Movimento americano in favore dell’abolizione della Federal Reserve (Parte 1)

Di Werner Wüthrich
Recentemente, la Banca Nazionale Svizzera (BNS) è stata oggetto di critiche, da una parte a causa dei suoi eccessivi acquisti di euro, e dall’altra in ragione delle sue massicce vendite di “eccedenze” d’oro degli ultimi anni. Da notare che nel 1951 un emendamento costituzionale votato dal popolo l’ha obbligata a conservare riserve auree sufficienti per far fronte a situazioni di crisi o di calamità (art. 99). Nonostante queste critiche, gli Svizzeri non comprendono che qualcuno possa chiedere l’abolizione della BNS. Negli Stati Uniti è diverso.
Nel 2007, all’inizio della crisi finanziaria, il deputato al Congresso Ron Paul, come parte della sua campagna per la presidenza, aveva fatto una conferenza presso l’Università di Ann Arbour (Michigan) davanti a 4000 studenti e aveva criticato la politica della Federal Reserve Bank (FED). Improvvisamente, uno dei giovani spettatori ha gridato: “End the Fed!“. Questo grido ha impressionato tutta la stanza e ha dato il titolo all’ultimo libro di Ron Paul (“End the Fed”, Grand Central Publishing, 2009). Membro del Partito Repubblicano, Paul è considerato un “libertario”. La sua candidatura alla presidenza degli Stati Uniti nel 2012 è considerata sicura.
Chi è Ron Paul? Nel novembre del 2010 si sono tenute le elezioni del Congresso. Il Partito democratico del presidente Obama ha perso un sacco di voti in entrambe le Camere e non ha più la maggioranza. Un comunicato ha attirato l’attenzione: Il medico e congressista repubblicano Ron Paul, 75 anni, è stato rieletto per l’undicesima volta alla Camera dei Rappresentanti nel 14° distretto del Texas con il 70% dei voti.
Ha cinque figli. Suo figlio, Rand Paul, anche lui medico, che persegue una politica simile, è stato eletto al Senato nello Stato del Kentucky nel novembre 2010.
L’ultimo libro di Ron Paul è molto più di un opuscolo. Con sensibilità, l’autore parla della sua vita, della sua infanzia, della sua carriera di discendente d’immigrati tedeschi e del suo lavoro di medico. Egli descrive in maniera particolarmente impressionante i suoi primi contatti con gli economisti e le loro teorie, in particolare Ludwig von Mises e la Scuola di Vienna, che in seguito l’ha portato ad impegnarsi in politica. La sua campagna ha generato un movimento nazionale per l’abolizione della FED che trova particolare eco presso i giovani.
Motivi per entrare in politica
Paul racconta che nel 1970, un amico medico lo chiama per dirgli che von Mises, che allora aveva 90 anni, stava dando una conferenza presso l’Università della città vicina. Paul rinvià tutti i suoi appuntamenti, andò lì e fu molto impressionato dall’economista. Egli scrive: “E’ stata un’illuminazione, che ha determinato tutta la mia vita”. Il lettore può immaginare che personalità fosse von Mises che impressiona i suoi studenti fino a poco prima della sua morte. Più tardi, Paul frequenta un seminario tenuto da uno dei più celebri allievi di von Mises, Friedrich August von Hayek, che è stato insignito del Premio Nobel 1974. Lo ha conosciuto anche personalmente. Paul racconta anche di un altro episodio che lo ha poi spinto ad entrare in politica.

Nel 1971, Richard Nixon chiuse la cosiddetta “finestra d’oro“. Gli Stati Uniti hanno smesso di convertire il dollaro in oro e di cambiarlo a tasso fisso. Paul temeva il peggio, in particolare era preoccupato che il debito pubblico aumentasse considerevolmente. Ha iniziato ad interessarsi alle questioni economiche: moneta, economia, e le crisi che l’umanità ha sempre sofferto nel corso del ventesimo secolo. “Di cosa soffre la paziente economia?” si chiede. “Perché non riusciamo a guarirla dalle sue manifeste malattie e a stabilizzarla?” Questi interrogativi non lo lasciano più e lo spingono a discuterne pubblicamente con i suoi concittadini. Diventa la missione di tutta la sua vita. Nel 1976 fu eletto per la prima volta al Congresso. Ed è stato rieletto undici volte. In qualità di deputato, ha partecipato a commissioni parlamentari importanti come la Commissione delle banche.

Campaign for Liberty

Paul è presidente onorario della Campaign for Liberty che ha fondato nel 2008. Gli obiettivi di quest’ultima sono: “La missione della Campaign for Liberty consiste nel promuovere e difendere i grandi principi americani di libertà individuale, il governo costituzionale, una moneta solida, il mercato libero e una politica estera non interventista, attraverso l’azione educativa e politica”. La Campaign for Liberty organizza eventi e sostiene coloro che sono interessati attraverso una piattaforma web. Essa mette a dispozione dei media documenti, bibliografie, articoli e interviste, diffuse per esempio, con autoadesivi e T-shirt con la scritta “End the FED“, e tante altre cose. A questo proposito, Paul scrive:

Chi vuole essere credibile, deve sempre spiegare con passione e con buoni argomenti perché la libertà funzioni. Quindi dobbiamo prima acquisire il sapere. E dipende solo dalla nostra volontà“.

Controversie sulla “Banca”
Sin dalla nascita degli Stati Uniti, gli americani discutono la questione se hanno veramente bisogno di una banca centrale che, conformemente alla legge, emetta carta-moneta senza copertura o con copertura parziale. Il primo antenato della Fed, la First Bank of the United States, ha operato per 20 anni, dal 1791 al 1811, la Second Bank of the United States, dal 1816 al 1836. La questione di sapere se l’America aveva bisogno di una banca centrale ha dominato diverse campagne presidenziali. Thomas Paine, il cui saggio “Common Sense“, aveva ispirato il movimento per l’indipendenza e la fondazione dello Stato, era stato chiaramente contro. Lo stesso Thomas Jefferson era contrario. Riteneva che la sua creazione non fosse basata su un mandato costituzionale.
Quando la “Banca”, malgrado tutto fu istituita una seconda volta, il carismatico presidente Andrew Jackson si pronuncia con veemenza a favore della sua abolizione. Temeva che questa banca privata trasformasse gli Stati Uniti in una nazione di scommettitori e dispensatori di denaro con leggerezza. Alla fine dei suoi due mandati (1829-1837), ha dichiarato: “Ho ucciso la Banca”. La controversia a proposito della “Banca” è proseguita davanti ai giudici: Nel 1869, nel caso “Hephurn contro Griswold”, la Corte Suprema ha vietato l’emissione di carta-moneta senza copertura o con copertura parziale perché contraria alla Costituzione. Già un anno dopo, questa decisione fu “corretta” dallo stesso giudice.

Federal Reserve Act
La fondazione dell’attuale FED, nel 1913, costituisce una data decisiva in questo dibattito. I rappresentanti delle grandi banche e del governo così come gli economisti preparano il progetto di legge sulla FED in una riunione segreta nell’isola di Jackill, in Georgia. A questo proposito, Paul scrive:

C’erano due rappresentanti del Rockefeller, due di Morgan, uno di Kuhn Loeb e un economista. La composizione del gruppo è indicativo di ciò che era la FED: banchieri influenti collaborano con rappresentanti autorevoli del governo per garantire che il sistema monetario del paese, serva i loro interessi. Gli economisti presenti conferiscono all’impresa una patina scientifica. Nulla di essenziale è stato modificato da allora“.

Paul fa notare che non è del tutto corretto considerare la FED come un ente privato: “La Fed è una sorta di partnership pubblico-privato. Si tratta di una coalizione di grandi banche di cui fa parte, che opera con la benedizione del governo e che nomina i suoi governatori”.
Altrove egli scrive: “La coalizione tra lo Stato e le grandi banche rappresenta la spina dorsale della centralizzazione del denaro e del potere“.
Al momento della creazione della Fed, è stato ingannato il popolo con la promessa che avrebbe condotto una politica che rende impossibili le crisi e le svalutazioni. Questa promessa non è stata mantenuta: con i dollari di oggi, gli americani difficilmente possono acquistare più del 3 o 4% dei beni che potevano acquistare al momento della fondazione della FED. La perdita di valore del dollaro si riflette anche sul prezzo dell’oro: mentre un’oncia d’oro valeva 20 dollari, all’epoca, oggi ha un valore di 1.500 dollari. Quindi non ha evitato le crisi più gravi, al contrario.
La Fed è ormai saldamente affermata. Tuttavia non si smette di discutere sulla questione secondo cui gli Stati Uniti dovrebbero rimanere alla “carta-moneta” definita solo dalla legge o se devono tornare ad una moneta “solida” garantita dal valore di beni. Politici come Paul sono favorevoli ad una moneta forte coperta dal valore della proprietà.
Dato l’enorme potere che la FED ha attualmente su migliaia di miliardi di dollari, Paul non parla di riforma, ma di rivoluzione. Poiché le misure adottate finora sono state banali, è urgente agire.
Paul lavora con i “populisti” che vogliono anche abolire la FED nella sua forma attuale, ma perseguono un altro obiettivo: un ente statale deve creare il denaro necessario per aumentare la massa monetaria. Questo denaro non sarebbe, come oggi, messo in circolazione sotto forma di prestiti tramite le banche, ma dovrebbe essere a disposizione del governo sotto forma di entrate. Il governo metterebbe in circolazione il denaro appena creato sotto forma di spesa pubblica e questo permetterebbe di rimborsare il debito pubblico senza aumentare le tasse.
Dibattito con i sostenitori del “sistema”
L’opera di Paul è tutt’altra cosa rispetto l’esposizione di un’arida teoria. Le sue spiegazioni sono prese dalla vita reale che coinvolge non solo i suoi elettori, ma anche molti rappresentanti del potere e dell’economia, soprattutto persone molto influenti che occupano alte posizioni nella gerarchia politica. Egli racconta d’incontri personali con l’ex Presidente Reagan e con Paul Volcker, presidente della Fed sotto Reagan. Riferisce nel dettaglio numerose interviste, private ??o ufficiali in seno alle commissioni del Congresso, con Alan Greenspan. Anche l’economista Milton Friedman ha fatto parte della sua cerchia di conoscenze. Si è spesso intrattenuto con l’attuale presidente della Fed Ben Bernanke, ma di tutte queste personalità, è Greenspan che lo ha più affascinato. Vorrei ricordare qui due incontri, uno con Greenspan e l’altro con Friedman, due figure importanti del ventesimo secolo.
Incontro con Alan Greenspan
Greenspan ha appena compiuto 85 anni. Il più potente al mondo di tutti i capi delle banche centrali è stato presidente della Fed per 18 anni. Politici di ogni colore hanno preso le sue valutazioni finanziarie quasi come “parole del Vangelo” e fondato su di esse la loro azione politica. Questo non è il caso di Paul, che faceva parte dei più accaniti oppositori della sua politica finanziaria, che lui considera oggi la causa principale della crisi finanziaria. Spesso Paul e Greenspan si sono contrapposti nelle audizioni al Congresso o nelle commissioni. A volte si sono incontrati anche in privato. Paul trascrive il contenuto di alcune di queste interviste. Si è colpiti dal rispetto reciproco dimostrato da questi due avversari, mentre difendono tesi opposte su questioni fondamentali. Ciò può essere dovuto al fatto che esistono dei parallelismi nelle loro carriere. Nel 1960, entrambi hanno partecipato ad un seminario di van Mises, che aveva quasi 90 anni, e difeso con forza i vantaggi del gold standard. C’è un famoso saggio di Greenspan del 1967 dal titolo “Gold and Economic Freedom”, di cui Paul cita un lungo passaggio.
Ecco le frasi essenziali: “Senza un gold standard è impossibile proteggere i risparmi dall’esproprio per l’inflazione. […] Non c’è modo di preservare un valore in maniera sicura. […] Il finanziamento del debito non è altro che un meccanismo di espropriazione“.
Paul chiede a Greenspan che cosa pensa oggi della scuola austriaca di economia che van Mises ha insegnato fino ad età avanzata. Greenspan gli risponde che stima ancora questa scuola e che tiene tutto quello che ha scritto nel suo saggio del 1967. Secondo lui, molte delle idee degli “Austriaci” sono diventate parte dell’acquis di Scienze Economiche.
Paul ha anche chiesto se oggi converrebbe reintrodurre il gold standard o la valuta coperta da beni, a cui Greenspan ha risposto in questo modo: “La questione è quindi quella di sapere se ci sarebbe beneficio adesso con il ritorno al gold standard e la mia risposta è no, perché oggi ci comportiamo come se esistesse. […] Io credo che le banche centrali sono consapevoli dei rischi della carta moneta senza copertura e credo che ci comportiamo come se questo sistema fosse basato su delle riserve reali”.
Su questo punto, Paul è fermamente contrario a Greenspan: “Pur sostenendo che le banche centrali si comportano come se ci fosse un gold standard, l’esperienza degli anni ’90 ci ha insegnato qualcosa di diverso: il risultato è stata la catastrofe che ha avuto inizio nel 2008”.
Altrove, Paul è più specifico: “Greenspan è diventato il tiranno monetario che ha seminato il seme della più grande bolla finanziaria di tutti i tempi”.
L’incontro con Milton Friedman
L’8 novembre 2002, ha avuto luogo una celebrazione per i 90 anni di Friedman (cfr. riquadro). Paul è stato invitato con il presidente della Fed dell’epoca, Greenspan e l’attuale Ben Bernanke. Un colloquio istruttivo ha avuto luogo tra Bernanke, Friedman e Paul.

Apriamo una parentesi: Nella sua opera principale intitolata “A Monetary History of the United States 1867–1960“, Friedman considera il comportamento della FED come la principale causa della depressione economica del 1930. Secondo lui, la banca centrale aveva esitato troppo a lungo e aumentato l’offerta di moneta troppo lentamente e in modo insufficiente. Oggi troviamo questa idea nella maggior parte dei libri della storia.

La conversazione dell’anniversario gira intorno alla causa della crisi del 1930: Bernanke, che nel 2002 è stato Governatore della FED e oggi è il suo presidente, si è rivolto direttamente a Friedman: “Ha ragione è stata colpa nostra. Siamo spiacenti. Grazie a voi, non lo rifaremo“. Quest’affermazione importante spiega molti aspetti della politica monetaria di oggi. Le banche centrali giustificano la loro politica ultra-espansiva invocando il rischio di deflazione, anche se attualmente non esiste alcuna deflazione.
Facciamo un paragone: dopo il crollo del 1929, i prezzi sono scesi notevolmente in seguito al crollo dell’economia e dello “sciopero degli acquirenti”. In Svizzera, ad esempio, solo durante il 1932, i prezzi sono scesi dell’8%, un fenomeno che può essere considerato come una deflazione. Tuttavia, non è certo che in una tale situazione, l’uso massiccio della “stampa di denaro” è il rimedio giusto. In Svizzera, all’epoca, dopo una svalutazione e un aumento dell’offerta di moneta, è stato osservato nel corso di 9 anni un’inflazione del 15%. Oggi Bernanke fa funzionare la stampatrice di denaro più a lungo e in modo più massiccio rispetto a quello che tutti si aspettavano. Per lui, l’inflazione è un “fenomeno temporaneo”.
Che cosa è successo in realtà?
Paul – nella tradizione di von Mises – spiega la depressione economica degli anni ’30 diversamente da Friedman. Certamente, si arriva alla conclusione che la FED ha la responsabilità principale per la catastrofe più grande e più significativa del XX secolo ma la sua diagnosi medica ed economica è la seguente: Negli anni che hanno preceduto il crollo, la FED ha aumentato ogni anno l’offerta di moneta tra il 7,3 e l’8,1% (totale: 60%) Questo ha stimolato l’economia artificialmente. Le banche d’investimento hanno contribuito alla creazione di denaro, fornendo crediti senza avere realmente i soldi. Non è un caso che i libri di storia chiamano questo periodo gli “anni folli” (Roaring Twenties).
A questo proposito, Paul scrive: “Questo boom apparente trascina inevitabilmente al crash, prima nel settore preferito dell’economia, il mercato azionario, poi in tutti gli altri. […] La colpa è di fatto della FED […] L’espansione del credito nel corso del 1920 ha portato alla bolla nel mercato azionario e ha causato il crash. Questo è stato aggravato dal fatto che Hoover e Roosevelt intervennero al Congresso con misure correttive. “Oggi, in contrasto con lo ‘spirito del tempo’, Ron è convinto che le banche in difficoltà, dovrebbero dichiarare bancarotta, come altre società e che potrebbero in questo modo superare la ‘crisi di adattamento'”. I massicci piani di salvataggio dello Stato non sono un aiuto reale e non fanno che aggravare la situazione. Egli raccomanda ai cittadini più responsabilità individuale e più cautela quando affidano i loro soldi.
Come immagina Paul gli Stati Uniti senza FED? Questo è ciò che esamineremo nella seconda parte di questo articolo.
1)– Il “Partito populista “è stato fondato nel 1870 in opposizione a entrambi i principali partiti. Rifiuta il gold standard ed ha proposto un nuovo ordine monetario sotto la supervisione del Congresso. Ha perso la sua importanza nel corso dei decenni. Le sue idee sono state parzialmente riprese da altre parti. Alcuni anni fa, il Partito è stato rifondato. Negli Stati Uniti, il termine “populista” non ha alcuna connotazione negativa come da noi.
Ludwig von Mises (1881-1973)

Ludwig von Mises è il più importante rappresentante della “Scuola di Vienna”, che è stata creata nel 1920 a Vienna ed ha continuato ad espandersi negli Stati Uniti dopo l’emigrazione dei suoi rappresentanti più importanti. Non molto tempo fa, Zeit-Fragen ha già dedicato un articolo a questa scuola e a Ludwig von Mises, e illustrato le loro idee di base. (La scuola austriaca di economia, n. 36, 20 settembre 2010). Nella sua opera principale “Human action: A Treatise on Economics” (1949), von Mises ha dimostrato che una conoscenza incompleta delle azioni umane è all’origine di teorie economiche sbagliate. Nel 1912, nel suo libro “Theorie des Geldes und der Umlaufmittel“, ha decisamente messo in guardia contro la creazione di banche centrali che emettono moneta senza copertura o copertura parziale. la loro politica non spinge solamente a creare debito. Essa non attenua le fluttuazioni cicliche, e non impedisce la svalutazione monetaria, nonostante la sua promessa. Al contrario: le fluttuazioni cicliche si rafforzano. Un boom artificiale prodotto attraverso la stampa di denaro e l’espansione del credito porta inevitabilmente ad un crollo o anche un crash. Una recessione economica massiccia (o crash) segue necessariamente il “boom artificiale” (prodotto dalla politica del credito facile e d’interessi mantenuti bassi artificialmente).
Qualche anno più tardi, nel 1922, Ludwig von Mises lo ha sottolineato in un altro libro: “Die Gemeinwirtschaft:. Untersuchung über den Sozialismus“. L’economista mette in guardia contro l’esperienza di politica sociale di Lenin in Russia: essa non può umanamente funzionare.
Von Mises si era anche espresso circa due eventi centrali del XX secolo prevedendo il peggio. Inutile dire che non si è fatto solo amici. Non ci piacciono le Cassandre, anche se hanno ragione. Ci sono già state nella mitologia greca. (Nell’Omero, la profetessa Cassandra avvertì invano i troiani nel ventre del cavallo di legno, dono dei greci ai troiani, si ritrovano i guerrieri nemici.)
Con questi due libri, Ludwig von Mises ha attirato l’ostilità da ambienti molto diversi, ostilità, che è ricaduta su tutta la scuola di Vienna e è continuata fino ad oggi. Tra gli scettici ci sono intellettuali di tutto il mondo che avevano a lungo sperato nel successo dell’esperimento socialista.
Milton Friedman (1912-2006)

Milton Friedman è ben noto in politica e in economia come il rappresentante del neoliberismo. Egli mette in evidenza i vantaggi del mercato e gli inconvenienti dell’ interferenza dello Stato. Con John Maynard Keynes è certamente l’economista le cui idee hanno provocato gli effetti più pesanti nel XX secolo. Milton Friedman ha studiato economia presso l’Università di Chicago. Nel 1946 iniziò ad insegnare, cosa che fece fino al 1976. Durante questo periodo ha creato il concetto di “Scuola di Chicago”, segnato da Friedman.
Nel 1956 ha pubblicato il libro “A Theory of the Consumtion Function” in cui critica keynesismo. Ha sviluppato una teoria che, in contrasto con la teoria di Keynes, non si basa sulla domanda ma sull’offerta. Mentre Keynes, in caso di crisi o recessione, raccomanda ai governi di sostenere con la spesa dello Stato la domanda privata, che è crollata, Friedman sostiene l’offerta. Lo Stato può sostenere l’economia con il miglioramento delle condizioni delle imprese, e abbassando le tasse, l’incoraggia a sviluppare nuovi prodotti, migliorare i processi di produzione, e formare adeguatamente i propri dipendenti, ecc. Secondo Friedman, i programmi “keynesiani” destinati a sostenere artificialmente la domanda falliscono nel medio termine e aumentano la burocrazia e l’indebitamento statale.
Monetarismo
“A Monetary History of the United States 1867–1960” (Una storia monetaria degli Stati Uniti, 1867-1960), scritto con l’economista Anna Schwartz e pubblicato nel 1963, è considerato il suo lavoro principale. Friedman e Schwartz hanno analizzato l’offerta di moneta e le variazioni nel corso della storia e i loro effetti sull’economia. Da questa analisi deriva dalla teoria del monetarismo. L’idea di base è – come si legge oggi in tutti i manuali – che l’autorità monetaria ha il dovere di avvicinare al meglio la massa monetaria in circolazione alla massa dei beni per evitare l’inflazione e le variazioni cicliche troppo grandi.
Dopo il 1971, la teoria del monetarismo ha presentato un nuovo carattere esplosivo: Il gold standard venne abbandonato completamente e alle banche centrali sono stati dati nuovi strumenti per modificare la massa monetaria e per intervenire nell’economia. Da questo periodo, furono in grado di creare denaro dal nulla, così è diventato facile manipolare la concessione del credito, gli interessi e le monete, per evitare il fallimento delle banche mal gestite e finanziare governi indebitati. Le autorità monetarie possono quindi interferire più facilmente nel mercato e nella politica, e sono pronte a sfruttare questo vantaggio!
Milton Friedman è considerato il pioniere di questa politica. I rappresentanti della Scuola di Vienna considerano Milton Friedman in misura molto limitata come difensore del “libero mercato”, come viene spesso presentato dai media.
Murray Rothbard ha scritto nel 1971, già in un saggio intitolato “Milton Friedman Unraveled: And so we examine Milton Friedman’s credentials to be the leader of free-market economics; we arrive at the chilling conclusion that it is difficult to consider him a free–market economist at all”. (E così abbiamo esaminato le credenziali di Milton Friedman come il leader dell’economia del libero mercato, per arrivare alla conclusione agghiacciante che è difficile considerarlo un economista di libero mercato).
Influenza

Milton Friedman ha partecipato, come prima di lui John Maynard Keynes, ad importanti decisioni politiche. E’ stato su suo consiglio che il governatore degli Stati Uniti abolito nel 1971 – dopo il crollo del sistema di Bretton Woods – il sistema di cambio fisso in rapporto al dollaro. Friedman ha sostenuto attivamente molti referendum in favore di tasse più basse. Nel 2005, ha sostenuto, con altri 500 firmatari, in una lettera aperta indirizzata al Governo degli Stati Uniti, la legalizzazione della marijuana. E’ stato il mentore di un gruppo di economisti cileni chiamati, in riferimento alla Scuola di Chicago, i Chicago Boys, che hanno avuto sotto Pinochet, dopo il golpe contro Allende, il campo libero per perseguire i loro concetti neoliberisti. Friedman è stato criticato, quando nel 1975, durante una visita in Cile, ha incontrato Pinochet ma non ha fatto accuse alla dittatura e alle violazioni dei diritti umani.

Fonte: 2011 © Zeit-Fragen

Tradotto per TLAXCALA da Alba Canelli
Pubblicato daAlba kan, Voci dalla Strada
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