L’esercito cinese fornirà aiuti umanitari alla Siria. È questo l’accordo siglato poche ore fa tra Pechino e Damasco. La Cina potrebbe anche inviare istruttori per la formazione dell’esercito siriano.

Secondo l’agenzia di stampa Xinhua, il direttore per la Cooperazione Internazionale della Commissione Militare Centrale, Guan Youfei, è arrivato a Damasco ieri per una serie di colloqui con il ministro della Difesa siriano Fahad Jassim al-Freij. Ha detto Youfei durante l’incontro: “I militari cinesi e siriani sono legati da un profondo legame di amicizia. Il nostro esercito è disposto a rafforzare la cooperazione con quello siriano”. Le due delegazioni hanno discusso il potenziamento della formazione, annunciando, a margine dell’incontro, il raggiungimento di un accordo per la “fornitura, ad opera dell’esercito cinese, di aiuti umanitari alla Siria”. Secondo l’agenzia Xinhua, Youfei avrebbe incontrato anche una delegazione russa prima di ripartire dalla capitale siriana.

La posizione della Cina, sebbene un loro discreto coinvolgimento sia in atto fin dalle prime fasi del conflitto, è ormai chiara. Schierandosi apertamente dichiarando guerra al terrorismo, la Cina riconosce politicamente il regime di Damasco e si allinea alla linea diplomatica degli altri due paesi già presenti sul terreno a sostegno di Assad: Russia ed Iran.

Nelle prossime settimane, dietro la voce “aiuti umanitari”, il coinvolgimento della Cina in Siria sarà crescente. All’angolo gli Stati Uniti che, ormai, non possono non tenere conto dell’asse Russia-Iran-Cina venutosi a creare a sostegno di Assad. È ancora presto per determinare il reale impatto che il coinvolgimento cinese avrà in Siria, ma rappresenta la prima presa di posizione di Pechino.

I media cinesi, nel commentare l’incontro avvenuto in Siria tra le due delegazioni, rilevano che l’opinione pubblica in patria è per la maggior parte schierata con il governo del presidente Bashar Assad ed il coinvolgimento militare russo. Semplice mossa, quella dei media di Stato, che iniziano a preparare il campo a quello che sarà un coinvolgimento militare sul terreno.

La decisione di rendere noto l’incontro assume un valore fondamentale nelle strategia della Cina in Medio Oriente. Messe di lato (temporaneamente, ma riprenderanno a settembre) le pretese nel Mar Cinese Meridionale, la Cina si riscopre potenza internazionale e così come Russia e Stati Uniti, intende avere voce in capitolo per mantenere la pace e la stabilità nel Medio Oriente (anche per quegli accordi miliardari siglati sull’approvvigionamento energetico).

Infine, non si può non rilevare quel “semplice” riferimento, all’incontro in Siria tra le delegazioni russe e cinesi. Sebbene i media cinesi (seguiti da quelli russi) stiano dando risalto all’accordo con tra Pechino e Damasco, quel riferimento è presente. Leggendo sopra le righe, invece, la valenza è enorme al di là del semplice riferimento letterale. Putin è riuscito ad incastonare i principali attori, in disputa con gli Usa per diversi aspetti ed interessi, in un unico contesto.

Oggi nemmeno gli Usa, sempre più assorbiti dalla corsa alle prossime elezioni con candidati ancora incerti “sulla futura responsabilità in Siria”, sembrano dare più linfa a quella strategia di “uscita” più volte menzionata da un sempre più assente Kerry.

Resta da capire, infine, il reale significate dell’accordo dietro le parole “aiuti umanitari forniti dai militari cinesi”. Damasco ha già ceduto ai russi, a titolo definitivo, la base aerea di Khmeimim oltre quella navale di Tartus, conferendo due basi strategiche con accesso diretto nel Mediterraneo.

(foto: SANA)

di Franco Iacch
17/08/16
FONTE: difesaonline.it
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