COMUNICATO ANDROMEDA n. 33/95

Che le banche siano vissute dalla gente come le istituzioni legalizzate dello strozzinaggio è una realtà inoppugnabile.

E che la stessa istituzione bancaria sia stata aspramente contestata da noti personaggi della destra e della sinistra può essere ben riassunto dalle frasi di due famosi personaggi:

· Ezra Pound – “i politici non sono altro che camerieri dei banchieri”

· Bertold Brecht – “che cos’è una rapina in banca a confronto della fondazione di una banca?”.

Vogliamo ora sinteticamente spiegare la struttura, la funzione e quindi l’essenza stessa dello strumento monetario.

LE STRUTTURE MONETARIE INTERNAZIONALI

Nel sistema monetario si è realizzata, a partire dal Millesettecento ad oggi, una nuova forma di sovranità monetaria che non è solamente internazionale, ma anche, per molti aspetti, sovranazionale. Nella prima metà del 1900, infatti, l’oro – che fino ad allora aveva svolto la funzione di comune denominatore delle varie monete – non appare più sufficiente a soddisfare la sempre crescente necessità di liquidità necessaria. Si cerca dunque uno strumento capace di assolvere alla funzione di moneta internazionale.

 

22 luglio 1944: a Bretton Woods, 45 nazioni, guidate dagli USA, si accordano per costituire, a tale scopo, uno strumento operativo. Nasce così il Fondo Monetario Internazionale (FMI), che fu strutturato come una Società per

Azioni. Le quote versate da ogni Paese membro (in proporzione alla propria potenza economica) erano composte per il 25% da oro e per il 75% da moneta nazionale. In cambio di ciò ogni Paese poteva comperare moneta straniera, necessaria a saldare i propri debiti, per un ammontare non superiore al 200% della quota versata (Diritti di prelievo). Scaduto il termine cui il diritto di prelievo era sottoposto, il Paese che lo aveva utilizzato doveva restituire i prestiti ottenuti.

Gli USA erano i creatori della moneta base del sistema (il dollaro), ma nessuno poteva controllare (sarebbe stata un’ingerenza negli affari interni di un Paese straniero!) se il Tesoro americano avesse emesso dollari in misura maggiore di quanto consentito dalla disponibilità di riserve d’oro. Così i singoli Paesi membri prosciugavano le loro casse per restituire nei termini i prestiti ottenuti mentre per gli USA era sufficiente stampare nuova moneta.

1959 – 1971: il dollaro invade le aree monetarie degli altri Paesi, esautorandoli di fatto della loro sovranità politica.

Gli USA, che sulla base degli accordi di Bretton Woods avrebbero potuto immettere sui mercati mondiali 10.000 milioni di dollari, avevano praticamente creato oro-carta per 80.000 milioni di dollari. Questa palese violazione degli accordi monetari avvenne con il tacito assenso della gran parte delle banche centrali del mondo occidentale. L’unica reazione fu quella di De Gaulle in Francia, seguito poi da altre banche europee, che richiese di convertire in oro le masse di dollari esistenti sul proprio mercato, obbligando così gli USA ad una copiosa uscita di oro per circa 90.000 tonnellate.

La sovrabbondanza di dollari sul mercato causava una tale massa di richieste per convertire i dollari in oro che nell’ultimo trimestre del 1967 le riserve dei Paesi del mondo occidentale diminuirono di 1.400 milioni di dollari corrispondenti a circa 1.250 tonnellate di oro.

15 marzo 1968: il mercato di Londra e quello di Zurigo dovettero chiudere. In quello di Parigi invece il prezzo salì rapidamente da 35 ad oltre 44 dollari l’oncia. Venne così costituito un doppio mercato dell’oro: uno riservato alle transazioni fra banche centrali (quotazione rigida a 35 dollari l’oncia) e l’altro con quotazione libera secondo le spinte della domanda e dell’offerta. Lo squilibrio causato dal doppio mercato fece venir meno il principio della stabilità dei cambi consacrato aBretton Woods.

15 agosto 1971: Nixon annuncia a Camp David la decisione di sospendere la convertibilità del dollaro in oro. Alla successiva apertura dei cambi il dollaro, invece di perdere valore, viene accettato dalla collettività internazionale come nuova unità di misura del valore dei beni reali al posto dell’oro. E come tale assume anche quella funzione di moneta di riserva che fino ad allora era spettata alla moneta convertibile in oro. Dal Gold Exchange Standard si passa così al Dollar Standard. Il Fondo Monetario Internazionale (FMI), con una dichiarazione del suo direttore Paul Schweitzer inviata ai

Ministri delle Finanze dei 118 Paesi aderenti, propone la conservazione del dollaro come moneta di riserva (cioè con la funzione dell’oro). Nell’occasione Paul Samuelson (famoso economista) dichiarò: “Il problema da affrontare oggi è quello degli 80.000 milioni di dollari rimasti sullo stomaco delle Banche Centrali”. (il fatto cioè che masse imponenti di dollari erano stati tesaurizzati dalle Banche Centrali di molti Paesi).

La grande modifica effettuata quindi è stata quella della sostituzione della moneta nominale alla moneta merce. Il che significa che chi emette moneta (senza limite e senza costo) se ne attribuisce la proprietà a titolo esclusivo.

La banca infatti emette la moneta prestandola e poiché prestare denaro è una prerogativa del proprietario, essa è per legge dichiarata proprietaria del denaro all’atto dell’emissione. Chi crea il valore monetario è la comunità che accetta la convenzione di quella moneta che non ha altro riscontro se non la sua accettazione, mentre chi se ne appropria è il sistema bancario che si avvia ormai a conquistare tramite la sovranità monetaria una sovranità sovranazionale, per non dire mondiale.

Questo rovesciamento contabile ha realizzato un macroscopico indebitamento di tutti i popoli del mondo verso il sistema bancario. Si può capire meglio a questo punto il fenomeno delle società multinazionali che conquistano tutti i mercati

sbaragliando ogni concorrenza:

1) Esse sono controllate dai medesimi gruppi che strumentalizzano il sistema monetario.

2) Di conseguenza, come le banche centrali, hanno a disposizione senza costo e senza limite tutto il denaro che vogliono. Motivo per cui non è possibile nei loro confronti alcun tentativo concorrenziale da parte delle normali imprese commerciali.

Da ciò deriva l’inutilità di codificare le cosiddette leggi antitrust poiché il problema che sta a monte è quello di sottrarre il dominio della moneta al sistema bancario.

LA STRUTTURA DELLA MONETA

Oro e cartamoneta

Lo strumento monetario, che dovrebbe essere strumento, appunto, al servizio della collettività, in effetti è una grave minaccia alle libertà fondamentali dei popoli. Il cosiddetto oro-carta (la cartamoneta) è stato accettato come fatto del tutto normale e ragionevole. Il suo valore è convenzionale, così come convenzionali sono il metro o il chilogrammo come unità di misura. Ma dato che le conseguenze sulla vita degli uomini sono ben diverse, trattandosi di convenzione monetaria, al valore convenzionale monetario è stato aggiunto qualcosa di più: il (falso) convincimento che esista un limite oggettivo alla emissione della moneta, e cioè che stampare moneta non sia gratuito (come invece è) perché tale stampa sarebbe condizionata dalla disponibilità di un bene reale e limitato: l’oro. In realtà, invece, la collettività dà merce

(che ha un costo) in cambio di cartamoneta, che costo non ha (se non quello tipografico).

Succede cioè, per dirla in altri termini, che un valore convenzionale può oggettivarsi in un bene reale oggetto di

diritto di proprietà: la (carta)moneta. Tradizionalmente questo valore era causato dal fatto che, ritenendosi il valore un “qualcosa” connesso alla materia, si riteneva di definire il valore monetario come “intrinseco” all’oro. E, una volta “inventata” la cartamoneta, si giustificava il suo valore sulla base della riserva d’oro depositata in banca.

Valore convenzionale e valore creditizio

Senonché questa costruzione è venuta a cadere dopo l’abolizione degli accordi di Bretton Woods decretata nel 1971. E quindi oggi la (carta)moneta ha la veste del “titolo di credito”, ma tale non è! L’espressione riprodotta sulle banconote è quella tipica della cambiale al portatore sottoscritta, solo formalmente, dal Governatore della Banca Centrale (ad es. “£. 100.000 pagabili a vista al portatore”). Ma che la (carta)moneta sia una falsa cambiale emerge dal fatto che, se si presenta la banconota all’incasso, la banca non paga ed è autorizzata dalla legge a non pagare né con oro, né con altro valore. Inoltre la cambiale si estingue col pagamento, mentre la banconota continua a circolare dopo ogni transazione, indefinitamente. La strategia di dominazione dei mercati si è basata dunque sulla confusione, deliberatamente preordinata, tra i due concetti di valore creditizio e di valore convenzionale.

Spacciando sottoforma di titolo di credito il valore convenzionale, il sistema bancario ha conseguito lo scopo di appropriarsi dei valori convenzionali prodotti dalla collettività. Perché è chi accetta una convenzione che crea la

convenzione stessa, e quindi è la collettività che, accettando la moneta come unità di misura e mezzo di pagamento ne crea e ne conserva il valore e ne dovrebbe, di conseguenza, detenere la proprietà. La banca invece, approfittando del fatto che la emissione del titolo di credito (il cosiddetto “pagherò, la cambiale insomma) è prerogativa del debitore, apparendo come debitore sulla banconota, ed arrogandosi il diritto di emettere il titolo di credito (la banconota), ha acquistato la proprietà della moneta.

Con questo sistema la banca riesce a trasformare un debito apparente in un arricchimento sostanziale. Per esempio,

la scritta che compare sulla banconota: “£. 100.000 pagabili a vista al portatore”, starebbe a significare che, esibendo questo documento alla banca, essa dovrebbe essere tenuta a corrispondere l’equivalente merce oro. Ma poiché, per legge, la banca non può convertire in oro i titoli monetari, essa è autorizzata ad emettere questa cambiale, che è una falsa cambiale, ripetiamo, perché senza scadenza e senza responsabilità, e quindi con la “garanzia” di non pagarla.

La banca così realizza un lucro pari alla differenza tra valore nominale e costo tipografico della moneta, e trasforma

un proprio debito apparente in un arricchimento sostanziale mediante un macroscopico rovesciamento contabile di cui nessuno si scandalizza – forse perché troppo evidente – e che le consente di appropriarsi di un valore che non ha nulla a che vedere col credito. Perché il credito si estingue col pagamento e la moneta invece continua a circolare.

Valore monetario e proprietà della moneta

È tempo, dunque, che l’opinione pubblica si renda conto che chi crea il valore della moneta non è chi la stampa o la emette, ma chi l’accetta come mezzo di pagamento, cioè la collettività dei cittadini. La mancanza di questa consapevolezza fa sì che ad appropriarsi del valore monetario non siano i popoli, ma il sistema bancario internazionale,

in virtù del monopolio culturale della categoria dei valori convenzionali.

La moneta ha le caratteristiche di essere un bene:

a) immateriale, b) collettivo, c) di valore condizionato.

· immateriale, perché la moneta, al contrario di quanto sostengono i “monetaristi”, non è una merce. A conferma

di ciò sta il fatto che, se si dichiara una moneta fuori corso, essa perde il suo valore e da cartamoneta diventa cartastraccia. Ciò succede perché il simbolo ha perso la sua rilevanza giuridica. È venuta meno, cioè, la convenzione sociale che attribuiva al simbolo il valore monetario;

· collettivo, perché è la collettività stessa che accettando la moneta come unità di misura e mezzo di pagamento ne

crea e ne conserva il valore, sicché la moneta non sarebbe concepibile se non nell’ambito di una collettività che la usa;

· di valore condizionato perchè vincolato all’esistenza di beni da misurare.

Avere consapevolezza di questa verità significa anche comprendere che, all’atto della nascita, questo bene deve essere regolato come un qualsiasi altro oggetto di diritto. Occorre cioè stabilire per legge, all’atto dell’emissione monetaria, di chi sia la proprietà della moneta. È infatti la collettività dei cittadini che, per il solo fatto di esistere e di accettare tale convenzione, crea il valore convenzionale monetario. E quindi non è concepibile un sistema monetario che non accolga il principio fondamentale di considerare ogni popolo proprietario della sua moneta. Il mancato chiarimento di questo concetto ha consentito il secolare equivoco dell’emissione monetaria. La banca, infatti, ripetiamo, si è attribuita la proprietà della moneta perché l’ha emessa prestandola, e siccome prestare denaro è sempre prerogativa del proprietario, con un rovesciamento contabile si è attribuita la proprietà della moneta il cui valore è, invece, creato dai cittadini.

L’origine dell’equivoco

L’origine dell’equivoco nasce con la emissione e circolazione dell’oro-carta, nel 1694, data della fondazione della Banca d’Inghilterra.

Il primo prenditore della moneta ha considerato la moneta già esistente come bene di proprietà dell’organo di emissione (la banca), mentre questi non aveva altro che i meri simboli ancora vuoti del loro valore monetario. Si sono poste così le premesse per un paradossale parassitismo operato dalle banche centrali a danno delle collettività nazionali.

Dichiarò spregiudicatamente William Paterson, il fondatore della Banca d’Inghilterra: “Il banco trae beneficio dall’interesse su tutta la moneta che crea dal nulla”. La banca infatti non si arricchisce solo dell’interesse, ma anche e innanzi tutto della stessa moneta, come abbiamo visto.

Infatti con la demonetizzazione dell’oro i vertici economici e politici tradizionali hanno perso il valore monetario di cui disponevano, e quindi la potenzialità economica, e, con essa, la sovranità politica. I forzieri pieni di oro delle monarchie della vecchia Europa non sono stati svuotati del loro contenuto materiale, ma di quello immateriale: il valore.

Il sistema bancario, producendo simboli monetari di costo nullo (l’oro-carta) si è appropriato del valore monetario dell’oro, espropriando, di conseguenza, anche la sovranità politica degli stati, diventando così il padrone del mondo.

PER UNA RIFORMA DEL SISTEMA MONETARIO

È ovvio che questa grave degenerazione del sistema monetario può essere eliminata solo a patto di sanare all’origine

il vizio di fondo. La proprietà della moneta all’atto dell’emissione va sottratta al sistema delle banche centrali e restituita alle collettività nazionali, il che significa sostituire ai “biglietti di banca” i “biglietti di stato”. Il che significa ancora che

nella formalizzazione del simbolo (la banconota) l’espressione del valore monetario (£. 100.000 ad es.) deve essere

sottoscritta non dal Governatore della Banca Centrale, come oggi avviene, ma dal Capo dello Stato, che è l’unico che può legittimamente rappresentare la proprietà collettiva della moneta.

È dunque la sovranità politica di ogni stato che deve stabilire chi è il creditore e chi il debitore, cioè di chi debba essere la proprietà della moneta. Così come ad essa spetta decidere la quantità di moneta da emettere al fine di rispettare la stabilità del valore monetario. A tali fini si impone la creazione di un “Dicastero della moneta”, in sostituzione della Banca Centrale, per consentire con limpida trasparenza la produzione e la distribuzione della moneta tra tutti i componenti della collettività nazionale.

Considerazioni finali

Tutto ciò premesso si può definitivamente chiarire l’equivoco di far derivare il valore della moneta dalla merce posta a sua garanzia. Se fosse vera questa tesi, il dollaro non coperto da oro e non convertibile in oro, dopo le esplicite dichiarazioni di Nixon del 1971, non dovrebbe avere alcun valore, e così anche gli stessi diritti speciali di prelievo emessi dal FMI come moneta di riserva, perché carenti – a loro volta – di ogni forma di riserva.

Oggi, dopo l’abolizione dei patti di Bretton Woods, conservare al dollaro la qualità di moneta di riserva (la funzione cioè che aveva una volta l’oro), significa accettare esplicitamente una vera e propria subordinazione coloniale nei confronti del sistema bancario americano. Infatti, mentre il dollaro – pur senza riserva d’oro – ha il riconoscimento internazionale di moneta legittima, ciò non avviene per le altre monete, che sono vincolate alla necessità di una riserva in dollari. Come dire che mentre il dollaro, pur senza riserva, ha il valore dell’oro, ciò non avviene per le altre monete.

Il Sistema Bancario Internazionale, vero padrone/predone del mondo, è retto da una struttura gerarchica di tipo feudale, in cui esistono, al vertice, banche imperiali che emettono moneta di riserva da cui dipende una proliferazione di banche coloniali che per emettere la propria moneta necessitano (o, per meglio dire, stabiliscono) di avere necessità di moneta di riserva.

Oggi tutti i popoli del mondo sono ridotti a livello di colonie del Sistema Bancario Internazionale, perché tutte le iniziative di politica monetaria sono promosse sul presupposto che la riserva sia necessaria per conferire alle rispettive monete nazionali il proprio valore. Gli incrementi monetari necessari allo sviluppo economico del proprio paese sono sostanzialmente stabiliti dalle Banche Imperiali (leggi FMI) perché devono essere commisurati alla quantità di moneta di riserva.

La funzione monetaria del nostro tempo è retta sul macroscopico rovesciamento delle finalità che dovrebbero normalmente caratterizzare la competenza funzionale degli organi bancari. Le banche infatti dovrebbero essere al servizio della collettività. Invece quando la Banca d’America presta dollari, o quando il FMI presta diritti speciali

di prelievo per concedere alle banche coloniali la disponibilità di moneta di riserva (ma anche quando una qualsiasi banca presta denaro a un qualsiasi cittadino), non sono questi organismi bancari a servire le collettività nazionali, ma viceversa queste collettività sono parassitariamente sfruttate, in quanto vengono ad indebitarsi inutilmente per un valore (della moneta di riserva) pari a quello del loro denaro. Ciò avviene con la condizione di doverlo fare e di dovere anche essere riconoscenti per l’ottenimento del prestito nei confronti di chi l’ha concesso.

Su queste premesse si può comprendere l’esatta portata della lettera spedita da uno dei Rothschild alla Ditta Kleimer,

Morton e Vandergould di New York il 26 giugno 1863:

“… Pochi comprenderanno questo sistema, coloro che lo comprenderanno saranno occupati nello sfruttarlo, il pubblico forse non capirà mai che il sistema è contrario ai suoi interessi.”

CONCLUSIONI

Il valore della moneta non è dunque collegato con la solvibilità del debitore emittente (la Banca d’Italia nel nostro caso), ma con la fiducia che i cittadini hanno di poter usare la moneta come strumento per gli scambi. Chi attribuisce valore ad un pezzo di carta sono i cittadini.

Eppure il valore della moneta, costruito dai cittadini, resta di proprietà della Banca d’Italia. Il governo della stampa

della moneta, fondamentale ai fini dello sviluppo economico, è sottratto ai cittadini ed allo Stato, ed affidato all’Istituto

di emissione (la Banca d’Italia). In tal modo lo Stato ha perso la sua sovranità monetaria e, quindi, politica.

Il sistema finanziario così costituito si è organizzato su scala mondiale fino a costituire un super potere, sottratto ad ogni controllo politico da parte dei singoli Stati, che esercita una vera e propria pressione usuraia sul lavoro, sulla produzione, sulla economia reale. Le conseguenze di questo stato di cose sono sotto i nostri occhi: speculazioni monetarie, prevalenza della economia finanziaria sulla economia fatta di lavoro e di produzione, subordinazione dell’individuo e delle sue capacità al denaro.

Che è necessario fare dunque affinché le nazioni riacquistino una sostanziale sovranità monetaria e, con essa, la

libertà politica ed economica? Lo indichiamo per grandi linee:

1) che ogni popolo crei la sua moneta senza riserva monetaria;

2) che all’atto della creazione ogni popolo sia riconosciuto proprietario della sua moneta;

3) che la competenza a creare moneta sia sottratta al sistema bancario e restituita al potere politico, sostituendo ai “biglietti di banca” i “biglietti di stato”;

4) che gli incrementi della emissione monetaria siano commisurati alla potenzialità dello sviluppo economico;

5) che le somme di nuova emissione, necessarie ai fini della pubblica utilità, che oggi sono addebitate allo Stato, siano invece ad esso accreditate ed assunte nella disponibilità del Governo;

6) che le monete siano fra loro liberamente convertibili;

7) che le somme di nuova emissione, necessarie per le attività produttive, siano date in prestito agli operatori economici

senza interesse, ed una volta restituite dopo l’adempimento dei cicli produttivi, siano ripartite fra i cittadini, instaurando un nuovo diritto con contenuto patrimoniale ad integrazione della persona umana ed attinente allo status di cittadino.

Sarebbe quanto basta, per cominciare.

Queste affermazioni possono apparire provocatorie in tempi in cui qualsiasi verità è taciuta, avvilita, vanificata.

Ma nostro compito è testimoniare la verità e preparare con estrema, puntigliosa razionalità, le premesse filosofiche, etiche, scientifiche e tecnologiche per il momento in cui questo sistema, basato sulla violazione dei più elementari diritti umani, assisterà impotente al suo inevitabile crollo.

BIBLIOGRAFIA

– Comunicati Andromeda nn. 5, 14, 18, 30, 31, 32 – Andromeda

1991/95, Bologna

– INEDITI n. 42 – Guerra, cadono le maschere – Andromeda

1991, Bologna

– Rivista SEAGREEN, nn. 1, 2, 3, 4, 5/6, 13/14, 15/16 – Andromeda

1984/95, Bologna

– Giacinto Auriti: “L’ordinamento internazionale del sistema

monetario”

– Savino Frigiola: “La fabbrica del debito, dell’usura e della

disoccupazione”

link:  http://www.procaduceo.org/it_mater/andromeda/coma33.pdf

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