di Tonguessy

 Agli inizi del “secolo breve” ci fu un fermento culturale e politico straordinario, oltre a fatti storici eccezionali come la Grande Guerra. Il Vecchio Continente stava cercando le ragioni del proprio futuro, mettendo in luce le forze che si sarebbero contese il predominio culturale attraverso cui si sarebbe determinato l’intero panorama politico ed economico dei decenni successivi.

Lo scontro era prima di tutto simbolico: la ragione è un metodo affidabile per raffigurare i futuri scenari? Oppure l’idea stessa di scenari futuri e loro manipolazione appartiene ad una concezione postcartesiana che certa Arte ed umanesimo non ha mai seriamente considerato?

 

Mentre Dadaismo prima e Surrealismo dopo reclamavano la “assenza di qualsiasi controllo esercitato dalla ragione”[1], agli inizi del “secolo breve” esercitavano una notevole pressione sull’immaginario collettivo le esigenze moderniste che, fiduciose nel “trionfante progresso delle scienze” nonché “sicuri della radiosa magnificenza del futuro”[2] stavano gettando solide basi per una colonizzazione industriale e scientifica su scala mondiale.

 

La questione, in termini brutali, è la seguente: deve l’uomo amplificare all’ennesima potenza l’invenzione della ruota per creare macchine sempre più complesse e fabbricare concetti come Progresso, Civiltà, Modernità utili a convincerci della bontà del progetto e quindi della Ragione?

O è più “utile” (in base a qualsivoglia concetto di utilità) l’Arte con la sua inevitabile dose di irragionevole pazzia rispetto alla Ragione?

Ovviamente non esiste una risposta unica ed inequivocabile, e tutte le valutazioni ruotano attorno al concetto di cosa sia “utile”.

 

Per i Surrrealisti, ad esempio, il sogno è molto più “utile” delle forme organizzate di pensiero conscio, e la considerazione di tale dimensione onirica è tale da valutarla come “realtà superiore”, perfettamente in linea con la visione sciamanica del mondo: “Il Surrealismo si fonda sull’idea di un grado di realtà superiore connesso a certe forme d’associazione finora trascurate, sull’onnipotenza del sogno, sul gioco disinteressato del pensiero.”[1]

 

Al lato opposto i futuristi non erano minimamente interessati ad una qualsivoglia “realtà superiore” e glorificavano l’ingegneria, ovvero il pensiero scientifico e la creazione di sempre più sofisticati livelli di manipolazione del Reale:

Noi canteremo il vibrante fervore notturno degli arsenali e dei cantieri incendiati da violente lune elettriche; le locomotive dall’ampio petto, il volo scivolante degli aeroplani”[4]

 

Il Surrealismo invece “tende a liquidare definitivamente tutti gli altri meccanismi psichici e a sostituirsi ad essi nella risoluzione dei principali problemi della vita”, facendosi beffe dei princìpi modernisti così cari ai futuristi, e denunciando che “sotto il regno della logica..si è arrivati a bandire dallo spirito tutto ciò che, a torto o a ragione, può essere tacciato di superstizione, di chimera; a proscrivere qualsiasi modo di ricerca della verità che non sia conforme all’uso” ed anticipando così alcuni aspetti importanti che la moderna epistemologia ha messo in luce: è veramente necessario che la ricerca della verità (qualsiasi cosa questo significhi) sia posta al vaglio del metodo scientifico che separa (in base alla propria “conformità d’uso”) quanto “può essere tacciato di superstizione, di chimera” da quanto invece è lecito esporre e pubblicamente sostenere?

 

Come affermava Poincaré: “i principi sono delle convenzioni o delle definizioni camuffate. Tuttavia, sono derivati da leggi sperimentali, queste leggi sono, per così dire, assurte a principi cui la nostra mente attribuisce un valore assoluto”.

 

Le “leggi sperimentali” sono ovviamente oggettive e verificabili, e fanno capo a ciò che si chiama “metodo scientifico” (che secondo la critica di Feyerabend è un bel “va bene tutto”- ‘Anything Goes’).

 

Per i Surrealisti invece non esistono “leggi sperimentali” che possano soddisfare tutti i criteri della “ricerca delle verità” al punto che denunciano il fatto che “l’esperienza stessa si è vista assegnare dei limiti. Gira dentro una gabbia dalla quale è sempre più difficile farla uscire.” [1]

 

Per i Futuristi l’unica esperienza che meriti, oltre all’idolatria di ogni forma di Modernità (come“un’ automobile da corsa col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall’alito esplosivo… un’automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bella della Vittoria di Samotracia.”) è l’atto violento e distruttore: “Noivogliamo glorificare la guerra — sola igiene del mondo —, il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei libertari, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna.”[2]

 

Il “Secolo breve” darà molta soddisfazione a Marinetti: la Grande Guerra con i suoi 8.500.00 morti e la successiva Seconda Guerra Mondiale e relativi 55.000.000 di caduti conclamarono la vittoria ufficiale dei precetti Futuristi su quelli Surrealisti.

Ma mentre Marinetti tesseva le lodi alle “belle idee per cui si muore”, Breton, convinto dell’importanza della neonata psicanalisi, ammirava le strambe idee per cui si vive, e si lanciava in acute osservazioni nei confronti dei pazzi: “il profondo distacco che dimostrano nei confronti della nostra critica e persino dei diversi castighi che vengono loro inflitti, lascia supporre che attingano un grande conforto dall’immaginazione.”[1]

 

Ci informa Wiki come “negli anni venti del XX secolo, l’opposizione surrealista alla psichiatria venne espressa in numerose pubblicazioni surrealiste”.[3]

Il concetto stesso di pazzia come devianza e non come forma d’Arte viene fortemente criticata dai Surrealisti, pazzi essi stessi secondo alcuni. Dev’essere annotato come la psichiatria sia una materia di studio che attiene a quel “trionfante progresso delle scienze” che secondo i futuristi porta inevitabilmente alla “radiosa magnificenza del futuro”, e che verrà invece pesantemente contestata dall’antipsichiatria quasi mezzo secolo dopo. Ben prima dei vari Bateson, Basaglia, Foucault e soci i Surrealisti scrivevano che “i pazzi sono le vittime individuali per eccellenza della dittatura sociale ..Senza insistere troppo sulla natura assolutamente geniale insita nelle manifestazioni di certi pazzi.. affermiamo l’assoluta legittimità della loro concezione della realtà e di tutte le azioni che da essa derivano”.

Più tardi scriverà Basaglia: “Il nuovo psichiatra sociale , lo psicoterapeuta, l’assistente sociale, lo psicologo di fabbrica, il sociologo industriale (per non citarne che alcuni) non sono che i nuovi amministratori della violenza del potere.”[4]

 

Insomma si era già configurato un tipo di scontro epico ed archetipico: la Ragione (quella militarista, guerrafondaia, sessista ed oscurata dalla fede per la Modernità) si scaglia contro l’inganno della Pazzia che non conosce Modernità o Progresso né riesce ad interpretare cosa possa significare “la radiosa magnificenza del futuro”.

 

Si arriva così alla “società liquida” di Baumann, dove la rigida (seppur a suo modo rivoluzionaria, stando a Gramsci) fede nel futuro di Marinetti e soci diventa sempre più morbida fino a sconfinare nell’indefinito. Il rigido tempo della conquista programmata della“radiosa magnificenza del futuro” perde i connotati definiti e magnificenti per diventare l’orologio liquido di Dalì, simbolo dell’alienazione da Modernità.

 

I Futuristi hanno sicuramente vinto la sfida sulla Modernità, ma i Surrealisti si sono presi una bella rivincita: la Modernità è ufficialmente finita, e siamo in una Postmodernità dove la scomparsa delle grandi narrazioni metafisiche ed il conseguente crollo di ogni appiglio che faccia risuonare la fede in una qualche “radiosa magnificenza del futuro” diventa una sistematica denuncia verso quella “dittatura sociale” denunciata da Surrealisti ed antipsichiatri. La prova sta nel numero crescente di assunzioni di antidepressivi ed ansiolitici, moltiplicatisi negli ultimi anni. Non esiste più il diritto a sentirsi diversi, inadeguati, non competitivi.[5]

 

Tutti bravi soldatini futuristi intenti a praticare “il movimento aggressivo, l’insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo e il pugno” e a “glorificare la guerra — sola igiene del mondo”. Chi non ce la fa potrà fare ricorso alle cure ufficiali della “dittatura sociale”: Prozac per i genitori e Ritalin per i figli affetti da ADHD.[6]

 

L’immaginazione è forse sul punto di riconquistare i propri diritti……….

A. Breton

 

[1]http://www.isikeynes.it/ipertesti/arte_cinema/manifestosurr.html

[2]http://www.filosofico.net/Antologia_file/AntologiaM/marinetti1.htm

[3]http://it.wikipedia.org/wiki/Antipsichiatria

[4]http://www.alleanzacattolica.org/idis_dpf/voci/a_antipsichiatria.htm

[5]http://www.repubblica.it/solidarieta/volontariato/2011/04/18/news/depressione_il_confine_fra_malinconia_e_malattia-15080536/

[6]http://www.forcesitaly.org/italy/files/dn.htm

Fonte: http://www.appelloalpopolo.it/?p=7960

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