Dr Amin Hoteit Tayyar 3 giugno 2012 – Mondialisation

E’ ormai certo che la cosiddetta “crisi siriana”, che fin dall’inizio ci sembrava essere una guerra mondiale contro la Siria, sia diventato un problema universale attorno a cui il mondo si è diviso in due campi: il campo occidentale che ha progettato, promosso e diretto l’attacco da parte di mercenari arabi o regionali, almeno finora; e il campo avversario che si è unito con la forza dei propri obiettivi strategici.
Quest’ultimo ha formato un gruppo internazionale che ritiene che il successo dei progetti occidentali in Siria significherebbe il crollo di tutta la regione sotto l’influenza del neo-colonialismo, che distruggerebbe qualsiasi velleità di libertà e d’indipendenza. Il conflitto è chiaramente tra un aggressore agli ordini degli Stati Uniti, e un difensore che si è organizzato con una distribuzione coordinata dei ruoli a ogni membro della sua organizzazione strategica, in base alle proprie capacità ed efficienza nel respingere l’aggressione.

1. Più il tempo passa e più le costanti di questo confronto diventano evidente. Dopo un po’ più di quindici mesi, possono essere riassunti nel modo seguente:
1.1. Le capacità di difesa dei difensori sono superiori alle capacità di attacco degli aggressori.

Infatti, dato il potenziale di entrambi i campi, il successo del campo dell’aggressore nel raggiungere i suoi obiettivi in Siria e ridisegnare la regione, in modo che possa essere conforme agli interessi degli Stati Uniti e del sionismo, è diventato impossibile . Pertanto, estendere il campo degli aggressori ripetendo all’infinito: “Il presidente siriano deve andarsene” … “Deve cedere il potere a un governo civile di transizione” … “Abbiamo bisogno di una transizione pacifica del potere” … non fornisce altra prova che il ridicolo e l’ironia della situazione, perché si comporta come un vincitore quando è invece sconfitto e che, finora, la sua aggressione non gli ha indicato che i suoi stessi crimini hanno causato la morte di siriani innocenti … a meno che non consideri la criminalità una vittoria!
1.2. La disintegrazione e il collasso del sistema degli aggressori, mentre la coesione del sistema dei difensori sembra più solida, laddove ciascuno dei suoi membri ritene che la questione siriana lo riguardi direttamente; ciò spiega la loro presa di posizione sempre più ferma contro qualsiasi attacco o intervento straniero in Siria, e sotto qualsiasi pretesto che richieda l’uso della forza, compresa l’adozione di una risoluzione ai sensi del capitolo VII. Gli Stati Uniti sono, forse, sul punto di capire questo stato di cose, tanto più dopo l’ultima presa di posizione russa. Solo “gli urbani del petrolio” rimangono ciechi davanti l’evidenza e si rifiutano di capire. Ecco perché, con il Segretario Generale [purtroppo di nome al-Arabi] della Lega petrolifera, presuntamente preoccupata dalla “causa araba”,  continuano a cercare e a pretendere che la “questione siriana” sia sottomessa al famoso capitolo VII. Ma, in questo caso, gli appelli non saranno sentiti attraverso la porta definitivamente chiusa del Consiglio di sicurezza.
1.3. In aggiunta a quanto precede, è importante notare che ciascuno di questi due campi raccoglie e mostra le sue forze allo scopo di precipitare l’ora decisiva e di porvi fine in modo favorevole. Infatti:
1.3.1. Il campo degli aggressori, come abbiamo scritto in precedenza [1], ha organizzato manovre militari su vasta scala in Giordania, sotto il nome di “Leone in stato di allerta“, dopo aver reclutato tutte le forze che possano svolgere un ruolo nel suo futuro intervento militare in Siria. Ha assai generosamente inondato la sua presunta “opposizione siriana” di armi di ogni genere e di ogni tecnologia, per garantire ai mercenari terroristi che gli sono asserviti i mezzi per commettere i loro crimini. Ha incaricato gli osservatori internazionali di raccogliere informazioni utili e di condurre lo studio per favorire il suo futuro intervento militare. Ha deciso di strangolare i media siriani per creare le condizioni favorevoli  alla sua operazione militare, che suggerisce molto vicina, con o senza la risoluzione del Consiglio di Sicurezza. Infine, ecco che si avviano le manovre israeliane per, diciamo, dare il messaggio di un attacco contro le roccaforti di Hezbollah!
1.3.2. Il campo dei difensori, dopo aver resistito assorbendo gli urti dall’inizio dell’assalto, e dopo aver dato il  tempo utile alla Siria per realizzare le sue riforme, inizia anche a raccogliere e ad esibire le sue forze per rafforzare la sua difesa e confermare le sue conquiste. Così, e dopo le riuscite elezioni in Siria, è arrivata la decisione finale e ferma di combattere il terrorismo senza tregua; seguita dal “test a sorpresa” corrispondente al lancio di missili balistici intercontinentali russi [2], creando confusione nel campo avversario, che ha ben capito la gravità del nuovo messaggio militare, che indica che le decisioni politiche dichiarate da Mosca, dentro e fuori il Consiglio di Sicurezza, si basano su una vera potenza militare pronta a rispondere in caso di attacco. Un progetto di manovre militari congiunte in alcuni membri di questa organizzazione difensiva, non ha tardato a manifestarsi. Per quanto riguarda il piano di strangolamento dei media siriani, è fallito ancora prima essere attuato dall’adozione di misure adeguate alle circostanze e in grado di tutelare il diritto della Siria a fare sentire la sua verità.

2. In queste condizioni, il problema che si pone è il divenire di questa crisi globale, rivelata dalla cosiddetta crisi siriana: il mondo è alla vigilia di un confronto militare globale, o questi spettacoli di forza servono come risorse nei futuri negoziati? Tuttavia, in termini di guerra, non è ragionevolmente possibile lanciare un attacco prima di assicurarsi due fattori: il primo è la possibilità di conseguire l’obiettivo desiderato portando l’avversario al collasso o una sorta di depressione o delirio; il secondo corrisponde alla capacità di trasformare una vittoria militare in una vittoria politica che potrebbe contribuire ad ancorare, mantenere e sfruttare la vittoria. In alcuni casi, un terzo elemento deve essere preso in considerazione e corrisponde a ciò che l’aggressore può sopportare come perdite potenziali a seguito del confronto. Se applichiamo queste regole immutabili al campo degli aggressori, troviamo che:
2.1. Nel campo della guerra convenzionale, le forze militari essenziali di questo campo [la NATO] escono da due decenni deludenti che ne hanno esaurito le economie, al punto che non possono  considerare una nuova guerra, mentre il campo avversario ha una capacità militare difensiva che sarebbe estremamente difficile da battere; cosa che ci porta a far cadere la possibilità di un intervento militare, giustificato o meno da una risoluzione del Consiglio di Sicurezza.
2.2. Nel campo delle guerriglia e delle azioni terroristiche in corso, alimentato e diretto dal campo degli aggressori che spingono l’escalation delle violenze e la sua generalizzazione a tutto il territorio, comprese le grandi città siriane [Damasco e Aleppo], il battage mediatico e il potenziale degli aggressori sono oltre la soglia necessaria alla realizzazione del loro progetto. Tuttavia, è ormai molto chiaro che il prossimo passo nella lotta contro il terrorismo sarà diverso da quelli precedenti, soprattutto perché dopo la formazione del nuovo governo, risultante dalle elezioni parlamentari libere, non ci sarà alcun problema ad opporre delle linee rosse invalicabili alle forze militari siriane e impedirgli di fare ciò che deve essere fatto. Non sarà più possibile al terrorismo mediatico e politico del campo degli aggressori che sono dietro gli assassini, continuare le loro campagne fraudolente accusando lo Stato siriano dei loro crimini. Non sarà più accettabile che la missione degli osservatori internazionali serva ad intensificare le operazioni criminali, missione oramai discutibile viste le sue mancanze volontarie o involontarie nel dire la verità!
2.3. Per il resto, basti ricordare l’incapacità di Israele di istituire una organizzazione difensiva che avrebbe protetto il suo fronte interno. Non vede l’ora di attaccare l’Iran, oltre a tutte le minacce che continua ad alimentare contro il suo programma nucleare. Questa semplice annotazione è sufficiente per capire che il campo degli aggressori non è in grado di sopportare la possibile reazione alla sua aggressione.

3. Quindi, possiamo dedurre che la guerra militare contro la Siria sia molto improbabile, che la guerra terroristica non permetterà all’aggressore di raggiungere i suoi obiettivi ma, al contrario, gli imporrà delle perdite che lo usureranno, anche se ci vorrà del tempo. A questo punto possiamo tornare alla domanda posta sopra: perché una tale concentrazione di forze?
Crediamo che la risposta stia nel fatto che il campo aggressore, che ha constatato il suo fallimento, sa che l’unica via di fuga rimastogli passa attraverso una soluzione negoziata e pacifica, ma sa anche che chi si mette al tavolo dei negoziati riceve solo una quota proporzionale di quello che ha preso sul campo e alle carte che tiene in mano; motivo per cui cerca di raccogliere il massimo possibile, affinché la sua sconfitta gli diventi tollerabile, ora che la sua vittoria in Siria è entrata nel regno della finzione, e che la Russia ha lanciato i suoi inviti al negoziato secondo un codice comprensibile da chiunque conosca il protocollo: un missile che toglie ogni dubbio, dissipa i deliri e apre la strada alla pace! Così, il presidente Bashar al-Assad avrà offerto al padre l’equilibrio strategico per il quale ha sempre lavorato e di cui ha sempre agognato, commemorando il decimo anniversario della sua morte.

Note
[1] Syrie: Manœuvres militaires en Jordanie…simple message ou signes avant-coureurs d’une opération militaire conjointe de 19 pays.
[2] Missile balistico intercontinentale nucleare russo.

Il Dottor Amin Hoteit è un analista politico, esperto di strategia militare,  generale di brigata in pensione libanese.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Commenta su Facebook