Partiamo dal campo di battaglia. L’esercito siriano è a 4 km dalla base aerea di Tabqa, sulle stesse posizioni di alcune settimane fa. Su questa rubrica, sulla scorta di fonti locali, avevamo ipotizzato che dopo l’avanzata fulminea d’inizio giugno, l’avvicinamento alla “capitale” dello Stato Islamico Raqqa avrebbe rallentato (v. articolo).

La rapidità di conquista del territorio desertico a est di Hama ha creato linee di rifornimento e comunicazione molto lunghe, col rischio di esposizione a contrattacchi ISIS.

Dopo le iniziative delle milizie del Califfato nell’ultima settimana di giugno, il fronte per ora si è assestato in uno stallo.

Sul fronte politico c’è invece una certa fibrillazione. Dopo gli accordi per il cessate il fuoco di febbraio, i contatti non ufficiali fra Mosca e Washington avevano messo a fuoco due punti centrali:

  • mantenere lo status quo politico determinato dalle vittorie sul campo dei siriani e dei loro alleati (sostanzialmente accettare Assad);
  • permettere agli americani una vittoria salva faccia che rendesse meno catastrofica la campagna siriana.

Lo sviluppo dei due punti si basava a sua volta su alcuni assiomi:

  • un minor aiuto russo ai siriani, così da rallentare la loro riconquista del Paese;
  • un appoggio massiccio degli USA ai curdi siriani, per consentire vittorie sul campo contro l’ISIS da far pesare nel futuro assetto della Siria.

In queste pagine da mesi mettiamo in evidenza l’attrito crescente tra Damasco e curdi del nord est, una volta alleati, oggi apertamente ostili (v. articolo). Tanto per fare un esempio, fonti locali ci confermano che i miliziani dell’SDF ogni volta che strappano un villaggio al Califfato, si dedicano più alla cancellazione dei simboli governativi superstiti che alla bonifica del territorio dagli islamisti, dando vita ad un’autentica corsa con Damasco per la vittoria finale.

La strizzata d’occhio fra USA e Russia avrebbe consentito una buona exit strategy a tutti, generando però malumore nel governo di Assad, costretto ad ingoiare un possibile progetto federale frutto di un calcolo geopolitico tra superpotenze (v. articolo).

Alla base dell’intesa fra russi e americani c’era il ridimensionamento dei miliziani islamisti esterni allo Stato Islamico. In particolare la Russia chiedeva l’azzeramento di Al Nusra come condizione per consentire agli americani di “rientrare“ e partecipare sul terreno (attraverso l’appoggio ai curdi) alla sconfitta del Califfato. L’annuncio di Putin di ritirare il grosso delle forze aeree dalla Siria a marzo rientrava proprio in questo scenario.

L’accordo dietro le quinte è però saltato quando Mosca si è resa conto che dalla primavera in poi l’aiuto ai terroristi non solo non è cessato, ma è addirittura aumentato, come sempre attraverso il confine turco. Proprio Al Nusra è stato il gruppo che ne avrebbe ricavato maggior giovamento.

Con buona soddisfazione di Damasco i raid russi sono allora ripresi con vigore su tutti i fronti (raddoppiati a partire da giugno) riacutizzando la polarizzazione del passato: da una parte il governo siriano e i suoi alleati; dall’altra i gruppi ribelli più o meno fondamentalisti, che li combattono. Per assurdo, in tutto questo l’ISIS diventa solo la pedina di un gioco più grande.

Cosa succederà ora?

I curdi siriani, localizzati essenzialmente nei due grandi centri Qamishli e Hasakah, sono solo strumentali alla fetta di gloria che gli USA sono obbligati a ritagliarsi prima della fine della presidenza Obama. Il loro futuro sembra comunque strozzato dall’intransigenza della Turchia. A questo proposito, era già stato ipotizzato che turchi e siriani si sarebbero riparlati un giorno sul comune problema curdo…

Riguardo lo scontro fra gruppi ribelli e Forze Armate siriane, tutto si concentrerà ancora intorno ad Aleppo. Fonti locali di Difesa Onlineassicurano che le pressioni di Iran e Hezbollah per contenere la jihad sunnita nel nord della Siria diventano ogni giorno più forti. Damasco deve per forza tenerne conto se vuole chiudere una guerra devastante in corso da ormai quasi sei anni.

In attesa che il fronte di Raqqa si muova, le prossime novità arriveranno quindi con ogni certezza da Aleppo. Non a caso sono in corso proprio in queste ore i raid russi sulle zone metropolitane controllate da Jaish al-Islam, Ahrar al-Sham e Al Nusra.

(di Giampiero Venturi)
06/07/16
 Fonte: difesaonline.it
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