L’ultimo rapporto di REN21 svela dati positivi sulle rinnovabili: per le energie pulite il 2015 è stato l’anno dei record dal punto di vista degli investimenti. A trascinare tutti, i Paesi in via di sviluppo e la Cina.

Il Renewables 2016 Global Status Report ha svelato che lo scorso anno sono stati aggiunti 147 GW di installazioni, una cifra record, mai registrata prima in termini di incremento. Questo ha generato altre cifre record, quelle sugli investimenti: 286 mld di dollari.

A trascinare il mercato non sono stati tanto gli impegni politici che via via i vari Paesi in tutto il mondo si stanno assumendo per essere in prima fila nella lotta contro icambiamenti climatici (anche perché la Cop 21 si è tenuta soltanto in chiusura del 2015, a dicembre).

Sono ormai 146 i Paesi che hanno fissato obiettivi per aumentare la quota di energia prodotta da fonti pulite, ma sono state soprattutto le scelte dei cosiddetti Paesi in via di sviluppo a determinare questi record.

Il motivo è noto e chiaro: le rinnovabili sono preziose per emergere, per risparmiare e per essere all’avanguardia dal punto di vista tecnologico. L’innovazione senza rinnovabili non è più possibile, le fonti fossili rappresentano un’era dalla quale occorre slegarsi per sempre.

energytargets2015

Intanto, va ricordato anche che i costi sono scesi, quindi le rinnovabili diventano sempre più abbordabili economicamente e competitive rispetto alle fonti tradizionali, che a loro volta hanno però perso terreno e hanno fatto registrare un crollo di prezzi storico. Alla luce di questa situazione, i dati del 2015 acquistano ancora più valore.

Un terzo degli investimenti fa capo alla Cina. Paesi come Portogallo e Germania sappiamo che hanno fatto registrare giorni in cui l’energia elettrica è stata prodotta solo da fonti rinnovabili. Un peccato per l’Italia che invece fa registrare un calo dal 43 al 38%.

Non tutte le rinnovabili naturalmente hanno lo stesso successo: a far da padroni sono sempre eolico e fotovoltaico, arrancano invece geotermico e biomasse.

Dall’Italia ecco il commento di Luca Iacoboni, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia: “Il record fatto registrare dalle rinnovabili nel 2015 è un’ottima notizia. Ci siamo arrivati nonostante il persistere dei sussidi alle fonti fossili, il prezzo basso del petrolio, i problemi di collegamento alla rete e la timidezza dei governi. Alla base di questo successo c’è la crescente competitività economica delle rinnovabili. Ora però occorre accelerare la rivoluzione energetica in corso con politiche incentivanti: il contrario di quello che sta facendo il governo in Italia dove gli investimenti sulle rinnovabili sono in drammatica diminuzione. In un contesto internazionale generalmente positivo, l’Europa segna il passo e ancor più l’Italia che nel 2015 si è sostanzialmente fermata, per colpa delle politiche anti-rinnovabili messe in campo dai governi che si sono succeduti negli ultimi anni, da quello di Monti a quello Renzi”.

La soluzione per Greenpeace esiste: “D’altra parte, per investire ulteriormente sul settore dell’energia rinnovabile, creando posti di lavoro e benefici per la collettività, è necessarioazzerare i sussidi alle fonti fossili. Questa è l’unica strada che ci permetterà di raggiungere gli obiettivi fissati dalla Conferenza di Parigi, e mantenere così l’aumento della temperatura globale sotto 1,5°C. Il G7 ha promesso di eliminare i sussidi alle fonti fossili entro il 2025. Non basta, perché dobbiamo smettere di sfruttare queste fonti vecchie e inquinanti entro il 2050. L’eliminazione dei sussidi alle fossili deve essere più rapida per raggiungere un futuro 100 per cento rinnovabile prima che sia troppo tardi”, conclude Iacoboni.

Anna Tita Gallo

Fonte: Greenbiz

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