Lo scontro sociale in atto ha tutte le caratteristiche, essenzialmente operaie, della lotta di classe.

Che trova oggi nella modifica delle relazioni sociali il punto di scatenamento, si salda e non può che essere così, con le condizioni di impoverimento delle classi subalterne, impoverimento che proseguirà e si inasprirà già nei prossimi mesi. Tutti, e gli stessi lavoratori che fanno in prima persona queste lotte, sanno che il tutto non può tornare come prima da sé. La rabbia di vedere anche messo in discussione pure la certezza di un lavoro duro – mal pagato e non riconosciuto con sempre meno tutele e una prassi di continui ricatti – fa il resto.

Pensiamo, vivendo queste giornate a diretto contatto con questa parte di classe, che si sia aperta una possibilità; ma che occorre lavorare per una ricomposizione su questo fronte dei segmenti oggi esclusi, perché comunque privi di una qualsiasi rappresentanza e perché per una parte consistente di queste lavoratrici e lavoratori le condizioni sono oggi ancora peggiori. La segmentazione della classe ha prodotto negli anni il suo risultato. Se si riuscirà ad allargare il conflitto in atto, includendo e ricomponendo altre componenti di classe, si potrà anche giungere ad una “sospensione” ma non ad una ricomposizione nell’ambito degli strumenti conosciuti: qui sta la parte inedita del passaggio.

Infatti, l’eliminazione del diritto di coalizione dei lavoratori risulta il punto centrale della tendenza capitalista in atto, come condizione non rinunciabile per il processo ristrutturativo “complessivo” del capitale.

La vicenda della sconfitta subita in FIAT resta. E ne abbiamo avuto la verifica in tempi brevi; è stata il punto di svolta, in fondo mancava solo la soppressione dell’art. 18 per completarla.

La destrutturazione del diritto del lavoro era, infatti, già iniziata con il “collegato lavoro”, a cui era seguito il famoso art. 8 inserito da Sacconi nella manovra estiva 2011 e si completa oggi con l’operazione sull’art. 18. Fatto ciò non resterebbe che il nulla.

E vale pure per i dipendenti pubblici: per non farlo valere occorrerebbe scriverlo espressamente, data la validità dello Statuto dei Lavoratori anche per il Pubblico Impiego.

Da ben 22 anni esiste la reintegra per motivi discriminatori anche per le aziende sotto i 15 dipendenti, per cui l’estensione è una bufala. Le discriminazioni contemplate sono 8 e ben definite: rimangono però tutte da provare in sede giudiziale dato che non si è mai trovato un padrone che ti licenzia per uno di questi motivi.

I licenziamenti sono sempre di tipo disciplinare: vedi i compagni di Melfi, i quali in base alla recentissima sentenza sono stati licenziati perché sindacalisti e quindi reintegrati perché discriminati: ma ci sono voluti 2 livelli di giudizio e un clima sociale diverso per arrivarci.

L’aggiunta determinante che svuota il tutto è il licenziamento per motivi economici: un puro arbitrio dell’azienda!

Questa fattispecie svuota pure la legge 223/91 sui licenziamenti collettivi in quanto contiene 3 riferimenti all’art. 18; questa legge ha permesso la gestione delle crisi con un ruolo di verifica e proposta sugli ammortizzatori (in sede di contrattazione); ma se viene ammesso il licenziamento per motivi economici, il tutto cade.

Ulteriore elemento peggiorativo di contesto è poi quella prassi in uso del licenziamento cosiddetto in bianco: ti licenzio, vai dall’avvocato, fai l’impugnativa che chiede le motivazioni del padrone; questo non ti risponde, vai in udienza e lì scopri il perché: complesso poi dimostrare la discriminazione se si parte dal provvedimento disciplinare con testimoni e tu non li hai.

Stendiamo un velo pietoso sul cosiddetto “modello tedesco” altro pianeta e altri rapporti sindacali non paragonabili, tirato in ballo solo come cortina fumogena.

Il percorso di lotta risulta non breve, ci potranno anche essere gli storici “tradimenti” ai quali gridare e coloro che non aspettano altro, ma il conflitto rimane aperto e da agire. Uniti, ricostruendo rapporti di forza alla base in tutti i luoghi di lavoro. Al di là delle sigle di appartenenza.

Commissione Sindacale
Federazione dei Comunisti Anarchici

25 marzo 2012

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