Alfano con Bersani

Se fin dagli inizi della Prima Repubblica l’Italia è stata prevalentemente governata dalla Democrazia Cristiana, un partito che per tutti i suoi anni ha riunito intorno a sé diverse correnti politiche sui valori tradizionali del Cristianesimo e su un modello economico di tipo misto, il 4 agosto 1983 è un punto di svolta. Bettino Craxi del Partito Socialista Italiano è nominato Primo ministro e forma un governo di coalizione con i democristiani. È la culla di un’alleanza in chiave nazionalista tra la destra dei valori (la Dc) e la sinistra del lavoro (Psi). Quest’ultimo proietta il suo programma politico smarcandosi dai diktat atlantisti e israeliani con la crisi di Sigonella e con la solidarietà al popolo palestinese, ridimensiona l’assetto geopolitico mediterraneo sulla scia di Enrico Mattei, promuove una lira forte per rilanciare l’economia italiana e dimostra una determinata volontà d’imporre regole chiare nella gestione della Comunità europea. L’Italia inizia così ad emergere sulla scena internazionale.

Ma il 17 febbraio del 1992 scatta l’operazione “Mani pulite”. La manovra “dipietrista” spezza, di fatto, l’unione socialista e nazionale retta da Craxi e stravolge l’apparato partitico italiano: il Partito Comunista si trasforma in Partito Democratico di Sinistra e abbandona la battaglia anti-capitalista, la Democrazia Cristiana è liquidata dalla scena politica, il leader del Psi è ostracizzato, il Movimento Sociale Italiano inizia la sua fase di “defascistizzazione”, per infine unirsi pochi anni dopo a Forza Italia, un partito atlantista e liberista a tutti gli effetti. I partiti tradizionali implodono. In compenso nasce un’unione sacra e segreta tra la sinistra liberista e la destra liberista. La prova inconfutabile ce la dà la riunione avvenuta il 2 giugno 1992 sul panfilo Britannia della Regina Elisabetta d’Inghilterra. Le macchinazioni della finanza anglofona e delle lobbies internazionali con la complicità di alcune autorità italiane, architettano ad arte l’Italia del domani insediando un nuovo governo: è il governo Amato I. Esso avvia il processo delle liberalizzazioni poi quello delle privatizzazioni svalutando la lira con la complicità del bankster Georges Soros, e trasforma gli Enti statali in Società per Azioni, compresa la Banca d’Italia permettendo agli anglo-americani di mettere le mani sul 48% delle imprese (strategiche) italiane.

Il 2012 è la fotocopia del 1992. Se ieri fu Giuliano Amato, oggi è Mario Monti, uomo a capo di un governo tecnico figlio di quell’unione sacra (non più segreta poiché smascherata dalla fiducia data ai “professori”) tra la destra liberale – il Popolo della Libertà -, la sinistra liberale – il Partito Democratico -, e tutti i partiti satelliti.  E se oggi, come suddetto, il potere è fondato su un’alleanza tra la destra liberale e la sinistra liberal-libertaria, è necessario rifiutare le categorie ufficiali del sistema e far rinascere l’alleanza inversa nel nome della “rivoluzione conservatrice”. Far risorgere ed unificare una “sinistra nazionale” che difenda i lavoratori e una destra morale di resistenza, una destra tradizionalista, una destra sociale. ?La chiave del successo politico sta dunque nella conciliazione dei valori di queste due correnti. Una sinistra patriottica, giustizialista, sindacalista che affonda le sue radici in Georges Sorel, Edouard Berth, Pierre Joseph Proudhon, Hernesto Guevara, Hugo Chavez, e che sappia decodificare la società capitalista attuale attraverso un’analisi struttural-marxista. E dall’altra parte quella destra anti-capitalista e socialista, tradizionale e non reazionaria, radicata nelle analisi di Giovanni Gentile, di Julius Evola, di Hans Kelsen, di Pierre Drieu La Rochelle, incarnata da uomini come Mussolini, Mishima, Peron, De Gaulle.

È un vuoto da colmare. Avanti il prossimo.

Fonte: http://www.lintellettualedissidente.it/sinistra-nazionale-e-destra-sociale-unite-la-chiave-del-successo-politico-2/?t=Sinistra+Nazionale+e+Destra+Sociale+Vs+Pdl+e+Pd.+Il+nuovo+volto+del+bipolarismo

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