Michel Chossudovsky
La fabbricazione del pretesto per un “intervento umanitario” di USA/NATO
Ci sono evidenze di gravi manipolazioni da parte dei media e di falsificazioni fin dall’inizio del movimento di protesta nel sud della Siria a partire dal 17 marzo.
I media occidentali hanno presentato gli avvenimenti in Siria, come parte del più ampio movimento arabo di protesta pro-democrazia, diffusosi spontaneamente dalla Tunisia, all’Egitto, dalla Libia alla Siria.
La copertura mediatica è concentrata sulla polizia siriana e sulle forze armate, che sono accusate di sparare e uccidere indiscriminatamente manifestanti disarmati a favore della democrazia. Se queste sparatorie da parte della polizia si sono effettivamente verificate, i media non hanno però menzionato che tra i manifestanti c’erano uomini armati e cecchini che sparavano sia alle forze di sicurezza che ai manifestanti…..

Le cifre relative ai morti presentate nelle relazioni sono spesso prive di fondamento. Molti documenti sono ” secondo quanto riportato dai testimoni”. Le immagini e i filmati dei video in onda su Al Jazeera e CNN non sempre corrispondono agli eventi che vengono descritti nelle notizie.
Ci sono certamente dei motivi per le tensioni sociali e le proteste di massa in Siria: la disoccupazione è aumentata negli anni recenti, le condizioni sociali si sono deteriorate, soprattutto dopo l’approvazione nel 2006 di ampie riforme economiche sotto la guida del FMI. La “medicina economica” del Fondo Monetario Internazionale comprende le misure di austerità, il congelamento dei salari, la deregolamentazione del sistema finanziario, la riforma del commercio e le privatizzazioni (http://www.imf.org/external/np/ms/2006/051406.htm 2006)
[…] a differenza di Egitto e Tunisia, in Siria vi è un notevole sostegno popolare per il presidente Bashar Al Assad. La grande manifestazione a Damasco del 29 marzo, ” con decine di migliaia di tifosi” (Reuters) del presidente Al Assad è stata appena accennata. Eppure, con un’incredibile capovolta, le immagini e i video di diversi eventi filo-governativi sono stati usati dai media occidentali per convincere l’opinione pubblica internazionale che il presidente era di fronte a manifestazioni di massa contro il governo.
“L’epicentro” del movimento di protesta. Daraa: una piccola città di confine nel sud della Siria
Qual è la natura del movimento di protesta? Da quali settori della società siriana si emana? Cosa ha provocato la violenza?
Qual è la causa delle morti?
L’esistenza di una insurrezione organizzata composta da bande armate coinvolte in atti di omicidio e incendio doloso è stato respinta dai media occidentali, nonostante le evidenze.
Le manifestazioni non sono iniziate a Damasco, capitale della nazione. Innanzitutto, le proteste non si sono concretizzate in un movimento di massa dei cittadini nella capitale della Siria.
Le manifestazioni sono iniziate a Daraa, una piccola città di 75.000 abitanti, presso il confine fra Siria e Giordania, anziché a Damasco o ad Aleppo, dove si trova la base dell’opposizione politica organizzata e dei movimenti sociali. […]
Secondo quanto riportato da Associated Press (citando anonimi “testimoni” e “attivisti”) le proteste nei primi tempi a Daraa sono così descritte:
La violenza a Daraa, una città di circa 300.000 abitanti vicino al confine con la Giordania, è diventata rapidamente una grande sfida per il presidente Bashar Assad, …. la polizia siriana ha lanciato mercoledì un attacco implacabile in un quartiere rifugio dei manifestanti anti-governativi [Daraa], colpendone fatalmente almeno 15, in un’operazione iniziata prima dell’alba, secondo quanto hanno detto dei testimoni.
Almeno sei persone sono state uccise durante l’attacco al mattino contro la moschea al-Omari nella città agricola meridionale di Daraa, dove i manifestanti sono scesi in piazza per le riforme e le libertà politiche, secondo quanto affermato da testimoni. Un attivista in contatto con alcuni a Daraa ha detto che la polizia ha sparato ad altre tre persone che stavano protestando nel centro della città di epoca romana dopo il crepuscolo. Sei corpi sono stati trovati più tardi nella giornata, in base a quanto ha riportato l’attivista.
Mentre le vittime aumentano, la gente dai villaggi vicini di Inkhil, Jasim, dal villaggio di Khirbet Ghazaleh e al-Harrah hanno tentato di marciare nella notte di mercoledì verso Daraa, ma le forze di sicurezza hanno aperto il fuoco mentre si avvicinavano, racconta l’attivista. Non è stato immediatamente chiaro se ci fossero più morti o feriti. (AP, 23 marzo 2011)
La relazione AP gonfia i numeri: Daraa si presenta come una città di 300.000 abitanti, mentre in realtà la sua popolazione è di 75.000, mentre i “manifestanti si sono riuniti a migliaia” e le “vittime sono aumentate”. […]
Notizie israeliane e libanesi (che ammettono la morte di agenti di polizia) forniscono un quadro più chiaro di quello che è successo il 17 e 18 marzo a Daraa. La Israel National News Report (che non può essere accusata di parzialità a favore di Damasco), ha dato notizia di questi stessi eventi come segue:
Sette agenti di polizia e almeno quattro manifestanti in Siria sono stati uccisi in continui violenti scontri scoppiati nella città meridionale di Daraa lo scorso giovedi.
…. Venerdì la polizia ha aperto il fuoco sui manifestanti armati, uccidendo quattro persone e ferendone ben altre 100. Secondo un testimone, che ha parlato alla stampa in condizioni di anonimato, “Hanno usato subito munizioni vere – nessun lancio di gas o di qualsiasi altra cosa.”
…. Con un inaspettato gesto destinato ad alleviare le tensioni, il governo ha offerto di rilasciare gli studenti detenuti, ma sette agenti di polizia sono stati uccisi e la sede del partito Baath e il palazzo di giustizia sono stati bruciati, durante le nuove violenze di domenica. (Gavriel Queenann, Siria: sette poliziotti uccisi, Edifici dati al rogo durante le proteste, Israel National News, Arutz Sheva, 21 marzo 2011)
Le news libanesi, citando varie fonti, riconoscono anche l’uccisione di sette poliziotti a Dara’a: Sono stati uccisi “durante gli scontri tra le forze di sicurezza e i manifestanti” … “Sono stati uccisi cercando di allontanare i manifestanti durante la manifestazione a Dara’a”
Secondo il report libanese di Ya Libnan, che cita Al Jazeera, i manifestanti avevano “bruciato il quartier generale del partito Baath e il palazzo del governo a Dara’a”
Le notizie degli eventi a Dara’a confermano quanto segue:
1. Questa non era una “protesta pacifica”, come sostenuto dai media occidentali. Molti dei “manifestanti” avevano armi da fuoco e li stavano utilizzando contro la polizia: “La polizia ha aperto il fuoco sui manifestanti armati uccidendone quattro”.
2. Dal numero delle vittime iniziale (Israel News), c’erano più poliziotti che manifestanti uccisi […].Secondo i media siriani, vi erano anche cecchini sui tetti che stavano sparando sia alla polizia che ai manifestanti.
Ciò che è chiaro da questi rapporti iniziali è che molti dei manifestanti non erano tali, bensì terroristi impegnati in atti premeditati di uccisioni e di incendi dolosi. […]
Il “movimento di protesta” a Dara’a del 18 marzo aveva tutte le apparenze di un evento organizzato, con ogni probabilità, con il sostegno segreto del Mossad e/o dell’intelligence occidentale. Fonti governative evidenziano il ruolo di gruppi radicali salafiti (sostenuti da Israele).
Altre notizie evidenziano il ruolo dell’Arabia Saudita nel finanziamento del movimento di protesta.
[…] Non ci sono prove concrete che dietro i terroristi ci siano organizzazioni islamiche e il governo non ha rilasciato informazioni utili a corroborare chi sono questi gruppi.
Sia la Fratellanza Musulmana siriana (la cui leadership è in esilio in Gran Bretagna) che l’Hizb ut-Tahrir (Partito della Liberazione), tra gli altri, hanno sostenuto il movimento di protesta. L’Hizb ut Tahir (guidato nel 1980 dal siriano Omar Bakri Muhammad) tende a “dominare la scena britannica islamista”, secondo gli affari esteri. L’Hizb ut Tahir è anche considerato di importanza strategica in Gran Bretagna, per i servizi segreti dell’MI6, nel perseguimento degli interessi anglo-americani in Medio Oriente e Asia Centrale.
La Siria è un paese laico arabo, una società basata sulla tolleranza religiosa, dove musulmani e cristiani hanno vissuto per diversi secoli in pace. L’Hizb ut-Tahrir (Partito della Liberazione) è un movimento politico radicale impegnato nella creazione di un califfato islamico. In Siria, il suo obiettivo dichiarato è quello di destabilizzare lo Stato laico.
Dalla fine della guerra sovietico-afgana, le agenzie di intelligence occidentali e il Mossad israeliano hanno costantemente utilizzato varie organizzazioni terroristiche islamiche per “attività di intelligence”. Sia Washington che il suo indefettibile alleato britannico hanno fornito sostegno segreto ai “terroristi islamici ” in Afghanistan, Bosnia, Kosovo, Libia, ecc… come mezzo per innescare conflitti etnici, violenza e instabilità politica.
Il movimento di protesta organizzato in Siria è modellato sulla Libia. L’insurrezione in Libia orientale è integrata dal Gruppo combattente islamico libico (LIFG) che è supportato da MI6 e CIA. L’obiettivo finale del movimento di protesta della Siria, attraverso le menzogne e gli artifici dei mediai, è quello di creare divisioni all’interno della società siriana e giustificare un eventuale “intervento umanitario “.
Insurrezione armata in Siria

[…]Il 27 aprile la Russia e la Cina hanno evidentemente impedito che gli USA ei loro alleati della NATO imponessero un equivalente della risoluzione 1973 contro la Siria nel Consiglio di Sicurezza, con il vice ambasciatore russo alle Nazioni Unite Alexander Pankin che ha affermato che la situazione attuale in Siria “non presenta minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale “. La Siria è l’ultima vera partner della Russia nel Mediterraneo e nel mondo arabo e ospita una delle due basi navali russe all’estero, a Tartus. (L’altra è in Crimea, in Ucraina).
[…]

Che cosa ci attende?
La prospettiva a lungo termine della politica estera degli Stati Uniti è il “cambiamento di regime” e la destabilizzazione della Siria come Stato-nazione indipendente, attraverso un processo coperto di “democratizzazione” o con mezzi militari.
La Siria è sulla lista degli “stati canaglia”, obiettivi per un intervento militare degli Stati Uniti. Come confermato dall’ ex comandante generale della NATO Wesley Clark, “il piano quinquennale di campagna [include] … un totale di sette paesi, a partire dall’Iraq, poi Siria, Libano, Libia, Iran, Somalia e Sudan” (dichiarazione ufficiale del Pentagono, rilasciata dal generale Wesley Clark).
L’obiettivo è quello di indebolire le strutture dello Stato, giustificando un eventuale “intervento umanitario” sponsorizzato dall’Onu. Tale intervento, in prima istanza, potrebbe assumere la forma di un embargo rafforzato sul paese (comprese le sanzioni), nonché il congelamento dei beni siriani nelle banche e nelle istituzioni finanziarie estere.
Mentre un intervento militare USA-NATO nel futuro immediato sembra altamente improbabile, la Siria è comunque sulla tabella di marcia militare del Pentagono; questo vale a dire che una eventuale guerra contro la Siria è stata prevista sia da Washington che da Tel Aviv.
Se dovesse accadere, in futuro, essa porterebbe a una escalation. Israele sarebbe inevitabilmente coinvolto. E gli scontri infiammerebbero tutta la regione Medio Orientale dell’Asia centrale, dal Mediterraneo orientale al confine cinese-afghano.
Pubblicato da marco cedolin
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