di Sandro Pascucci – www.signoraggio.com)

Un errore di pubblicazione, la volontà di dire finalmente la verità o semplice sfacciataggine dettata dalla sicurezza di chi è intoccabile e sa bene che ormai nulla più ci turba? Dedicato a chi sostiene che le Banche Centrali non ci fanno loro schiavi col signoraggio e con la riserva frazionaria.

Le notizie che riporto sono sempre complete di un riferimento alla fonte originale in modo da poterne valutare congruità e veridicità, nonchè di riconoscere il lavoro svolto dall’autore.

Cercare di capire se una notizia è una bufala o meno è la regola-base a cui sempre mi attengo e pertanto offro lo stesso servizio a coloro che leggono le informazioni che raccolgo su Internet e/o su libri che trattano l’ argomento-tabù del signoraggio e della riserva frazionaria (S&RF).

Nella mia ricerca e raccolta non escludo fonti alternative che  vedono con ottica diversa il problema S&RF, con angolazioni spesso non usuali e di parte; quindi originali e utili per spunti e approfondimenti sul tema.

Questa volta riporterò uno scritto molto particolare, scovato in Rete, la cui origine sarà come sempre indicata e rappresenterà una piacevole sorpresa.

Perchè tutta questa messinscena? Perchè ciò che spesso il comune Cittadino rifiuta di accettare è ora qui detto da un attore particolare (al di sopra di ogni sospetto – come si usava dire). Il mio sincero e ingenuo stupore, denunciato dal titolo stesso di quest’articolo, sarà il Vostro quando vedrete da dove provengono queste informazioni!

Questo metterà alla prova l’apertura mentale e il modo [quasi sempre  prevenuto] che abbiamo di accettare le notizie sconvolgenti in cui inciampiamo o che ci vengono sottoposte.
Il rifiuto ad accettare il concetto di Signoraggio dei Bankieri Internazionali è naturale e umano nella maggior parte dei cittadini ma [purtroppo, anche se prevedibilmente] a volte tale avversione è creata appositamente a favore di chi gestisce l’attuale Sistema Usurocratico.

Chi è sempre contro ad ogni denuncia e/o critica al S&RF «è caduto» in questa blanda trappola.
Infatti leggendo il seguito ha subito detto:

«Le classiche notizie prese da siti anarchici/fascisti/comunisti, o di bufale!».
Poi la sorpresa..

Chiudo l’articolo con considerazioni personali. Come sempre: buona lettura.


Cos’è il signoraggio?

Questa è la domanda principale a cui nessuno [o pochissimi] sanno rispondere in maniera semplice.
Per iniziare il discorso si usa la classica definizione tecnica:

signoraggio = valore nominale – valore intrinseco

ossia la differenza tra quanto costa creare una moneta (valore intrinseco) e quanto  il signore vuole farla valere (valore nominale o di facciata). Ma una banconota di carta, quanto costa? Molti degli interpellati vanno a prendere la fuorviante definizione in Rete e la trovano ad esempio su «Focus». Ne riportiamo una parte:

Gli Usa, ad esempio, per stampare una banconota da un dollaro spendono poco meno di 5 centesimi: questo significa che il governo, ogni volta che emette un biglietto verde, si appropria di 0,95 dollari, che può impiegare per acquistare beni e servizi. Ma il signoraggio può anche essere negativo, come nel caso delle vecchie monete da 1 lira, la cui coniatura costava quasi 50 volte tanto.
Quanto costa un euro? Si può immaginare, invece, che per produrre una moneta da un euro si spendano circa 15-20 centesimi: ma il dato, in Italia come in molti altri paesi, è riservato.

e allora andiamo a chiederlo a chi di denaro se ne intende:

Quanto costa la produzione di una banconota?

Produrre banconote costa: circa 30 centesimi per ogni biglietto, non importa se da dieci o da mille franchi. La produzione consiste in diverse tappe: dai primi progetti alla produzione della carta, dalla stampa all’inserimento delle caratteristiche di sicurezza. Ogni anno, la Banca nazionale spende da 20 a 30 milioni di franchi per sostituire le banconote logore.

Con il passaggio dall’oro alla carta, il valore intrinseco lasciò il posto al valore di scambio. Una moneta d’oro o d’argento è un oggetto di valore anche senza conio. La banconota, invece, non è che un pezzo di carta. I costi di produzione di una banconota ammontano mediamente a circa 30 centesimi. L’importo indicatovi, il valore di scambio, è perciò assai più elevato del valore intrinseco della carta. Il valore di scambio determina quanto vale il biglietto nello scambio con altri beni. Oggigiorno, la maggior parte della moneta non ha più assolutamente alcun valore intrinseco. Si tratta di moneta scritturale, che esiste unicamente come voce sui conti bancari e postali.

Il valore delle monete e banconote è fissato dall’istituto d’emissione. Banconote e monete non sono quindi altro che supporti di un’informazione relativa ad un valore. L’informazione stessa è indipendente dal suo supporto. È quindi possibile trasmetterla per via elettronica. Attualmente sono in fase di sviluppo diverse forme di moneta elettronica, in concorrenza diretta con il contante degli istituti d’emissione. Potranno queste forme di moneta soppiantare un giorno il contante? Se e quando la moneta elettronica avrà successo dipende dalla fiducia dei partecipanti nei sistemi offerti e dal numero di utenti.

Sebbene, dal punto di vista tecnico, la società potrebbe ormai funzionare senza contanti, il denaro contante continua a giocare un ruolo importante nella vita quotidiana. In Svizzera, ad esempio, il contante impiegato è tuttora in aumento, seppure in minor misura che in passato.

Cos’è la riserva frazionaria (e la moltiplicazione inflazionistica della moneta)?

Ci dicono [gli esperti economisti ortodossi] che aumentare la massa monetaria provoca «inflazione», il mostro da evitare, nemico di ogni civiltà! Vediamo come agisce una Banca a tal proposito:

Le banche e la moltiplicazione della moneta.

Le banche ricevono il denaro dei risparmiatori per prestarlo ai debitori. Con quest’attività di intermediarie del credito, le banche creano nuova moneta. Ad illustrare questo meccanismo basta un semplice esempio. Ammettiamo che un risparmiatore versi sul suo conto in banca 20’000 franchi in banconote. Questo versamento non modifica la quantità di moneta presente nel sistema economico. Le banconote non si trovano più in circolazione, bensì nella cassaforte della banca. I 20’000 franchi, tuttavia, sono accreditati sul conto del risparmiatore. Per la banca non ha senso lasciare il denaro in cassaforte.

Perché non prestarlo, esigendo un interesse?

Ecco che un’azienda ha bisogno di denaro per un nuovo impianto elettronico. Con un credito, la banca le presta 16’000 dei 20’000 franchi che il risparmiatore ha versato. L’importo è accreditato sul conto dell’impresa.

Cosa significa questo per la quantità di moneta?

Sul conto del risparmiatore continuano a figurare 20’000 franchi. L’impresa debitrice dispone di 16’000 franchi. La quantità di moneta è quindi aumentata di 16’000 franchi. Se ora l’impresa si serve del credito per comprare nuovi apparecchi e il venditore versa l’importo ricevuto in contanti sul proprio conto, la banca ne cederà di nuovo una parte in credito. La quantità di moneta aumenterà un’altra volta. In questo modo, la creazione di moneta prosegue.

Ci sono limiti alla creazione di moneta da parte delle banche?

La banca del risparmiatore non ha ceduto in credito l’intera somma di 20’000 franchi. 4’000 franchi sono rimasti in riserva. La banca deve infatti prevedere la possibilità che il risparmiatore voglia operare un prelievo. La costituzione di riserve limita la possibilità delle banche di creare moneta.
Ciononostante, le banche sono vere e proprie «moltiplicatrici della moneta».

Quindi se è vero che l’inflazione è un aumento della massa di denaro in circolazione (compresa la moneta scritturale) allora quanto appena mostrato chiude definitivamente il discorso su CHI CREA INFLAZIONE, con buona pace di chi ottusamente vuole proteggere i «soliti noti» o ha paura di affrontare la dura realtà.
Il gioco è bello se dura poco, quindi la domanda è:
dove prendiamo queste informazioni così cristalline, precise e dirette?
rif.: Schweizerische Nationalbank [Banca Nazionale Svizzera – http://www.snb.ch/i/welt/portrait/banks/4.html]
Chi meglio di LORO può parlare di denaro? Loro che rappresentano il Bastione di IGB© & Soci, che possono permettersi di dire cose che altre Banche (ad esempio la Banca d’Italia, al secolo Bankitalia S.p.A.) tengono nascoste e celate da sempre, da centinaia di anni..

C’è da dire che la Banca Centrale Svizzera ha un rapporto molto preciso con la Confederazione, come sancito dalla Costituzione di quel Paese:

Art. 99 Politica monetaria

  1. Il settore monetario compete alla Confederazione; essa soltanto ha il diritto di battere moneta e di emettere banconote.
  2. La Banca nazionale svizzera, in quanto banca centrale indipendente, conduce una politica monetaria nell’interesse generale del Paese;
    è amministrata con la colaborazione e sotto la vigilanza della Confederazione.
  3. La Banca nazionale costituisce sufficienti riserve monetarie attingendo ai suoi proventi; parte di tali riserve è costituita in oro.
  4. L’utile netto della Banca nazionale spetta per almeno due terzi ai Cantoni.

[da «La Costituzione federale svizzera – Decreto federale su una nuova Costituzione federale, 18 dicembre 1998»]

In soldoni:

  1. Il denaro si crea dal nulla in due modi: stampandolo su semplice carta colorata e moltiplicando quello stampato con la tecnica della riserva frazionaria. In entrambi i casi si può parlare di signoraggio, poichè chi beneficia di tale potere non ha fatto altro che un atto di signorìa, di prepotenza, di forza e di illegalità!
  2. Quindi il signoraggio esiste e si determina facilmente con le formule e i dati qui riportati;
  3. La riserva frazionaria è una truffa peggiore del signoraggio delle banconote ed è apertamente dichiarata dalla più rinomata banca del mondo;
  4. Dalla riserva frazionaria deriva il più temuto male degli economisti: l’inflazione!
  5. Chi emette moneta DEVE dare al popolo i proventi derivanti da questa attività;
  6. Ne consegue che la Banca Centrale di qualsiasi Paese sovrano deve essere pubblica e deve avere un modus operandi etico e non solo strettamente economico/finanziario (etico = deve servire il Popolo e nonservirsi del Popolo).
  7. L’essere pubblica non ha niente a che vedere con la sua dipendenza o indipendenza dal potere politico.
  8. Si può discutere su QUANTA dipendenza una BCN debba vantare rispetto al potere politico ma è un discorso secondario rispetto all’assoluta SUDDITANZA che la banca emittente di moneta DEVE avere con il popolo, suo Sovrano.

e per concludere una curiosità sulla Schweizerische Nationalbank e la nostra Camera dei Deputati:

Allegato B
Seduta n. 532 del 21/10/2004

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BENI E ATTIVITÀ CULTURALI

Interrogazione a risposta orale:

DELMASTRO DELLE VEDOVE. – Al Ministro per i beni e le attività culturali. – Per sapere – premesso che:
da mezzo secolo si continua a favoleggiare sull’esistenza e sul contenuto del cosiddetto «carteggio Mussolini-Churchill»;
sembra certa l’esistenza del predetto carteggio e sembra altrettanto certo, storicamente, che Benito Mussolini lo avesse con sè durante il suo ultimo viaggio nella provincia di Como;
sembra altrettanto certo l’estremo interesse che, in quei giorni convulsi e drammatici, gli inglesi manifestavano per rientrare in possesso della documentazione a mani di Mussolini;
è evidente l’enorme interesse storico che riveste il «carteggio Mussolini-Churchill» che potrebbe offrire a taluni specifici momenti storici (quale, ad esempio, l’entrata in guerra dell’Italia il 10 giugno 1940) una chiave di lettura depurata dalla inevitabile retorica dei vincitori;
è dunque evidente che vi è un interesse specifico dello Stato ad entrare in possesso di un carteggio intercorso fra il premier inglese ed il Presidente del Consiglio dei ministri dell’epoca;
ora sull’ultimo numero della rivista Nuova Storia Contemporanea è stata pubblicata una interessante intervista dell’ex-partigiano Luigi Carissimi Priori, il quale afferma che il «carteggio Mussolini-Churchill»,

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effettivamente esistente, sarebbe custodito nel caveau della Schweizerische Nationalbank di Berna -:
se non ritenga importante ed anzi necessario acquisire, se effettivamente esistente nel caveau della Schweizerische Nationalbank di Berna, il famoso «carteggio Mussolini-Churchill»;
se non ritenga di attivare tutte le procedure atte a verificare la rispondenza al vero delle notizie fornite dall’ex-partigiano Luigi Carissimi Priori, e, in caso affermativo, se non ritenga di intervenire presso le autorità elvetiche per ovviare le pratiche per l’acquisizione della documentazione.
(3-03850)

rif: http://www.camera.it/_dati/leg14/lavori/stenografici/sed532/bt05.htm


16/11/2005 : signet@work : sandro pascucci : www.signoraggio.com v.0.8
[http://www.signoraggio.com/signoraggio_precisione_svizzera.html]

aggiornamento

> Le banche e la moltiplicazione della moneta

• alla faccia della sincerità!

> Le banche ricevono il denaro dei risparmiatori per prestarlo ai debitori.

• beate e buone casse di deposito!

> Con quest’attività di intermediarie del credito, le banche creano nuova moneta.

(da leggersi alla Totò)
AAAAH! Alla faccia del cacio cavallo!
Ma signori miei.. scusate.. qui dicesi: “n u o v a m o n e t a”, ergo: che prima non esisteva, perdincibacco!
Quindi non “quella” [di moneta] dei risparmiatori, dei poveri lavoratori, dei tranvieri, ferrovieri, maniscalchi, insegnanti, coltivatori diretti e indiretti, nossignori!! Qui parlansi [e dico parlansi!] di moneta nuova nuova, denaro contante, creato dal nulla.. insomma: IN PIU’ !! E come la mettiamo? No, dico: E ORA? COME LA METTIAMO?

> Ad illustrare questo meccanismo basta un semplice esempio. Ammettiamo che un risparmiatore versi sul suo conto in banca 20’000 franchi in banconote. Questo versamento non modifica la quantità di moneta presente nel sistema economico. Le banconote non si trovano più in circolazione, bensì nella cassaforte della banca. I 20’000 franchi, tuttavia, sono accreditati sul conto del risparmiatore.

• ok, ci siamo.. avanti piano.. alla via così..

> Per la banca non ha senso lasciare il denaro in cassaforte.

• veramente un senso l’avrebbe, che so.. non è roba tua, ad esempio? Ne sei solo custode (sempre un altro esempio?)

> Perché non prestarlo, esigendo un interesse?

• ma ragazzo mio, sei duro di comprendonio! non è roba sua, non può prestarla!

> Ecco che un’azienda ha bisogno di denaro per un nuovo impianto elettronico. Con un credito, la banca le presta 16’000 dei 20’000 franchi che il risparmiatore ha versato. L’importo è accreditato sul conto dell’impresa. Cosa significa questo per la quantità di moneta? Sul conto del risparmiatore continuano a figurare 20’000 franchi. L’impresa debitrice dispone di 16’000 franchi. La quantità di moneta è quindi aumentata di 16’000 franchi. Se ora l’impresa si serve del credito per comprare nuovi apparecchi e il venditore versa l’importo ricevuto in contanti sul proprio conto, la banca ne cederà di nuovo una parte in credito. La quantità di moneta aumenterà un’altra volta. In questo modo, la creazione di moneta prosegue.

• eh no, caro mio! sono soldi miei o no? se sono soldi creati dal nulla (ex-nihilo) allora è una truffa perché la banca crea a costo zero una cosa che poi ti presta e tu devi lavorare per renderla (più gli interessi) ma se sono soldi miei, ma proprio miei, nel senso che mi telefoni e mi dici “Pronto? Posso prestare 16.000 franchi – dei tuoi 20.000 – a tizio, caio e sempronio?” allora mi devi la giusta parte degli interessi che ti rientrano – sempre se io accordo il prestito!

Se l’industriale paga il 10% sui 16.000 franchi (1.600 franchi) allora o il bankiere va in galera per appropriazioneindebita (infatti indebita l’industriale che, per quanto stronzo, almeno quello lì produce qualcosa) oppure mi riconosce l’accredito, versato bello bello sul mio conto, degli interessi che gli rientrano (al limite ti pago una commissione, a te banchiere, visto che si parlava prima, all’inizio, di “attività di intermediarie del credito”).

Aho! Il credito è il mio o no?! Son soldi che ho sudato! Mica son fiaschi che [fiuuuuuu!] li gonfi!

Perdindirindina!


22/07/2007 : signet@work : sandro pascucci : www.signoraggio.com v.0.9
[http://www.signoraggio.com/signoraggio_precisione_svizzera.html]

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