Da VINCITORI E VINTI di Paolo Cardena

Intervistato dal Corriere della Sera,  il primo ministro greco Alexis Tsipras,  alla domanda del giornalista che ha chiesto se il fallimento della Grecia significherebbe anche il fallimento dell’euro, ha così risposto:

“Penso sia evidente. Sarebbe l’inizio della fine dell’eurozona. Se la leadership politica europea non può gestire un problema come quello della Grecia che rappresenta il 2% della sua economia, quale sarà la reazione del mercati per Paesi che affrontano problemi molto più grandi, come la Spagna o l’Italia che ha un debito pubblico di 2 mila miliardi? Se la Grecia fallisce i mercati andranno subito a cercare il prossimo. Se dovesse fallire la trattativa, il costo per i contribuenti europei sarà enorme. È per questo che sono profondamente convinto che ciò non convenga a nessuno”.

In effetti, con gli opportuni distinguo, anche chi scrive si è già chiesto come sarebbe possibile salvare paesi ben più grandi, se in cinque anni non sono riusciti a disinnescare la miccia di una nazione (la Grecia) che rappresenta meno del 2% del Pil dell’Eurozona.

Ora, voi potete anche sottovalutare ciò che afferma Tsipras: magari potete ritenerlo poco affidabile perché primo ministro di un paese fallito come la Grecia. Ma la questione cambia se le stesse preoccupazioni sono espresse da qualcuno più in alto di Tsipras e che, negli ultimi mesi, ha avuto ( e continua ad avere)  il potere di vita o di morte  per la Grecia e per le su banche (attraverso la liquidità di emergenza Ela)

Signore e Signori, parole e musica di Mario Draghi:

….se vi sono parti dell’area dell’euro che si trovano in condizioni peggiori partecipando all’unione, potrebbe sorgere il dubbio che alla fine si ritrovino a doverla lasciare. E se un paese può potenzialmente uscire dall’unione monetaria si crea un precedente ripetibile per tutti gli altri. Questa situazione a sua volta minerebbe la fungibilità della moneta, in quanto i depositi bancari e gli altri contratti finanziari in un qualsiasi paese sarebbero soggetti al rischio di ridenominazione.Non è teoria: noi tutti abbiamo assistito direttamente, e a costi considerevoli in termini di welfare e occupazione, a come i timori di un’uscita dall’area dell’euro e di una ridenominazione valutaria abbiano causato una frammentazione delle nostre economie. Fonte: BCE – Intervento di Mario Draghi presso l’Università di Helsinki,  27 novembre 2014.

Poi, potete anche pensare che l’Italia non sia più un problema. In questa ipotesi, non resta che augurarvi in bocca al lupo.

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