Ora che la partecipazione dell’Italia alla guerra in Libia è piena, ora che i bombardieri cominciano a uccidere gli avversari dei nostri improvvisati amici (il governo di Bengasi), è davvero l’ora di togliere le bandiere tricolori dalle finestre e sostituirle con quelle arcobaleno della pace.

La  nostra vita pubblica somiglia sempre più a una messinscena televisiva e niente sembra più vero: siamo in guerra, dipendenti dello stato cominciano a distruggere e uccidere per conto nostro, ma le nostre vite quotidiane non  cambiano, i nostri pensieri non cambiano, nemmeno siamo sfiorati da un moto di ribellione.

L’orrore è entrato dentro di noi, ci ha travolti, e niente ci scuote più: la decisione di entrare in guerra, qualche settimana fa, e quella di bommbardare, presa ieri, ci sono giunte come annuncio fra altri annunci. Ci siamo abituati anche alla guerra. E quelle bandiere tricolori, esposte magari per reazione al secessionismo e alla xenofobia esibita della Lega Nord (ma il “partito della xenofobia” in Italia si estende ben oltre i confini del leghismo), danno la sensazione di un paese unito, patriotticamente impegnato nell’impresa bellica, coeso come coeso pare il parlemento (pare che l’opposizione parlamentare non abbia nulla da eccepire sulla nuova guerra libica, cent’anni dopo l’infame e sciagurata impresa coloniale).

E’ una vergogna insopportabile. Io metto la bandiera arcobaleno alla finestra e la sciarpa pacifista al collo.


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