di: Matteo Guinness

L’opinione pubblica mondiale e nazionale, soprattutto quella più falsamente “pacifista” è sempre pronta a blaterare sull’ingiustizia delle guerre, tanto da edificarci intorno vere e proprie costruzioni ideologiche; siamo abituati a cortei e soprattutto opinioni da “bar dello sport” in cui si scopre l’acqua calda scandalizzandosi della durezza dei conflitti e piangendo per le popolazioni devastate, ma sempre dalla guerra in generale e mai da precisi protagonisti mossi da strategie geopolitiche ben precise. In questo modo le responsabilità non sono mai di nessuno, ma della “guerra” in generale così che tutto possa ricominciare da capo al successivo attacco unilaterale delle poche potenze che possono effettuarli e permetterseli (Usa, Nato, Israele).

Inoltre, nel caso queste potenze non avessero forze sufficienti per attaccare una popolazione e uno Stato non allineato ai propri interessi (gli esempi sono infiniti), si utilizza spesso un altro atto di guerra, quasi peggiore dei bombardamenti veri e propri, che colpisce tutta la popolazione interessata: parliamo delle sanzioni economiche. Sebbene queste siano accettate acriticamente da gran parte dell’opinione pubblica, hanno gli stessi effetti della guerra, sono decise unilateralmente per gli interessi della coalizione atlantica e colpiscono indiscriminatamente ogni civile presente sul territorio, non avendo nemmeno la scusa degli obiettivi militari. Potremmo considerarle simili allo spargimento di un virus letale e contagioso, una vera e propria arma biologica, inarrestabile e generale. Il caso studio più famoso, per aver prodotto una mole infinita di studi e ricerche, è quella delle sanzioni che vennero inflitte all’Iraq negli anni novanta, che produssero una vera e propria catastrofe umanitaria oltre che un ripensamento dottrinale nelle materie più disparate.

L’inesistenza di una base giuridica comune fa si che le sanzioni siano valutabili semplicemente da un punto di vista politico e morale ed essendo la superpotenza politica e morale attuale proprio la stessa che le infligge, ecco che sembra normale e giusto affamare e massacrare in questo modo intere popolazioni.

In questi giorni viene sottoposto a sanzioni l’Iran, perché vuole legittimamente sviluppare il nucleare per produrre energia, ma che, essendo un ostacolo agli Usa e Israele nel loro progetto di occupazione dell’Eurasia (partendo dal creare instabilità nel vicino e medio oriente), è continuamente minacciato di distruzione (così come la Siria) dagli alleati atlantici. Sarebbe auspicabile una presa di coscienza non solo geopolitica, necessaria per capire le strategie di Washington, ma anche “etica” così da rendersi conto che le sanzioni economiche imposte anche da un’Europa comandata dai burattinai d’oltre oceano, sono misure ingiuste e vergognose imposte ad una popolazione fiera ed orgogliosa, dalla quale bisognerebbe soltanto prendere esempio. Oggi toccherà a loro, ma il giorno che anche noi vorremmo finalmente fare scelte per il benessere degli italiani, saremmo pronti a subirci bombe o a essere assediati da sanzioni economiche?

Pubblicato anche su Stato&Potenza

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