di: Matteo Bernabei
m.bernabei@rinascita.eu

È stato un nuovo fine settimana di manifestazioni quello appena trascorso in Siria. Migliaia di persone si sono radunate per le strade delle città del Paese arabo, alcune per protestare contro l’esecutivo di Bashar al Assad, altre invece per manifestare la propria solidarietà al presidente. E proprio come accaduto nei giorni scorsi, dal fronte delle manifestazioni antigovernative sono giunte numerose notizie di scontri con la polizia, che avrebbe addirittura aperto il fuoco sulla folla. Notizie diffuse come sempre da dimostranti anonimi attraverso i principali social network. Testimonianze oculari, o presunte tali, che però raccontano esclusivamente di morti e feriti fra i manifestanti senza mai citare, invece, le numerose vittime fra le forze sicurezza che pure ci sono state.
Agenti uccisi da colpi d’arma da fuoco sparati da gruppi armati che nulla avevano a che vedere con i manifestanti. Più volte in passato tanto il presidente al Assad, quanto i membri dell’esecutivo siriano, avevano denunciato la presenza di gruppi armati nel Paese. Un sospetto che aveva trovato una prima conferma con il sequestro di un carico di armi, provenienti dal Libano e destinato in Siria, intercettato dalle autorità di Damasco alcune settimane fa. Ma ieri l’ipotesi di ingerenze esterne nella vita politica del Paese arabo ha trovato un riscontro ancora più importante. Secondo quanto rivelato dal portale Wikileaks, specializzato nella divulgazione di materiale riservato, il dipartimento di Stato nordamericano avrebbe finanziato segretamente gruppi dell’opposizione siriana all’interno del Paese e in esilio. Nei cablogrammi diffusi dal sito che fa riferimento a Julian Assange, e pubblicati dal Washington Post, si legge di come gli Stati Uniti abbiano sovvenzionato fin dal 2006 con sei milioni di dollari la creazione di un’emittente televisiva satellitare con sede a Londra, Barada Tv.  La “sponsorizzazione” nordamericana iniziata sotto la presidenza di Georges W. Bush come diretta conseguenza del congelamento delle relazioni politiche con Damasco nel 2005, si legge nei documenti diffusi dal Washington Post, è proseguita poi anche con l’arrivo alla Casa Bianca di Barack Obama, nonostante gli apparenti tentativi di ripristinare le relazioni con il governo di al Assad.
Dai cablogrammi è evidente inoltre come tale sovvenzionamento sia proseguito anche nel 2010, non ci sono tuttavia notizie riguardanti il probabile proseguimento dei finanziamenti alle operazioni interne anche nel 2011. Se così fosse si spiegherebbe facilmente sia il tentativo di infiltrare armi nel Paese attraverso il Libano del filo-statunitense Saad Hariri, e la conseguente presenza di gruppi armati, sia il proseguire delle manifestazioni di piazza nonostante le riforme annunciate dal capo di Stato siriano, che solo domenica scorsa ha comunicato l’abolizione della legge di emergenza entro la fine di questa settimana. Il governo di Damasco è tornato a denunciare ieri atti di sabotaggio, forte ora anche di prove concrete, ma è certo che i media internazionali e i governi occidentali ignoreranno l’evidenza per venire incontro alla volontà degli Usa di sovvertire il legittimo governo siriano.

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