Di Tonguessy

 

“La conoscenza è potere.” (Francesco Bacone)

“Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza.” (Dante Alighieri)

Questi significativi aforismi affermano che chi è impegnato in un percorso di conoscenza è destinato ad incontrare il potere. Dante ci informa che il nostro destino è quello di aumentare la nostra conoscenza e quindi il nostro potere. Magari potere virtuoso, e non potere bruto. Si, magari.

Sembra quasi che i pensatori moderni si vogliano dimenticare di cosa sia la fede, e del potere che essa veicola. Per ragionarci sopra torniamo indietro nel tempo e chiediamo lumi alla Pizia.

L’iscrizione dell’Oracolo di Delfi dice: “Ti avverto, chiunque tu sia. Oh tu che desideri sondare gli arcani della Natura, se non riuscirai a trovare dentro te stesso ciò che cerchi non potrai trovarlo nemmeno fuori. Se ignori le meraviglie della tua casa, come pretendi di trovare altre meraviglie? In te si trova occulto il Tesoro degli Dei. Oh Uomo, conosci te stesso e conoscerai l’Universo e gli Dei.”

Il messaggio della Pizia era abbastanza ambivalente: da una parte l’invito a conoscere sé stessi (la conoscenza delle dinamiche interne piuttosto che quelle esterne) e dell’altra la rigida serie di regole esterne che permettevano al supplice di essere accolto da parte dell’oracolo stesso.

Ci dice wiki che “i membri dell’aristocrazia di Delfi esercitavano le cariche sacerdotali che controllavano l’oracolo… i cinque sacerdoti che erano praticamente i veri responsabili delle profezie, erano sempre scelti all’interno di cinque famiglie che si ritenevano discendenti diretti di Deucalione. Si ritiene generalmente che i Delfi, che esercitavano il controllo ultimo sulle interpretazioni dell’oracolo, dovessero essere in possesso di una notevole mole di conoscenze a cui ricorrere.”[1]

Per potersi poi trovare al cospetto della Pizia nell’adyton era necessario elargire cospicue donazioni al tempio, cosa che estrometteva automaticamente i ceti meno abbienti.

Insomma pare abbastanza evidente come il possesso della conoscenza (fosse anche di tipo esoterico) prevedesse la ritualità tipica del potere: se si dimostra di meritare l’appartenenza alle caste superiori allora se ne può avere diritto.

L’oracolo poi, in senso stretto, è una questione tutta di fede: occorre fidarsi ciecamente del vaticinante (e del vaticinio). E’ grazie a quell’atto di fede che al supplice vengono consegnati gli esametri della Pizia.

Certamente a quei tempi esisteva ancora un miscuglio di fede e conoscenza che giocava a favore di Delfi. Tale fede e conoscenza avevano un favorito: Sparta. Pare che i cinque sacerdoti e quindi gli oracoli fossero sempre benevoli nei suoi confronti, e molto meno nei confronti delle altre polis greche. Atene, quando si rese conto della cosa, cominciò l’opera di boicottaggio ed iniziò così il declino del celebre oracolo. Quando poi la fede virò dal politeismo al monoteismo arrivò il motivo per la chiusura definitiva.

L’oracolo di Delfi, dopo avere funzionato quasi ininterrottamente per 2000 anni a partire dal 1400aC, si scontrò con la volontà dell’imperatore Teodosio I che decretò la fine dei culti pagani e la sua chiusura nel 394.

Evidentemente tanto fede che conoscenza sono strutture di potere che devono sottostare alle ferree regole dell’obbedienza alle classi più potenti. E quando tali classi cambiano o cambia la loro politica di asservimento oppure è inevitabile un forte scontro. Che spesso porta all’annichilimento di un contendente.

Si punisce tutto ciò che è pericoloso per il sistema di valori che garantisce pieno controllo alle elites, e si concede piena immunità a tutto ciò che invece lo sostiene, questo è il programma di base.

Torniamo ai tempi nostri. Come già sottolineato mentre numerosi pensatori si impegnano nel ricordarci il vincolo tra conoscenza e potere, gran pochi si prodigano nel sottolineare il vincolo tra fede e potere. Si dà per scontato, forse, che mentre la conoscenza varia nel tempo, la fede rimanga inalterata. Il che è ovviamente falso.

L’oracolo di Delfi (di estrazione politeista) venne chiuso per espressa volontà dell’imperatore monoteista. Per evitare che quel tempio antichissimo venisse convertito in una chiesa cristiana gli ultimi sacerdoti pagani lo distrussero. Lo scontro tra fedi, conoscenze e relativi poteri può andare ben oltre, come hanno sperimentato gnostici e Catari.[2]

Si potrebbe argomentare affermando che quel tipo di fede e conoscenza fossero diventate superflue ed inutili. Io direi controproducenti, piuttosto. Perchè mantenere in vita delle centrali di potere estranee? Perchè tentare la strada della pericolosa mediazione e della tolleranza quando risulta più semplice (quantunque più crudele) amministrare direttamente la devozione dovuta nei confronti di fede e conoscenza che mantengono sul piedistallo le elites correnti?

Se la fede è un atto di Verità (qualsiasi cosa ciò significhi), tornano quindi ancora più attuali le parole di PK Feyerabend, quando afferma che “non è vero che abbiamo l’obbligo di seguire la Verità. La vita umana è guidata da molte idee. La Verità è una di esse.”[3] La tolleranza è un’altra.

In realtà fede e conoscenza sono due aspetti simili dell’umano pensare, che si diversificano solo per il grado di verifica: non richiesta nel primo caso, necessaria nel secondo. Ma sempre di pensieri si tratta. E’ nel loro rapporto con le strutture sociali cui fanno riferimento che si svela la fitta trama che lega indissolubilmente tali pensieri con il potere.

Minime variazioni possono essere assorbite senza grosse reazioni mentre pesanti variazioni generano duri contraccolpi che possono sfociare in vere rivoluzioni nel pensiero e nella società. O in veri e propri stermini.

Viviamo in una società meccanicista, dove ad ogni evento si associa indissolubilmente causa ed effetto. Questo vale tanto per la fede che per la conoscenza. Intelligent design e robotica (e relativa pletora di punti fermi ed eccezioni) sono solo schemi di pensiero che sono nati, cresciuti e funzionano all’interno di una società altamente stratificata (ovvero con divisioni molto nette di competenze e quindi di potere) come la nostra.

Ogni competenza, verificabile o meno e quindi di tipo spirituale o materiale che sia, si inserisce in una struttura di potere, e attira le attenzioni di chi usa competenze e potere per mantenere lo status quo.

Le tragiche fini di Osho e W. Reich dicono che non esiste una vera distinzione tra fede e conoscenza, se queste vengono percepite come pericoli.

“La metafisica, la morale, la religione, la scienza… vengono prese in considerazione solo come diverse forme di menzogna: col loro sussidio si crede nella vita. “ Friedrich Nietzsche da “Frammenti Postumi”

 

[1]http://it.wikipedia.org/wiki/Oracolo_di_Delfi

[2]http://www.appelloalpopolo.it/?p=4846

[3]http://www.appelloalpopolo.it/?p=4952

Fonte: http://www.appelloalpopolo.it/?p=5084

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