23 luglio 2011

di Gianni Petrosillo

Conflitti e Strategie

Michele Santoro gode delle stesse prerogative del Capo dello Stato, criticarlo nell’esercizio delle sue faziose funzioni costituisce reato e si rischia di finire alla sbarra. Per questo B. è di nuovo entrato nei fascicoli dei magistrati che gli contestano l’ abuso d’ufficio, a causa di qualche telefonata tesa a frenare la messa in onda settimanale della furia cieca michelesca. Qualcuno, scorrettamente, definisce quest’ultima libertà di espressione mentre trattasi, più verosimilmente, di impressionamento di pubblica opinione. Non di indipendente comunicazione dovrebbe pertanto parlarsi ma di comunicazione indipendente dalla verità, con l’aggravante dell’uso improprio del mezzo pubblico per narcisismo giornalistico e finalità ideologiche private. Santoro – ex militante di Servire il popolo, frazione giovanile oltranzistico-religiosa dell’Unione dei comunisti marxisti-leninisti – smessi i panni del cinese ha vestito quelli dell’inquisitore spagnolo. Si dice che della storica setta maoista lui fosse il più intransigente e che seguisse il programma del futuro governo rivoluzionario come un vangelo. All’art.24 tale legge divino-proletaria diceva che “tutto il materiale pornografico, i testi calunniosi e falsi, la propaganda amorale e corruttrice della borghesia, saranno eliminati e la loro produzione proibita”. Dobbiamo riconoscere a costui la coerenza di aver mantenuto, anche in età adulta, l’aderenza al pudico precetto, tanto che oggi la sua foga contro pornografi di regime e puttane di partito non si è affatto attenuata, anzi, si direbbe che essa è pure cresciuta, come di frequente accade agli uomini allorquando sopraggiunge il calo del desiderio e l’andropausa, tanto intellettuale che fisica. Ma quanto al giudizio sulla borghesia questo si è fatto sicuramente meno severo e dell’odiata classe padronale, nel frattempo trasnaturatasi in ceto parassitario di funzionari del capitale, finanzieri arraffoni, industriali decotti e pensatori salottieri a cervello disarmato, egli è divenuto insigne vessillifero e gran fiancheggiatore. Eppure, sempre la medesima Tavola sacra degli operai maoisti prevedeva all’art.26 che “Tutti gli intellettuali e gli artisti, i tecnici e gli scienziati, che stanno sinceramente dalla parte del popolo, saranno aiutati a rieducarsi vivendo in mezzo al popolo e ascoltando la critica popolare alle loro opere.” L’operazione forse era troppo complessa per avverarsi cosicché Michele ha pensato bene di rieducare il popolo ai comandamenti dei poteri forti, ora mascherati da difensori mancini dei diseredati. Dalle reti del servizio pubblico televisivo il novello Torquemada ha lanciato per anni le sue sentenze inappellabili contro B. accusato in pubblico processo televivo di essere uno stupratore della democrazia, un pervertitore delle istituzioni e un corruttore di giovani pulzelle. Santoro, il moralizzatore, in ogni puntata del suo programma monotematico intitolato annozero (si chiama così perché tanto vale) non ha mai smesso di narrare le nefandezze del Cavaliere, visto come l’unico responsabile dello sprofondamento dell’Italia nel mare melmoso di questa truce fase politica. Sant’Oro però, a ben vedere, è solo un’apparizione ologrammatica che vive nell’irrealtà del piccolo schermo e che crede fermamente di poter incidere, con qualche servizio lanciato dallo studio, sul mondo reale. E’ convinto di poter sovvertire elettromagneticamente l’ordine costituito, conquistando finalmente il sole sintetico dell’avvenire per il popolo, cioè per sè e per lui. I suoi canti partigiani isterici in assenza di ritorni e ritornelli fascisti, i suoi amici pennivendoli che si intrufolano nelle procure e nelle mutande dei giudici con l’obiettivo di sputtanare le persone, i suoi assistenti vignettisti “invaurosimili” che deridono un potere inesistente per coprire l’oligarchia vivente, rappresentano il peggio che il populismo di sinistra abbia mai concepito. Sarà per questo che i sinceri democratici e progressisti lo adorano, lo riveriscono, lo sponsorizzano, lo servono come un dio. Il dio A-pollo di Servire il pollo, al militante capra e al telespettatore bue.

 

 

 

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