di Stefano D’Andrea

Il filmato che pubblico dimostra, in modo inequivocabile, che Al-Jazeera manda in onda film relativi ai pretesi e falsi massacri perpretati dall’esercito di Assad. Quei film, poi, vengono diffusi dalle nostre televisioni nazionali e commentati dai quotidiani. E così divengono realtà per i gonzi.

Per coloro che non sono divenuti gonzi, in genere perché evitano da anni l’istupidimento televisivo, non c’era bisogno di questa o di altre prove per sapere che Al-Jazeera è parte attiva di una campagna mediatica, che ricorre continuamente a filmati artefatti, per screditare Assad e mettere il governo siriano in difficoltà.

Una persona non ancora stupidita, in questi mesi, si sarebbe posta numerose domande e avrebbe agevolmente risposto:

i) se l’esercito di Assad è stato cacciato da interi quartieri, tanto che esso ora starebbe bombardando quei quartieri, al fine di riconquistarli, come è stato cacciato l’esercito di Assad? Come hanno fatto i rivoltosi a costringere i carri armati ad abbandonare interi quartieri? Con manifestazioni pacifiche? Certamente no. Saranno serviti potenti razzi anticarro; o mine artigianali in grado di farli saltare. Altrimenti l’esercito con i carri armati non poteva essere cacciato da interi quartieri

ii) Nei quartieri conquistati dai rivoltosi abitano soltanto sostenitori dei rivoltosi? Certamente no. Di regola soltanto il 10-20% della popolazione è politicamente schierato; mentre l’altra parte aderisce all’ordine politico-giuridico che la fazione vincente impone. Fino a quando la nuova fazione non ha imposto l’ordine e mostrato di esercitare il potere, le persone comuni rimangono in attesa; impaurite; incerte su chi sia il vincitore. Come impongono i ribelli i loro ordine? Come dimostrano che sono essi ad avere il potere e non l’esercito e il governo di Assad? E’ possibile, in una situazione simile a quella che stiamo ricostruendo grazie all’uso del pensiero – il più grande dono che la natura ci aveva fatto prima che decine di anni davanti alla TV per sei ore al giorno ce lo togliessero – che i ribelli riescano ad ottenere il consenso delle persone normali, generalmente dominate e guidate dalla paura, senza la minaccia della violenza e l’applicazione di una violenza terroristica (qui l’aggettivo è utilizzato in senso puramente descrittivo)? La logica ci dice di no. L’esperienza storica ci dice di no. Perché in questo caso la logica e l’esperienza storica dovrebbero essere smentite?

iii) Come si comportano i rivoltosi con quel 10% di popolazione dei quartieri conquistati che, è dato ipotizzare, è palesemente schierato con Assad: perché lavora per il governo o appartiene notioriamente al partito Baath o ad altri partiti della compagine governativa? Li lasciano girare per il quartiere indisturbati, correndo il rischio che essi segnalino all’esercito siriano le posizioni occupate dai ribelli? Ovviamente no. Nella migliore e più benevola delle ipotesi si limitano a cacciarli dal quartiere. Ma su chi esercitano poi la violenza necessaria a dimostrare che essi hanno preso il potere nel quartiere; che la gente comune deve temere i rivoltosi e non i funzionari governativi o i rappresentanti dei partiti di governo? Insomma, non vi è alcun dubbio che i rivoltosi che hanno occupato alcuni quartieri hanno dovuto rapire o trucidare un bel po’ di persone. Non che i rivoltosi siano cattivi. Semplicemente si tratta di un mezzo necessario perché essi possano raggiungere i loro scopi. Chiunque di noi si trovasse ad organizzare e a partecipare a una simile rivolta sarebbe costretto a rapire e a uccidere molte persone che abitano il quartiere e che sono schierate con il nemico (in questo caso, il governo siriano).

iv) che senso ha, allora, indignarsi  per le violenze poste in essere da una delle parti in lotta, se sappiamo che anche l’altra parte è tenuta a compiere violenze analoghe? Perché i canali televisivi continuano a farci vedere vittime di violenze di una parte e non vittime di violenze dell’altra parte? Perché non intervistano un solo sostenitore di Assad, il quale gode certamente ancora del consenso – ideologico, per scelta politica o fondato sulla paura – di milioni di persone?

v) posto che non vi è dubbio che il governo siriano abbia il dovere di tentare di riconquistare i quartieri dai quali è stato cacciato – ogni governo in analoga condizione si porrebbe l’obiettivo – per quale ragione dovremmo pensare che si tratti di un governo di cretini, che bombarda “indiscriminatamente” il quartiere? Perché non dare per scontato che il governo siriano, come tutti i governi farebbero in analoga situazione, si sforzi di limitare, per quanto possibile, danni alla popolazione civile?

Tutto quanto precede dovrebbe costituire il presupposto comune a tutti coloro che si interessano della questione siriana. In fondo, con il pensiero, siamo giunti a sapere verità banali e ovvie. Eppure esse sfuggono a milioni di persone, ormai stupidite dalla televisione.

Pubblicando questo filmato, spero di suscitare dubbi in almeno un gonzo. So che è difficile prendere atto che si è un gonzo. So che esistono meccanismi di autodifesa che spingono a collocare la testa sotto la sabbia (o a continuare a lasciarla davanti alla TV: è la stessa cosa). So che è difficile comprendere che i filmati sui pretesi crimini perpertati dall’esercito siriano, così come tutta la cosiddetta televisione del dolore, aspirano soltanto apparentemente a suscitare nei telespettatori un sentimento di “bontà”; in realtà mirano a stupidirli e a a far sì che essi non svolgano quei ragionamenti banali che sopra ho accennato.

Tuttavia, la speranza non deve morire e si deve continuare a credere che i gonzi – che presuntuosamente credono di essere più buoni degli altri (presunzione e stupidità sono spesso la medesima cosa) – possano rendersi conto che sono stati stupiditi; che il loro odio per un dittatore o per un altro è stato inculcato nel loro animo da qualcuno senza che essi si siano resi conto dell’azione violenta e surrettizia che subivano; che l’odio verso uno o altro dittatore li spige da tempo a sostenere gruppi di fanatici criminali.

D’altra parte, l’istupidimento provocato da anni di assuefazione alla TV è reversibile. Basta spegnerla – e ovviamente non acquistare i quotidiani nazionali, in particolare La Repubblica – e dopo poco si vedranno i primi risultati

 


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Aggiungo, invece, il filmato di una vera battaglia. E’ ovvio che l’esercito siriano combatta così. Si tratta di un’altra verità banale. Il filmato dimostra anche che i ribelli sono islamisti


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