direttore di bancaAnche con la garanzia statale, per le pmi l’accesso al credito resta una operazione più che difficile direi quasi impossibile. Oltre al tasso applicato dagli istituti, le piccole e medie imprese sono obbligate a sborsare una valanga di quattrini: spese di istruttoria, quote associative, cauzioni, una tantum varie. Su 25mila euro i costi arrivano a quasi 5mila euro… Credito bancario sempre più caro e inaccessibile, anche con le garanzie statali.
Possono arrivare a sfiorare il 20%, infatti, gli interessi e i costi complessivi a carico di una piccola e media impresa che chiede denaro in banca sfruttando il Fondo centrale di garanzia e i Confidi. Ai tassi standard sulla somma richiesta vanno aggiunte molte altre voci: le spese di gestione della pratica in banca, la quota associativa da pagare alle associazioni collegate ai Confidi, le garanzie sulla copertura assicurata dagli stessi Confidi, il fondo cauzione una tantum e quello annuale. Voci che, se sommate, pesano fino a quasi il 20% per una modestissima linea di credito. Lo rileva un’analisi del Centro studi di “Unimpresa”.
Secondo l’analisi dell’associazione, basata su segnalazioni raccolte fra le 122.000 aziende associate sparse su tutto il territorio nazionale, l’accesso al Fondo centrale di garanzia e ai Confidi è spesso così costoso da risultare impraticabile. Uno dei casi clamorosi, rilevati nell’indagine, riguarda un finanziamento da 25.000 euro. Nel dettaglio si trattava di una linea di credito, finalizzata all’esportazione, chiesta utilizzando la garanzia del Fondo centrale istituito dal ministero per lo Sviluppo economico. L’istituto a cui è stata presentata la domanda di finanziamento, dopo aver visionato i bilanci e la situazione patrimoniale, ha chiesto all’impresa cliente anche la garanzia di un Confidi che copre il 50% dell’importo richiesto, quindi 12.500 euro.
Il Confidi incamera una garanzia dall’impresa, pari al 5,5% dell’intero finanziamento (25.000 euro), quindi 1.375 euro. Oltre a tale importo, l’impresa è obbligata a pagare 270 euro di quota associativa all’organizzazione imprenditoriale collegata, 250 euro a titolo di fondo cauzione una tantum e altri 160 euro a titolo di fondo cauzione annuale. In totale, l’utilizzo dei Confidi impone costi per 2.055 euro, pari all’8,22% del finanziamento richiesto.
Costi a cui vanno aggiunti quelli pretesi dalla banca erogante la linea di credito: 1.750 euro di interessi, pari al 7% dell’importo; 1.000 euro per la gestione della pratica. Complessivamente l’istituto incassa 2.750 euro, pari all’11% della somma richiesta. Fondo centrale di garanzia copre il 60% dell’importo richiesto in banca dall’impresa e si fa pagare, a titolo di garanzia, lo 0,60% sulla somma garantita (15.000 euro su 25.000), cioè 90 euro. Considerando i 2.055 euro dei Confidi (8,22%), i 2.750 euro della banca (11%) e i 90 euro del Fondo centrale (0,36%) gli interessi e i costi complessivi che un’impresa è costretta a pagare per una linea di credito arrivano a 4.895 euro, pari al 19,58% del finanziamento . “Abbiamo analizzato migliaia di casi e vogliamo portare all’attenzione del governo di Matteo Renzi una situazione ormai non più sopportabile: per rimettere in moto il motore del credito serve un intervento drastico. Le garanzie pubbliche sono importanti e vanno rese più accessibili, altrimenti la liquidità extralarge immessa nel mercato dalla Banca centrale europea non potrà essere sfruttata dalle piccole e medie imprese – commenta il presidente di Unimpresa,Paolo Longobardi“.
Il nodo principale da risolvere e’ proprio quello delle garanzie: ne vengono chieste troppe agli imprenditori e se si cerca di utilizzare strumenti statali o di categoria si scopre che i costi sono elevati, al punto da rendere non conveniente chiedere un finanziamento”.
Entriamo ora nel merito di alcune situazioni specifiche e sgombriamo subito la mente da due luoghi comuni: uno che alla banca interessa escutere le garanzie, non è così (alla banca interessano clienti che pagano e aggiungo con malizia: interessano anche i clienti che non pagano/sconfinano saltuariamente, rimpinguando il conto economico della banca senza però mai destare preoccupazione).
Scusate la digressione…il secondo luogo comune è che utilizzano la minaccia della segnalazione in Centrale Rischi per ottenere ciò che vogliono…quello che ho notato io è invece un’altra cosa: spesso segnalano erroneamente per imperizia o per errata interpretazione delle direttive di Banca d’Italia.
Le errate segnalazioni sono un rischio: per la banca, per il sistema nel suo complesso, per Banca d’Italia, e per il cliente (che può richiedere i danni). Detto questo dobbiamo scindere fra segnalazioni negative e segnalazioni estremamente negative.

Segnalazioni negative:

. piccoli e brevi ritardi (spesso causati da ragioni tecniche). Non hanno un grande peso, se non per i soggetti che poi devono pagare le more…le banche tollerano anche di buon grado questa situazione; questi fenomeni vanno valutati per quello sono, pesati in un certo modo solo se sono troppo ricorrenti e diffusi su tutte le banche e su tutte le linee. Alla banca non comportano accontonamenti, aumenti del patrimonio di vigilanza o altro, quindi non toccano le loro “casse”. Banca d’Italia definisce “periodo di grazia” lo sconfino/insoluto minore di 30 gg….credo che questa definizione ci dia il senso del loro peso e delle implicazioni per il cliente.

. sconfini e insoluti anche continuati ma per periodi non superiori a 90 giorni (oltre questi termini scatta la codifica 81 e da giugno 2010 il COD 826-830 se contestato-non contestato). In quest’ottica direi poi di distinguere fra insoluti che riguardano linee di credito autoliquidanti e/o a revoca e quelle a scadenza (sopratutto se di medio/lungo periodo e rimborsabili dietro rimborso programmato (rate!). Le prime sono tollerate maggiormente, le seconde no, o comunque molto meno! Questo implica per il cliente una scelta: se dovete sconfinare o andare insoluti non fatelo sui mutui, sui leasing, ecc…su tutte quelle linee con delle rate e di medio lungo termine. La banca una volta stipulato il contratto di mutuo (per esempio) è costretta a stare con voi per 20-30-40 anni (figuriamoci se è felice di avere un cliente che paga quando vuole)…a revoca, se non siete buoni clienti, vi può “allontanare” quando vuole.

. rischi su autoliquidanti crediti scaduti ma pagati nel mese: in Italia, e sopratutto in questo periodo di crisi sono la normalità per le imprese (ridotte a fare da banca ai propri clienti ed essere finanziate dai propri fornitori). Per esempio le fatture portate allo sconto scadono e la banca non viene rimborsata nei termini previsti delle anticipazioni fatte…direi che in questi casi non c’è da allarmarsi, ma l’invito è monitorare i debitori ceduti e sopratutto ricordare che i crediti concessi in virtù di “effetti” (o titoli), se quest’ultimi vanno impagati, vengono girati sui rischi a revoca….sulla cassa quindi, con rischi di sconfini improvvisi, importanti, e sanabili solo nell’arco di diversi mesi.

. rischi su autoliquidanti crediti scaduti impagati: attenzione, questi impagati potrebbero andare a breve a riversarsi sulla cassa generando sconfini pesanti e difficilmente sanabili.

struttura dell’indebitamento in tensione: spesso le imprese non si soffermano su questo aspetto, le banche si...una struttura finanziaria scorretta, sbilanciata, e minacciata da improvvisi riduzioni di affidamento è paradossalmente uno dei motivi per cui le banche preferiscono assumersi rischi minori negando affidamenti di medio lungo (un circolo vizioso quindi). Da aggiungere poi che spesso le aziende finanziano gli investimenti con i fidi di cassa, e su questi lavorano costantemente a “tappo” con il rischio ulteriore di vedersi addebitare le anticipazioni su effetti andati impagati.
La minaccia è seria per quelle imprese che non sanno programmarsi, monitorare il proprio portafoglio clienti, e creare una duration finanziaria adeguata. L’implicazione per l’impresa è evidente: un rating più basso, linee di credito limitate (per importo e qualità), costi maggiori.

Segnalazioni estremamente negative:

. sconfini e ritardi continuati per più di 90 gg: cominciano ad essere una segnalazione di un certo peso, anche qui se si può, cercare di privilegiare le linee a scadenza. Per alcune banche questa segnalazione costituisce già una discriminante per accettare o meno una richiesta di nuovo affidamento.

. sconfini e ritardi continuati per più di 180 gg: è una segnalazione gravissima, che spesso nasconde una posizione di incaglio. Non solo si ha la quasi certezza di non avere nuovi affidamenti, ma c’è anche una buonissima probabilità di vederseli ritirati dalla banca segnalante, e ridotti e con maggior costo dagli altri istituti. Anche qui vale il discorso per la voce precedente e un particolare accento va posto sul concetto di continuità: se sono in difficoltà seria basterebbe comunque pagare una rata ogni tanto, rientrare momentaneamente (magari alternando da banca a banca gli sconfini/insoluti)…se interrompo la continuità la segnalazione non può scattare, se quando pago le rate arretrate imputo il pagamento a quella più vecchia procrastino la segnalazione (sembrano banalità, ma non lo sono).

. garanzie attivate-garanzie attivate con esito negativo: le prime implicano che la banca è stata costretta a rivalersi su di esse, la seconda che ci ha provato invano…questa segnalazioni possono pregiudicare sia il soggetto segnalato che l’eventuale garante.

. incagli/insolvenza: non li vediamo in Centrale Rischi, ma la banca che li segnala ovviamente si. Sono segnalazioni gravi, gravissime, e possono essere il preludio della sofferenza se magari parallelamente accompagnati da un alert diffuso presso tutti gli istituti che ci chiedono di rientrare, o ci diminuiscono gli accordati in virtù di una situazione a sistema che si sta aggravando. Posso dirvi per certo che chi vi ha segnalato in questo stato di sicuro non vi affiderà.

E adesso veniamo al peggio
le sofferenze:

. sofferenze: spero che stiate leggendo questa riga solo per cultura personale. La segnalazione è infatti gravissima e generalmente implica un effetto domino su tutti gli istituti…la banca sta dicendo al sistema che ritiene irrecuperabile il credito che vanta verso di noi. Non è una segnalazione che deriva da dati oggettivi, ma implica una vera e propria valutazione dello status complessivo del soggetto segnalato…non è legata alla presenza o meno di garanzie, ma piuttosto alla salute economica del soggetto segnalato. Da marzo 2010 la banca, al momento della segnalazione in sofferenza, deve avvisare il cliente. Nota finale: anche laddove il soggetto segnalato dovesse ripianare il debito la segnalazione PREGRESSA potrebbe rimanere…accertatevi che la banca sia disposta a rettificarla.

. sofferenza-crediti passati a perdita: è l’ultimo stadio. La banca ha riportato a bilancio, come perso, il credito vantato. Diciamo definitivamente addio al sistema creditizio. Questa è spesso la diretta conclusione degli accordi a SALDO E STRALCIO mal gestiti che in effetti liberano l’affidato da una discreta fetta di debito, ma dall’altra lo danneggiano irrimediabilmente…quando gestite queste trattative ricordatevi sempre di chiedere eventuali implicazioni in Centrale Rischi (…ogni accordo in tal senso mettetelo sempre per iscritto).

In merito alle segnalazioni appena descritte c’è da rilevare l’importante novità che, prima introdotta dal 13° e poi meglio puntualizzata ed estesa nel 14° aggiornamento (stiamo parlando della Circolare Banca d’Italia n°139 dell’11 febbraio 1991), sancisce l’obbligo da parte degli intermediari di comunicare per iscritto al soggetto segnalato la prima volta che vengono trasmesse alla Centrale dei Rischi informazioni negative (nel dettaglio: sofferenze, crediti ristrutturati, crediti sconfinati / insoluti in maniera continuativa da più di 90-180 giorni). Sempre nel 14° aggiornamento si rammenta agli intermediari che nel caso declinino una pratica di affidamento e il motivo sottostante siano negatività in Centrale Rischi, scatta l’obbligo di avvisare il cliente e di consegnarli l’informativa (cioè la visualizzazione della CR bancaria).

Insomma…che dio ce la mandi buona, ora ditemi voi se questo manicomiale sistema bancario non è da smantellare completamente per sostituirlo con qualcosa di più “umano”, sopratutto per le pmi.
Buona fortuna a tutti noi !

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