Pubblicato su Realpolitik.tv 19 Aprile 2012

Il nostro specialista nelle relazioni tra Iran e Russia, Emmanuel Archer, esperto francese con sede a Mosca, analizza l’evoluzione del rapporto tra Mosca, Teheran e Pechino, alla luce delle tensioni sullo scudo antimissile. Un’analisi pertinente che indica, nel momento in cui la situazione in Medio Oriente diviene tesa (il tentativo occidentale per rovesciare il regime siriano), la probabile formazione di un asse in contrappeso. – Aymeric Chauprade

Sistema di difesa missilistica: una controversia all’origine di un nuovo asse politico?

Dal discorso di Monaco di Baviera nel 2007 all’articolo per la Moskovskie Novosti nel 2012: un ritorno al punto di partenza!

L’idea di cooperazione tra la Russia e la NATO sulla creazione di difesa missilistica in Europa è stato posto sul tavolo dei negoziati di Lisbona, durante il summit Russia-NATO nel mese di novembre 2010. Durante il vertice che ha coinvolto il presidente russo Dmitry Medvedev, Mosca aveva accettato di collaborare al progetto con l’Alleanza atlantica. Molti osservatori avevano sottolineato  l’esito positivo della riunione. Il rapporto tra Medvedev e Obama era poi stato descritto come “cordiale” dal Presidente russo e il primo ministro italiano Berlusconi aveva addirittura osato giocare la carta dell’ottimismo, dichiarando: “un grande passo in avanti che pone fine definitivamente alla Guerra Fredda. “ I timori denunciati alla conferenza sulla sicurezza a Monaco di Baviera nel 2007, dal Presidente Putin sembravano essere solo un brutto ricordo. I segnali incoraggianti di un nuovo inizio tra Mosca e gli Stati Uniti, inviati in occasione della firma del trattato sulle armi strategiche (START-3) pochi mesi prima, sembravano confermarsi. Era il momento della distensione e della diplomazia calda.

Eppure, nel febbraio 2012, nel suo articolo per il quotidiano Moskovskie Novosti dedicato alla politica estera, il candidato Putin ha ribadito le critiche del 2007. Egli denuncia ancora una volta l’atteggiamento della NATO, degli Stati Uniti, così come l’architettura dello scudo missilistico in Europa.

Questi argomenti i quali ricordano stranamente quegli stessi tenuti pochi anni prima durante il suo duro discorso di Monaco, sottolineano il fallimento dei negoziati tra la Russia e il blocco americanista (BAO) sui principali temi della sicurezza internazionale.

Le ragioni del fallimento

Ricordiamo in proposito che pochi mesi dopo gli attentati dell’11 settembre 2001, il presidente Bush si era ritirato unilateralmente dal trattato ABM del 1972; trattato che nel suo statuto interdiceva esplicitamente tanto lo spiegamento del sistema globale antimissile, quanto quello dei sistemi ABM al di fuori dei confini dei paesi firmatari.
Liberato dai diversi vincoli giuridici, l’amministrazione americana si è impegnata a sviluppare partenariati strategici con un certo numero di paesi europei al fine di ottenere accordi per l’istallazione di sistemi ABM sul loro territorio. Discussioni in forma di trattative sono ancora in corso con la Bulgaria, la Repubblica Ceca, la Lituania e persino la Georgia. Accordi sono già stati trovati, invece, nel 2011 con la Turchia – che ha un radar che copre parte dello apazio russo – la Polonia (2008) e la Romania (2011) – la quale dovrebbe ospitare un radar che copre il territorio russo fino agli Urali.

Eppure, fin dall’inizio dei negoziati, la Russia era stata molto chiara. La cooperazione sarà piena o no.
Così il Cremlino aveva fatto una campagna per l’installazione di un solo sistema, integrando i dispositivi di entrambe le parti, la Russia e la NATO. Questa proposta ha avuto il vantaggio, nonostante il ritiro degli Stati Uniti dal trattato ABM del 1972, di mantenere uno statu quo e quindi garantire un buon equilibrio strategico e geopolitico tra le potenze.
Poiché la NATO, sola forza dal potere decisionale in materia, non ha ritenuto opportuno poi considerare le ripetute richieste del Cremlino, l’ex presidente Dmitry Medvedev ha avvertito gli Stati Uniti e l’Alleanza Atlantica, sulle misure di ritorsione che potrebbero essere attuate in caso di persistenza di tale atteggiamento: dispiegamento di missili di tipo Iskander  nella regione di Kaliningrad, che, ricordiamo, è in grado di attivare un radar in grado di monitorare fino a 500 obiettivi su un raggio di 6000 km (tutta l’Europa e l’Atlantico); installazione nel sud e nell’ovest del paese, di moderni sistemi offensivi in grado di distruggere le strutture di difesa missilistica; l’abbandono, se necessario , del trattato russo-americano sul disarmo nucleare, START, entrato in vigore nel febbraio 2011 e considerato un simbolo delle migliorate relazioni tra i due paesi.

Se questo scenario dovesse verificarsi, allora assisteremmo ad una rottura del fragile equilibrio delle forze in campo nucleare: la parità strategica sarebbe cambiata e l’equilibrio militare e politico sarebbe compromesso.

Perché l’attuale sviluppo del sistema ABM non sarà mai accettato dalla Russia?

Il principale argomento avanzato dagli Stati Uniti per giustificare l’istituzione del sistema di difesa missilistica in Europa, è quello di ripetere che questa struttura è necessaria per proteggere le popolazioni contro le minacce balistiche dei paesi qualificati,secondo i loro criteri, “canaglia”, in particolare l’Iran. Per quanto riguarda la Russia, il carattere esclusivamente difensivo dello scudo insiste come un leitmotiv per placare Mosca la quale secondo la NATO non ha nulla da temere da un “nemico immaginario”.

Nonostante questo, nel febbraio del 2012, ancora il primo ministro Putin dichiarava che “lo scudo missilistico degli Stati Uniti che viene distribuito in Europa, minaccia la Russia.” Il mantenimento della posizione russa sul problema è dovuto ai seguenti motivi:

  • Un scudo antimissile pur difensivo, comporta, come tutti gli scudi, un vantaggio decisivo sull’avversario eventualmente sprovvisto. Verità lapalissiana? Probabile. Ma vale la pena ricordare che uno che possiede lo scudo e l’arma padroneggia un gioco con il quale scatenare il segnale secondo convenienza nei confronti di chi non possiede che la sola arma. Il sistema difensivo-offensivo contro il solo sistema offensivo introduce uno squilibrio evidente nei rapporti di forza
  • La  griglia degli Stati Uniti in materia di individuazione di minacce potenziali non può essere un argomento ammissibile per i Russi i quali non prendono sul serio né la ragione invocata, né la minaccia balistica iraniana . Tanto più perché la Russia ha proposto a più riprese un’alternativa più efficace consistente nel dispiegamento di missili intercettori nella prossimità immediata delle frontiere dell’Iran, della Turchia, del Kuweit e ancora dell’Iraq. Proposte rimaste lettera morta. In secondo luogo, perché la Russia non condivide i timori degli Stati Uniti S t sulla politica estera dell’Iran. Infine perché numerosi specialisti concordano nel dire che l’Iran non possiede la tecnologia e il potenziale industriale in grado di progettare e produrre missili intercontinentali capaci di percorrere i circa 10.000 km che li separano dagli Stati Uniti.
  • La fiducia che la Russia accorda  agli Stati Uniti e alla NATO è oggi compromessa da pesanti precedenti. La Russia non ha tuttora dimenticato che, contrariamente alle promesse fatte a Gorbacev nel 1989, la NATO ha continuato ad estendersi ad Est, in particolare verso i paesi del Patto di Varsavia. Non ha apprezzato, tanto più, la disdetta unilaterale del trattato ABM da parte degli USA nel 2002. Più recentemente, non ha digerito le libertà che la NATO si è concessa in Libia per rovesciare il governo in carica. Infine, la Russia rimane diffidente sulla politica estera del  BAO cui rimprovera un atteggiamento gene??rale bellicista e invasivo .
  • Le numerose tergiversazioni e riaggiusta menti riguardanti i negoziati con paesi come la Polonia o la Repubblica Ceca sull’adozione dello scudo missilistico non sono suscettibili di rassicurare la Russia. Così come il rifiuto dell’amministrazione americana di fornire garanzie giuridiche attestanti che il sistema dispiegato  non sarà diretto  contro le forze di dissuasione russe, sono cose che inquietano il Cremlino.

Per tutti questi motivi, la Russia ritiene che la creazione dello scudo missilistico in Europa è un tentativo di conseguire un vantaggio strategico sulla Russia strutturale decisivo a favore della potenza americana.

Verso un nuovo asse politico: sino-russo-iraniana

Le relazioni tra Russia, Cina e Iran non datano da ieri. Tuttavia, il recente riavvicinamento tra la Russia e i due paesi, Cina e Iran, è legato ai rapporti di forza che hanno animato le relazioni tra il Cremlino e la Casa Bianca al momento della caduta dell’URSS.

Relazioni russo-cinesi

Dopo la caduta del muro di Berlino, con l’espansione della NATO verso est, la Russia ha visto la sua sfera di influenza geopolitica ridotta significativamente. Per contrastare questo accerchiamento strategico, la Russia finisce per girarsi verso la Cina, lei stessa preoccupata per il crescente isolamento sulla scena internazionale. Nel 2001, i due paesi hanno istituito il gruppo di cooperazione di Shanghai. Lo stesso anno, la Russia e la Cina hanno firmato il trattato di buon vicinato, amicizia e cooperazione, il cui articolo 12 stabilisce che la Cina e la Russia rispetteranno “gli accordi fondamentali riguardanti la salvaguardia e il mantenimento della stabilità strategica”. Questo articolo è simbolicamente importante. E ‘sia un segnale forte inviato agli Stati Uniti e la NATO, ed una linea di separazione tra due blocchi.

Relazioni russo-iraniane

Al momento dell’implosione dell’Unione Sovietica nel 1991, la Russia si trova in una situazione di notevole fragilità economica. La sua sopravvivenza dipenderà in parte sulla salute del suo complesso militare-industriale, che detiene tradizionalmente un ruolo economico importante sia in Unione Sovietica e nella Russia di oggi. Così la Russia si volge all’Iran la quale diventerà uno dei suoi tre principali mercati esteri con l’India e la Cina. Le relazioni bilaterali saranno rafforzati gradualmente con l’introduzione nel 1995 di una cooperazione nucleare e la firma di un partenariato per la costruzione della centrale nucleare di Bushehr. Nel 2001, Putin ha firmato con il suo omologo iraniano un “patto di cooperazione civile e militare.” Oltre a questi rapporti economici e energetici, l’Iran è anche uno degli osservatori dei paesi membri della SCO, riconoscendogli una posizione de facto almeno diplomatica in questa organizzazione.

Da un rapporto trilaterale congiunturale alla creazione di un asse strutturale

Le relazioni trilaterali tra la Russia, la Cina e l’Iran erano per lo più di ordine diplomatico, economico, energetico ed erano motivate, almeno nella loro avvio, da cause circostanziali. Ma in risposta ad un indurimento della strategia europea ed euroasiatica degli Stati Uniti e della NATO, i rapporti trilaterali di questi tre paesi sono pronti a entrare in una fase di oggettiva alleanza.
In primo luogo, perché la Cina, la Russia e l’Iran hanno ora ben consapevolezza della volontà del blocco BAO di stabilire un nuovo ordine mondiale (o unipolare), in netto contrasto con i propri interessi e la loro visione di un mondo multipolare. Questa consapevolezza espressa più volte nei discorsi di Vladimir Putin si può riassumere in questa frase espressa davanti agli studenti del Politecnico di Tomsk durante la sua campagna presidenziale “che (nota: gli americani) vogliono controllare tutto (…). A volte ho l’impressione che gli Stati Uniti non abbiano bisogno di alleati, ma di vassalli, e preferiscono il dominio a un partenariato tra pari “.
In secondo luogo, perché il doppio veto russo-cinese nel caso della Siria ha riavvicinato i due paesi non solo per ragioni intrinseche (accordo sulla strategia da seguire e comune successo diplomatico), ma anche per ragioni estrinseche (modello particolare di “solo contro tutti “). Il successo in questo caso, ovviamente, rafforzare la posizione dell’Iran il quale non ha mai nascosto il suo sostegno al governo siriano in carica.

La realizzazione dello scudo antimissilistico in Europa è visto da questi tre paesi come una minaccia mortale: l’Iran, perché teme che questo scudo difensivo si può trasformare in uno scudo offensivo per un futuro attacco  contro il suo territorio. La Russia per il timore che il suo potenziale strategico sia neutralizzato e, quindi, la sua influenza sulla scena internazionale in declino.Infine la Cina che teme, a causa dell’indebolimento dei suoi alleati principali, di trovarsi in una situazione di isolamento, sia economicamente che strategicamente.

Pertanto, l’attuazione del sistema ABM  potrebbe diventare, al di là del rapporto di forze strategico e militare tra le nazioni, il simbolo di una linea di demarcazione, se non, addirittura, di frattura tra due visioni del mondo che oggi si affrontano a livello internazionale. Da un lato gli Stati Uniti sostenuti dalla Alleanza Atlantica, visti da sempre più paesi, come interventisti e unipolari. Dall’altra parte, i paesi come la Russia, la Cina o l’Iran, favorevoli a un mondo multipolare e a un equilibrio di potere.

 

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