia diretta e che dovrebbero per tale motivazione essere seriamente messe in discussione.
Quello che è davvero impressionante è la storia dello sviluppo della regione metropolitana tri-nazionale del Reno superiore (RMT). Nel 1975, il Bonner Abkommen (Accordo di Bonn) è stato ratificato sulla “formazione di una commissione per l’esame della soluzione alle problematiche di confine” e in seguito, nel 2000, è stato firmato il Basler Vereinbarung (Accordo di Basilea) sulla “cooperazione transfrontaliera nel Reno superiore”. Fondato su una partnership di lunga data, un documento strategico abbastanza definitivo è stato siglato nel 2010 sotto forma di Dichiarazione di Offenburg.
Tale documento è stato firmato il 9 dicembre 2010 da Werner Hoyer, Ministro per gli Affari Esteri (Germania), Philippe Richert, Ministro per le autorità locali presso il Ministero degli Interni, dei Territori d’oltremare e dell’Immigrazione (francia) e Peter Maurer, Segretario al Dipartimento federale agli Affari esteri (Svizzera). La politica regionale è stata chiaramente rimossa dalle mani dei politici regionali e trasmessa ad un livello superiore per promuoverla secondo il gusto dell’Unione Europea.
La Dichiarazione di Offenburg rivela senza nascondere cosa succederà in futuro nel Reno superiore: “In questi dieci ultimi anni la cooperazione transfrontaliera ha dato importanti impulsi a livello locale e ha beneficiato del supporto finanziario dell’ Unione Europea. Gli Eurodistretti Pamina, Strasburgo-Ortenau, Regione Alsazia-Friburgo centro-sud e l’Eurodistretto trinazionale di Basilea rendono tale cooperazione immediatamente possibile per i cittadini e suscitano il desiderio di formare insieme il loro futuro.
La globalizzazione […] esige lo sviluppo di cooperazioni transfrontaliere, […]. L’area del Reno Superiore deve […] posizionarsi come sito eccellente nella concorrenza europea e internazionale e mantenere il suo ruolo di regione pioniera per la cooperazione transfrontaliera in Europa.
[…] La politica, l’economia, le scienze e la società civile dovrebbero cooperare strettamente. Ciò corrisponde alle raccomandazioni in seno all’Europa, che sono state adottate nell’”Agenda territoriale” dell’Unione Europea votata a maggio del 2007. [Con questa nuova forma di collaborazione, la regione crea una rete transfrontaliera politica, economica, scientifica e con la società civile che […] dà nuovi impulsi e una nuova dinamica alla regione stessa”.
La politica dell’UE ignora deliberatamente i confini esistenti degli Stati
Il RMT è il prodotto della politica regionale dell’UE. Esso dovrebbe contribuire a livellare le notevoli differenze economiche, sociali e territoriali e rinforzare qualche pilastro della UE, vale a dire l’enorme mercato interno e l’euro come moneta comune. La RMT è un modello. Si prevede che si sviluppi in ambito nazionale, europeo e internazionale come “Regione di Eccellenza” e da qui al 2020 dovrà incarnare l’area economica transfrontaliera più dinamica d’Europa.
La strategia delle Regioni metropolitane trinazionali persegue l’obiettivo di rendere visibile un centro di forze europee e di consolidarlo. Gli effetti delle frontiere devono essere smontati un passo alla volta per costruire una coesione territoriale e sociale nel Reno superiore. Così il Reno superiore, con i suoi circa sei milioni di abitanti, dovrà diventare una regione modello, un test sul campo per l’integrazione europea.
La costruzione di un “governo su più livelli” performante, fa parte di una strategia verso nuove forme di cooperazione multilivello ed esige l’introduzione di meccanismi corrispondenti di direzione e controllo. Si parla perciò anche di un “laboratorio sperimentale del Reno superiore”. La Regione metropolitana trinazionale ha per obiettivo lo sviluppo del “laboratorio di innovazione” del Reno superiore, che assicurerà la realizzazione sostanziale delle strategie di Lisbona e di Goteborg e dell’Agenda territoriale dell’Unione Europea.
“Interreg” – una costruzione per dividere gli Stati
Interreg è un’iniziativa congiunta della Commissione Europea, lanciata agli inizi degli anni ’90. Nell’ambito dell’Interreg vengono promossi i progetti transnazionali o transfrontalieri che favoriscono il dialogo tra regioni nell’Unione Europea e i loro paesi vicini e avvicinano la popolazione di tali regioni.
Tra il 1990 e il 2006 (Interreg I: 1990-1993; Interreg II: 1994-1999; Interreg III: 2000-2006) sono stati realizzati dall’Unione Europea 160 programmi. Nel solo ambito dell’Interreg III sono stati sostenuti 13000 progetti.
Nel 2007, L’UE ha iniziato l’Interreg IV, il quarto periodo di questo programma. Questa parte terminerà nel 2013. Per la prima volta, anche la Svizzera è stata compresa nel programma. Nel quadro della Nuova politica regionale (NPR), sono realizzati in Svizzera anche relativi progetti.
Interreg IV persegue espressamente l’obiettivo di continuare la politica di coesione dell’UE sotto il nome di “Cooperazione territoriale europea” (CTE). La Confederazione (Svizzera) mette a disposizione 40 milioni di franchi per la realizzazione di questo progetto nell’ottica della NPR. Interreg ha lo status di un marchio che, a causa del suo alto grado di notorietà, è utilizzato anche in Svizzera. Con l’Interreg IV, l’Unione Europea persegue esplicitamente lo scopo di rafforzare la coesione economica e sociale nell’UE e i paesi vicini. Vengono sovvenzionati progetti che incoraggiano la cooperazione transfrontaliera, transnazionale e interregionale. Interreg IV comprende tre aree di promozione. Tutte le regioni europee vi possono partecipare, indipendentemente dalla loro posizione in rapporto alla frontiera o all’interno del paese. Il programma dispone di tree aree a cui partecipa anche la Svizzera:
1 – Cooperazione transfrontaliera tra regioni appartenenti a paesi differenti ma aventi una frontiera comune. Per il nostro paese, i cantoni in questione sono: AG, AI, AR, BE, BS, BL, FR, GE, GL, GR, JU, NE, SG, SH, SO, TG, TI, VD, VS, ZH (cioè 20 su 26).
2- Cooperazione transnazionale tra regioni vicine all’interno di grandi aree collegate. Ciò può concernere tutta la Svizzera (aree metropolitane).
3 – Cooperazione interregionale tra regioni non vicine (può ugualmente comprendere tuta la Svizzera).
La realizzazione di tale promozione di “Cooperazione territoriale europea” può essere ben eseguita seguendo l’esempio dell’Interreg “Alpenrhein-Bodensee-Hochrhein”. Questa regione comprende non solo paesi UE quali la Germania e l’Austria, ma anche la Svizzera e il Lichtenstein.
Ciò che è interessante è come le aree regionali precedentemente indipendenti dell’alto Reno e del Lago di Costanza si ritrovano improvvisamente inclusi in un territorio unificato.
Per la regione di promozione “Alpenrhein-Bodensee-Hochrhein”, esiste un programma adatto ad essa. In questo programma sono fissate le condizioni quadro strutturali e socio-economiche e le strategie di realizzazione di tale regione. Questa attuazione di programmi è regolata, così come i punti di forza e i campi di azione.
In vista delle attuali sfide endogene ed esogene così come degli obiettivi primari dell’Unione Europea, esistono due linee principali nella regione “Alpenrhein-Bodensee-Hochrhein”.
Da un lato si tratta di mantenere la capacità concorrenziale della regione e delle sue imprese locali, dall’altro si tratta di promuovere a lungo termine la regione come luogo piacevole per abitare e lavorare. Ciò significa che nell’ottica del programma Interreg si fanno interventi in politica economica, formazione, sanità e pianificazione degli Stati sovrani. Non meno eclatante si presentano le aggiunte alla strategia del programma. Attraverso gli “obiettivi orizzontali” sviluppo sostenibile (politica ambientale e con essa politiche energetiche), pari opportunità e non discriminazione dovranno essere creati e controllati.
IBK – Conferenza Internazionale del Lago di Costanza – senza frontiere/creativo/in rete -, ecco quello che si può leggere sul sito dell’IBK. Non si poteva esprimere meglio l’influenza sugli Stati.
Nella politica europea ci sono molte cose che accadono in Svizzera
Il piano di sviluppo del territorio, la nuova politica regionale e con essa la maggiore pressione sui comuni a fondersi, sono le dirette conseguenze della politica regionale europea. La Svizzera si lascia intrappolare nei programmi Interreg in un processo che indebolisce la coesione del nostro paese. Per lo Stato della Svizzera, si pone una domanda: vogliamo promuovere la coesione nel nostro paese o vogliamo invece metterci al servizio dell’UE, lasciandoci imbrigliare nella “Cooperazione territoriale europea”?.
Non sono più rumori indistinti, ma passi insidiosi e concreti che espongono sempre di più il nostro paese all’influenza della UE.
Vi appartiene anche la reazione della Svizzera alle conclusioni del Consiglio della UE su ciò che concerne le relazioni con la Svizzera. L’UE ha criticato la Svizzera a causa della sua interpretazione non uniforme e della sua applicazione non coerente degli accordi bilaterali. Ci sono dissensi anche in relazione con l’accordo bilaterale sulla pianificazione fiscale, il contributo della Svizzera al Fondo di coesione dell’UE (allargamento ad Est) e le misure di accompagnamento della Svizzera per quel che riguarda la libera circolazione delle persone.
A tale critica, la Svizzera ha reagito quando il Consiglio federale ha messo in piedi il 18 agosto 2010 un gruppo di lavoro informale CH-UE, che dovrà discutere con la Commissione dell’UE di un possibile regolamento istituzionale orizzontale per futuri accordi tra CH e UE. Si tratta di un adattamento degli accordi più dinamici sullo sviluppo delle leggi, un’applicazione coerente ed un’interpretazione omogenea degli accordi futuri e un eccellente arbitrato (Fonte: Bureau d’ Intégration DEFI/EVD).
E’ con passi silenziosi che si compirà l’integrazione della Svizzera nell’UE. Ma tutto ciò resterà silenzioso solo fino a quando i cittadini svizzeri taceranno. Ma ognuno può partecipare per combattere questo imbroglio – ed esigere ad alta voce il dialogo sull’avvenire della Svizzera. Disponiamo ancora di strumenti di democrazia diretta e possiamo fermare gli sviluppi distruttivi. Già la politica regionale dell’UE prova che l’Unione europea è un monolite sovradimensionato e centralizzato. Se vi si aggiungono in più le strategie di potere nella politica europea, allora si comprende la seria minaccia che rappresentano Bruxelles e le sue istituzioni per il libero agire responsabile degli Stati sovrani. E’ un dovere di tutti i cittadini di lottare contro tale tutela, soprattutto se essa ha le sue origini all’estero.
Traduzione per Voci Dalla Strada a cura di Ale Baldelli
Pubblicato daAlba kan.
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