Gli sforzi compiuti negli ultimi dieci anni da alcuni paesi africani nello sviluppo della produttività agricola, hanno dato risultati incoraggianti anche sul piano della riduzione della povertà. E’ quanto emerge da un rapporto che evidenzia anche che, in generale però, il continente ha ancora molta strada da fare in questo settore.

di Marco Cochi

«Un decennio di intensa attenzione agli agricoltori e alla produzione alimentare, ha decretato il più importante successo nella storia africana degli sforzi compiuti dai governi a sostegno dello sviluppo, con paesi che hanno registrato notevoli progressi nella produttività agricola e nella performance economica complessiva».

Questi sono tra i principali risultati evidenziati nel nuovo rapporto pubblicato dall’Alleanza per la rivoluzione verde in Africa (Agra), organismo fondato nel 2006 dalla Bill and Melinda Gates Foundation e Rockefeller Foundation, che ha presentato il documento la scorsa settimana a Nairobi, in occasione del sesto African green revolution forum.

Agra, come abbiamo scritto nel numero di settembre di Nigrizia a pag 27, si basa sul modello della Green Revolution degli anni Settanta e si pone l’obiettivo di aumentare la produzione di cibo, con l’introduzione di nuove tecnologie, comprese le sementi brevettate dalle multinazionali. A differenza della rivoluzione verde, che puntava sull’intervento pubblico, Agra sostiene l’intervento privato, in perfetta sintonia con il modello Banca mondiale. Politiche considerate del tutto inaccettabili dalla società civile che si occupa di sviluppo agricolo sostenibile, e che ha elaborato e promosso nel tempo il concetto di sovranità alimentare, mettendo al centro dello sviluppo agricolo la conservazione della biodiversità, i diritti dei piccoli produttori e quello delle persone ad avere un cibo “sano e giusto”.

Bisogna dunque leggere e interpretare con queste lenti i risultati dello studio di 300 pagine intitolatoThe 2016 african agriculture status report (Aasr) – Progress towards an agriculture transformation of sub-saharan Africa, secondo cui l’ultima decade è stata attiva per l’agricoltura africana: per gli esperti di Agra si tratta del preludio per estendere il grande potenziale del continente nel settore.

Secondo il report, l’agricoltura rappresenta la strada più agevole per produrre una crescita economica sostenibile, in grado di coinvolgere tutti gli strati sociali, in particolare quelli più indigenti. Dopo decenni di stagnazione, a partire dal 2005, gran parte dell’Africa ha beneficiato di una significativa crescita sostenuta dalla produttività agricola, che ha determinato una sensibile riduzione dei tassi di povertà in paesi come Ghana, Rwanda, Etiopia e Burkina Faso.

Cresce chi destina fondi all’agricoltura

La relazione rileva che lo sviluppo agricolo ha avuto il suo maggiore impatto nei paesi che hanno aderito per primi al Comprehensive Africa agriculture development programme (Caadp), istituito dall’Unione africana nel luglio 2003 nell’ambito del New partnership for Africa’s development (Nepad) e concentrato sul miglioramento e la promozione dell’agricoltura in tutto il continente.

Un componente chiave del Caadp è stato il suo appello ai governi africani di destinare il 10% dei bilanci nazionali all’agricoltura per puntare a una crescita annuale del 6% del settore. Il rapporto Agra osserva che i primi paesi che hanno adottato il Caadp – anche quelli che non hanno raggiunto l’obiettivo del 10% – hanno comunque registrato un aumento della produttività dei terreni agricoli esistenti, in percentuali annue che oscillano dal 5,9 al 6,7.

Questo stimolo, a sua volta, ha contribuito a raggiungere un 4,3% di aumento medio annuo del Prodotto interno lordo (Pil) africano. Mentre i paesi che hanno accolto in seguito l’adesione al Caadp, sono cresciuti dal 3 al 5,7% in termini di produttività agricola e hanno registrato un aumento del Pil, che varia dal 2,4 al 3,5%.

Nel frattempo, i paesi che non hanno adottato il piano dell’Unione africana, hanno conseguito un aumento della produttività agricola inferiore al 3% e un aumento del Pil limitato al 2,2%.

La tendenza è simile per il declino della malnutrizione, con i paesi che hanno sottoscritto il Caadp résisi artefici di cali annui che vanno dal 2,4 al 5,7%, mentre quelli che non hanno aderito, hanno raggiunto solo un calo medio annuo del 1,2%.

Tuttavia, gli esperti che hanno realizzato lo studio evidenziano che la situazione generale è ben lungi dall’essere soddisfacente, sottolineando che l’Africa resta il continente con la più grave situazione di insicurezza alimentare, livelli relativamente contenuti di produttività agricola, bassi redditi rurali, alti tassi di malnutrizione, cui si aggiunge un netto peggioramento della bilancia commerciale agro-alimentare.

FONTE: Nigrizia

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