Da Atene, Syntagma Calling report

Camminando per Atene, soprattutto nelle zone più attraversate da
studenti, attivisti, militanti come i quartieri di Exarchia e
Monastiraki, si avverte pienamente la densità dell’esperienza politica
che si sta sviluppando in Grecia, una ricchezza alla quale
quotidianamente dall’Italia è difficile poter accedere, essendo guidati
solamente dalle parzialissime e saltuarie narrazioni del mainstream e
purtroppo dall’ancora bassa continuità di comunicazione all’esterno da
parte del movimento greco.

La città di Atene sembra, come dice un ragazzo in uno dei tanti
interventi che hanno animato ìl meeting “Syntagma calling”, appare quasi
“in sospensione”; l’eco della grande giornata dello scorso 12 febbraio
non tace ancora, eppure si avverte la tensione a cercare, nelle mille
difficoltà che questo passaggio porta al suo interno, di attivare una
dinamica costituente che costruisca momenti di organizzazione dal basso
a partire dai bisogni e dalle difficoltà reali, spazzando via le macerie
lasciate dalle politiche della troika e dalle imposizioni della finanza
internazionale.

La due giorni di dibattito appena conclusasi tenutasi al teatro Empros
ha avuto come maggior pregio proprio quello di aver permesso di
condividere informazioni non mediate dai media mainstream riguardo alle
condizioni che accomunano il nostro paese alla Grecia.

Forse per la difficoltà nella comprensione reciproca della lingua, forse
per l’utilizzo ancora un po’ di basso profilo di strumenti fondamentali
come i social networks (di Facebook ne viene fatto un utilizzo molto
“personale”, Twitter è poco utilizzato in generale), forse per una
decisamente poco prolifica attività di traduzione (la scarsa conoscenza
dell’inglese accomuna decisamente i nostri paesi), senza dubbio la
ricchezza dì mobilitazioni di cui ci arriva notizia è minore di quella
che è in realtà, e sicuramente non si limita alle esplosioni
conflittuali che si prendono le prime pagine dei giornali in tutto il
mondo.

Nella prima giornata di dibattito si è discusso sulle somiglianze tra i
contesti italiano e greco, a partire dai governi tecnocratici per poi
spostarsi sulla materialità delle politiche di austerity e di attacco ai
diritti, somiglianze che sono a dir poco sorprendenti. Da questo punto
di vista le esplosioni italiane del 14 dicembre e del 15 ottobre sono
state narrate dalle realtà nostrane del Knowledge Liberation Front come
importanti momenti di rifiuto di quella che è la gestione pacificatrice
da parte dei poteri forti di una crisi che invece è agita dai movimenti
per attaccare la rappresentanza politica se non in toto la democrazia
liberale.

Anche sulla scia delle forti giornate di opposizione ai memorandum della
troika, per ciò che hanno significato nel rapporto tra partiti e
società, la mediazione con le istituzioni è un concetto completamente
bypassato da una composizione sociale e politica impegnata all’attuale
in un profondo dibattito sul come costruire le proprie istituzioni
autorganizzate a partire dall’incidenza materiale della crisi.

Ad Atene manifestazioni e presidi si susseguono quotidianamente, al
punto tale che i greci stessi non sono a conoscenza di tutto ciò che si
muove in città: nonostante questo, si avverte una tensione diffusa al
“creare”, al riuscire a fare lo scarto di mettere in pratica forme di
autorganizzazione sulle quali costruire nuova società. Ad esempio
l’esperienza del centro sociale “all’italiana”, capace di mischiare
presenza nel quartiere ad attivismo culturale e politico, si sta molto
dibattendo in ambiti di movimento come possibile passaggio in avanti
all’interno di questo discorso.

La piacevole sorpresa è quella, registrata nel confronto con attivisti e
militanti di base su specifici temi, del grande sottobosco di azione
politica presente in questa terra sotto attacco.

Solo ad Atene ad esempio ci sono più di 60 assemblee locali, sul modello
di quelle che il movimento delle acampadas ha impostato nei “barrios”.
Assemblee che si svolgono con cadenza più o meno settimanale, luoghi in
cui persone di ogni zona della città si ritrovano a discutere temi che
vanno dai beni comuni alla crisi del debito, dalle politiche sulla
migrazione alla gestione dello spazio urbano. All’interno di queste
assemblee vi sono pure i collettivi autorganizzati che partecipano e
portano il loro apporto, contribuendo a renderli spazi importanti di
decisione politica dal basso.

Si discute, all’interno di un dibattito che affronta via via molteplici
questioni, dell’ingente espropriazione in atto nei confronti della
popolazione greca: basti pensare a tutta la questione sui rincari
previsti, per decreto governativo, all’interno delle bollette
dell’elettricità, con la quale lo Stato minaccia il taglio della
fornitura a chi si rifiuta di pagare quella che è una vera e propria
imposta sul debito. Un vero e proprio ricatto che sta vedendo però anche
in questo caso dinamiche di risposta, come ad esempio il ripristino dal
basso del servizio elettrico per chi è impossibilitato o si rifiuta di
pagare.

Anche il mondo della formazione è presente all’interno del panorama dei
movimenti sociali ellenici: il processo di svendita e privatizzazione
dell’università, incarnato nelle dinamiche promosse dal Bologna Process,
è stato parzialmente messo in campo tra il 2006 e il 2007, quando non
mancarono però anche le risposte dei movimenti autorganizzati che piano
piano hanno messo piede nelle facoltà cercando di scalfire le esperienze
di sindacalismo studentesco filo-partitico egemone fino a quel momento.

Nello scorso la decisione del governo greco di eliminare il ruolo di
“asylum” alle università, prevedendo nuovamente che la polizia potesse
accedere negli atenei (cosa che non era permessa dalla fine della
dittatura dei colonnelli), è stata fortemente contestata da una
composizione studentesca che occupò centinaia di licei, istituti tecnici
e facoltà. Nonostante il mancato raggiungimento dell’obiettivo di far
ritirare la decisione, continua l’agitazione del mondo della formazione
che ha preso parte pienamente alle battaglie contro il secondo
memorandum dello scorso febbraio.

La questione ambientale è decisamente molto sentita; il contributo
portato dai compagni italiani sulla questione del NoTav è stato molto
apprezzato, vista la contemporanea esplosione qui in Grecia delle lotte
sui beni comuni (e del loro collegamento intimo con la questione del
debito, del reddito e del welfare da ricostruire). Si va da esperimenti
di filiera corta e di autogestione dei flussi di acquisto dei beni
all’esempio, simile in molti aspetti alla questione valsusina, della
discarica di Keratea, sulla quale torneremo nei prossimi giorni. Ad ogni
modo, la questione territoriale ed ambientale è vissuta anche qui come
centrale nei processi di accumulazione capitalistica attuali.

Un meeting che lascia dunque molti spunti di analisi, che permette a chi
l’ha attraversato di comprendere meglio la situazione del laboratorio
Grecia. Un’importante momento di condivisione di prospettive che si
spera già nelle date del 12-15 maggio, assunte nell’assemblea
conclusiva, possa portare a passaggi pratici di lotta comune
transnazionale.

Redazione Infoaut da piazza Syntagma, Atene

Blog del Syntagma calling

Link all’articolo: http://www.anarchaos.org/2012/03/report-da-atene/

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