Il presidente di turno del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, l’ambasciatore indiano Hardeep Singh, ha annunciato ieri il raggiungimento dell’accordo fra i diversi membri del massimo organo dell’Onu sull’approvazione di una dichiarazione di condanna del governo siriano per “le enormi violazioni dei diritti umani e per l’uso della forza contro i civili” . Un’intesa di fatto raggiunta solo nella serata di mercoledì dopo che anche la seconda e la terza riunione del Consiglio di sicurezza si erano concluse con un nulla di fatto. Tuttavia nel pomeriggio di ieri la Russia aveva annunciato l’imminente approvazione del documento, sottolineando come al raggiungimento di una intesa totale mancasse soltanto la modifica di alcuni dettagli. “Il diavolo sta nei particolari, e diversi Paesi non sono soddisfatti dal testo proposto dagli occidentali, che non considerano abbastanza bilanciato”, aveva dichiarato l’ambasciatore russo all’Onu, Vitaly Ciurkin, parlando con i giornalisti. Con il testo stilato dal Consiglio, una dichiarazione della presidenza non vincolante e quindi non una risoluzione vera e propria, le Nazioni Unite: chiedono al governo di Damasco “la fine immediata di tutte le violenze”, invitano tutte le parti “ad agire con il massimo della moderazione, astenendosi da rappresaglie, inclusi attacchi contro le istituzioni dello Stato” e si rammaricano “per la mancanza di progressi nell’attuazione delle riforme”. L’Onu si dimostra quindi ancora una volta un’organizzazione fantoccio alla mercé degli Stati Uniti. Pur riconoscendo la presenza di gruppi armati pronti a colpire le istituzioni del Paese arabo, infatti, i membri del Consiglio hanno approvato un documento che condanna le violenze del governo siriano, delle quali non si hanno le prove, e non riconosce inspiegabilmente le nuove leggi approvate volute dal presidente al Assad e che rappresentano un risposta concreta alle richieste della popolazione.
E in attesa di conoscere le conseguenze reali del provvedimento l’Onu adottato contro il Paese arabo, il presidente del Parlamento di Damasco, Mahmoud al Abrash, ha convocato una seduta straordinaria dell’Assemblea legislativa per le ore 12 di domenica prossima con all’ordine del giorno “questioni relative agli interessi del Paese e dei cittadini”.
Infine, anche se probabilmente l’opposizione della Russia all’adozione di una risoluzione formale contro la Siria ha allontanato ancora di più la possibilità di un intervento armato, come invece auspicato dalla Gran Bretagna, va sottolineato come il Cremlino abbia ceduto nuovamente alle pressioni occidentali in sede Onu. Le conseguenze dei precedenti in questo ambito non sono delle migliori, basta ricordare l’approvazione delle sanzioni contro l’Iran e l’attacco alla Libia, azioni più che discutibili nate proprio sull’astensione di Mosca nelle relative votazioni del Consiglio di sicurezza.
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