di: mcc43

Nell’articolo  Washington and Damascus , Saul Laundau,   Professore  Emerito alla  California State University di Pomona e Vice Presidente dell’ Institute for Policy Studies, esordisce così.

La Siria è diventata un grave pericolo. Anche i paesi vicino sentono l’impatto della violenza:  fra i rifugiati in Turchia, e nei  focolai di combattimento nelle strade di Tripoli  in Libano,  la pace dipende da minime  sfumature degli accordi tra cristiani e sunniti e sciiti.

I curdi iracheni  del Nord condividono con i curdi siriani l’ideale di un loro stato che periodicamente  induce la Turchia a pesanti repressioni militari.

Giordania e Israele guardano con preoccupazione alle bande della quotidiana guerriglia urbana. Jihadisti e  estremisti islamici armati entrano in Siria dai paesi limitrofi – ma anche dal Pakistan, Tunisia, Algeria e Kuwait.

Gruppi ribelli conducono imboscate, attaccano i punti di controllo, distruggono la proprietà pubblica, uccidono militari  – circa 250 sono stati uccisi in dieci giorni tra fine maggio e inizio giugno. Inoltre rapine, stupri  e massacri di civili pro-regime  vengono spacciati come “è stato Assad!” ai media americani.

Per fermare i ribelli  le forze di Assad bersagliano i  quartieri dove si nascondono i ribelli. E’ così che essi sperano di provocare un intervento militare dell’Occidente sapendo di non poter sconfiggere l’esercito siriano senza aiuto esterno.
La descrizione è   esatta, altrettanto assente dai nostri media come da quelli americani.
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L’esercito siriano non è equipaggiato soltanto per le sfilate celebrative del regime,  a differenza di quello libico,  ma  attrezzato  per la guerra.

I ribelli  sono stati progressivamente armati  dalle potenze straniere che li sostengono:  la famosa coalizione  “amici della Siria”  [ved SIRIA: la spudorata arroganza dei suoi “amici” warmonger  ].

Le loro file sono incrementate  da reduci  jihadisti  da  Afghanistan, Iraq, Libya   [ved.  Lo sceicco e il terrorista,dalla Libia alla Siria ]  oltre che da agenti delle forze speciali della coalizione, quali gli M16 britannici.

Anche così non possono  reggere il confronto, nemmeno con l’ulteriore aiuto d’intelligence straniere che li guidano agli obiettivi da colpire . Non è estranea a questo nemmeno la UNSMIS ,  United Nations Supervision Mission in Syria,  comandata dal generale Robert Mood. Un membro della stessa  Missione lo accusa di  “agire per scopi propri”  e di  raccogliere dati al di fuori dei compiti assegnati dal mandato Onu; la stima sulla sua imparzialità  è tale che ormai  lo si  taccia apertamente di “spionaggio”.

Le notizie dei media siriani  non vengono rilanciate dalle testate occidentali  o sono assimilate a  propaganda di regime.

Passata quasi sotto silenzio la consultazione sulla nuova Costituzione  che ha sancito la fine del monopartitismo; qui il testo integrale sottoposto a referendum.

Le notizie delle fonti dei ribelli, invece,  sono abbondanti e riportate  in modo acritico. Illimitata credibilità va all’Osservatorio Siriano per i diritti umani, Sohr, entità misteriosa con sede a Londra. La sua  inconsistenza è emersa platealmente obbligando i  membri a una pubblica lettera di scuse .

Grazie alla  notizie prive di verifica del Sohr, ogni giorno un numero impressionante di morti viene attribuito  al Governo, aggiungendo qualche tocco di colore che ne accresce la ferocia.  Per esempio, la  BBC  è stata colta (come per la Libia) con le mani nel sacco: in un servizio sul” massacro di Houla”  ha usato vecchie immagini scattate  in Iraq.   Smascherata dalla concorrenza, la BBC ha fatto ammenda, ma chi lo ha saputo al di fuori del Regno Unito?

Ci parlano, commentatori e politici, di “popolo siriano” in rivolta, comunicando occultamente l’idea che l’intera cittadinanza si ribelli a un tiranno indesiderato; le manifestazioni a sostegno del governo vengono taciute o considerate manovre del regime, quando non spacciate per manifestazioni dei ribelli.

Altrettanto si cela il fatto che i  rappresentanti della rivolta compongono almeno due diversi  comitati  che né l’Onu né i paesi  della coalizione riescono a mettere d’accordo per dare una parvenza di idealismo alla situazione conflittuale che perdura da quasi un anno e mezzo.

Una situazione  da cui non si sa come uscire  poiché  Russia e Cina  hanno finora votato contro ogni misura americana  in Consiglio di sicurezza. Alla Russia viene rivolta l’accusa di rifornire di armi Assad.  Accusa ovviamente rigettata,  ma in pratica ciò che la Russia fa è continuare le transazioni come in precedenza. Senza violare alcunchè dal momento che non vige un embargo [solamente oggi  è  posto seriamente  all’ordine del giorno  nella riunione  a livello di Ministri degli esteri della UE.] .

Armi di ogni genere arrivano  a tutti in Siria, con la differenza che  la Russia tratta con il Governo di uno stato membro dell’Assemblea ONU, i paesi  occidentali, più Arabia Saudita e Qatar,  con  bande che in parte essi stessi hanno organizzato nell’intento di rovesciare Assad,  incuranti  o intenzionati  a provocare lo sfacelo di questo stato multiconfessionale dove  immediatamente si accenderebbe lo scontro già  in atto nel mondo islamico fra Sciiti e Sunniti.

“Quello che era cominciato come rivolta laica anti-Assad in Facebook, somiglia sempre più a una jihad condotta dai fondamentalisti” scrive il Jerusalem Post.

Il mistero degli aerei turchi

1) il caccia F4 abbattuto

Venerdì  22 giugno un jet sicuramente turco è statosicuramente abbattuto dagli apparati di difesa siriani. L’altra certezza è che il relitto riposa ora a una profondità di  1300 metri  in acque siriane.

Tutto il resto è gioco delle parti. “Volava nel nostro cielo, afferma la Siria, e a bassa quota, anche se fosse stato di un altro paese lo avremmo abbattuto”.

“”Abbiamo chiesto alla parte turcadi formare un comitato militare turco per venire ad ispezionare la scena, ma non abbiamo ricevuto alcuna risposta”.

“Volava in spazio internazionale, afferma la Turchia”. Però sabato  il  Ministro degli Esteri Ahmet Davutoglu  ha ammesso che l’aereo “potrebbe  aver sconfinato per errore”.

I militari vanno anche oltre nel dare conferma indiretta:  “gli sconfinamenti sono normali, l’abbattimento si poteva evitare” . [notizia e immagine  Corriere della Sera 25.6, Maurizio Caprara].

2) il Casa CN-235 non abbattuto

Aggiungono poi i militari turchi, in una riunione di domenica con gli Ambasciatori UE, che anche un altro aereo, un “Casa” spagnolo che seguiva la stessa rotta del jet segnalante difficoltà, era stato fatto segno di colpi sparati dalla contraerea siriana. 

La notizia di questo secondo aereo è data erroneamente da qualche testata che la definisce un “nuovo” incidente, anzichè un evento dello stesso giorno; viene inoltre riportato  che l’aereo –  Casa CN-235– è  un aereo da ricognizione.

Ma, se è esatto il nome del velivolo, si tratta di un aereo da trasporto tattico. Ovvero aerei che vengono anche impiegati per il rifornimento di carburante in volo.

Con un pò di maestria dei turchi nel dare informazioni e un altro pò di confusione involontaria dei media, è possibile che passi inavvertito che il jet abbattuto aveva in realtà un piano di volo di lunga durata, necessitante assistenza in quota.  Allora la contraerea siriana sarebbe più che giustificata nell’aver temuto un attacco aereo straniero.

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Ankara ha chiesto immediatamente una riunione Nato,  appellandosi all’articolo 4 del trattato costitutivo dell’Alleanza che è chiamata ad intervenire nel caso uno dei suoi membri subisca un attacco.

Sembra a me palesemente falso sostenere che abbattere l’aereo, precipitato poi in acque siriane,  sia configurabile come aggressione della Siria alla Turchia.

A ogni buon conto  perché  i turchi hanno mandato da quelle parti un bombardiere, forse  insieme a un aereo da trasporto tattico?

Ricognizioni pro ribelli, magari in forma abituale alle quali i siriani hanno deciso di mettere uno stop?

Un test sulla tecnologia antimissile russa in possesso di Assad? Lo rivela il sito israeliano Debkafile,aggiungendo che l’aereo turco, invece,  aveva a bordo tecnologia fornita da Israele,  precisando  per onor di bandiera che il programma di fornitura era stato sospeso dai turchi prima di essere messo  perfettamente punto.

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Al  meeting Nato di Buxelles  la Turchia andrà preceduta dalla dichiarazione rilasciata dopo la riunione con i Ministri Esteri UE “La Turchia non ha intenzioni di fare la guerra a nessuno”. Ottima premessa, vista l’informazione della Debkafiledi  qualche giorno fa, secondo la quale un intervento militare dell’Occidente sarebbe  già pianificato:

Fonti ufficiali Usa dicono che gli stati Uniti senza alcun dubbio pianificano un intervento militare in Siria.  L’intervento avverrà. Non è una questione di ‘se’, ma ‘quando’ “, il sito web israeliano DEBKAfile ha detto sabato citando  fonti anonime. “

Dalla situazione siriana occorre uscire, ma aprire un altro fronte mentre Obama è in campagna elettorale è credibile solamente  architettando  una situazione tale che astenersi davanti alla pubblica opinione significherebbe perdere le elezioni.

Non basta, dunque, questo incidente non ancora chiarito. Potrebbe solo essere un inizio o  più probabilmente una delle forme di pressione con le quali si sta lentamente piegando la resistenza dei siriani che vogliono un cambiamento diverso dalla guerra civile.

– bibliografia Siria in  http://www.searcheeze.com/p/mcc43/siria

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