di Stefano D’Andrea

1. Giulietto Chiesa ha pubblicato un articolo dal titolo “Riflessioni su alcuni orientamenti tattici e strategici di Alternativa”. L’articolo è un “contributo alla discussione nella II Assemblea Nazionale di Alternativa”. Chiesa si è augurato che il suo contributo apra la discussione.  

L’articolo è dedicato ai temi dell’Unione europea e dell’euro. Perciò accolgo l’invito, anche in considerazione del fatto che mi sono rispecchiato e ho intravisto il contenuto di alcuni miei articoli in molte delle posizioni che il Presidente di Alternativa ha fatto oggetto di critica. A Chiesa hanno già replicato Marino Badiale e Fabrizio Tringali, quando già queste note erano complete (1). Le mie osservazioni critiche sono in parte coincidenti con quelle di Badiale e Tringali. Altre critiche, invece, si aggiungono a quelle mosse dai due cari amici.

Intanto, chiariamo il problema. Il problema è se proporre il recesso dai trattati europei e quindi liberarsi dai vincoli che essi impongono all’Italia o invece proporre a tutti gli Stati europei modifiche dei trattati da noi reputate opportune e giuste (le modifiche dei trattati implicano il consenso di tutti gli Stati aderenti), salvo che si pensi a una rivoluzione condotta all’unisono da tutti i popoli d’Europa per imporre ai governi quelle modifiche – ma allora lo si dovrebbe dire chiaramente e la prospettiva appare a dir poco irrealistica, perché non sarebbero sufficienti la rivoluzione di alcuni popoli soltanto. Comunque Chiesa non propone la rivoluzione o sollevazione dei popoli europei, come tra breve illustrerò.

Dunque, il problema non è se uscire “dall’Europa”, come invece scrive Chiesa. L’Europa è una idea. Anzi Europa è un termine che designa molte idee.

E’ dato almeno distinguere: i) l’idea di Europa espressa nel Manifesto di Ventotene, che non è stata seguita fin da principio e che dunque è errato sostenere, come pure si è autorevolmente fatto, sia stata abbandonata alla metà degli anni ottanta e poi con Maastricht; ii) l’idea di Europa che avevano gli occupanti statunitensi dopo la seconda guerra mondiale, idea che coincide essenzialmente con quella realizzata dalla metà degli anni ottanta ad oggi mediante la costituzione dell’Unione europea; (2) iii) l’Europa come concreta alleanza commerciale tra Stati europei, realizzata mediante il limitato “mercato comune”, riguardante un numero ristretto di stati e che è stata vigente fino al 1988 e in parte fino a Maastricht. A quel tempo, i principi della libera circolazione delle merci, dei servizi e dei capitali sottostavano a molti limiti ed eccezioni; la BCE non esisteva; gli stati europei non avevano vincoli in ordine all’inflazione (per perseguire la piena occupazione potevano lasciarla salire e magari prevedere meccanismi di scala mobile); né esistevano limiti al deficit pubblico e al debito pubblico; il disvalore assoluto della “concorrenza” non aveva impregnato il diritto comunitario e gli ordinamenti degli stati membri;  l’economia pubblica dominava alcuni settori strategici; iv) l’Europa “culturale” di Chabod, Machiavelli e Guizot (3).

Insomma non si tratta di dividersi tra coloro che sono contrari a ogni idea di Europa, i quali fatalmente saranno rappresentati come meschini  nazionalisti e coloro che difendono una precisa e giusta idea dell’Europa. Si tratta di stabilire se proporre agli Italiani l’esercizio di  un potere che ci è dato – recedere dai trattati europei – o proporre ai governi europei di modificare i trattati nel modo da noi desiderato. Quale delle due proposte è sensata? Quale delle due posizioni è una proposta politica (condivisibile o meno) e quale, invece, un invito ingenuo a soggetti lontani da noi miglia e miglia e che si trovano in una condizione parzialmente diversa dalla nostra?

2. Io ho suggerito che Alternativa proponga la riconquista da parte dell’Italia della sovranità. La riconquista della sovranità economica, con la conseguente necessaria protezione della nostra economia, recherebbe anche nuove alleanze in politica estera. Gli stati maggiormente sovrani economicamente sono quelli più invisi agli Stati Uniti, o comunque da questi ultimi considerati pericolosi. Le ragioni della mia proposta le ho espresse in precedenti articoli, che qui mi limito a richiamare: O la Costituzione della Repubblica Italiana o l’Unione Europea e L’Unione europea è il regno della irresponsabilità politica.

Giulietto Chiesa non vuole che l’Italia receda dai trattati europei e quindi vuole che Alternativa proponga ai popoli e ai governi europei di modificare i trattati nel senso da lui  desiderato. Giulietto Chiesa, pur parlando quasi esclusivamente a cittadini italiani si rivolge, consapevolmente o meno (in questo atteggiamento è in compagnia di tutta la sinistra cosmopolita e buonista) ai popoli e agli stati Europei. Vuoto cosmopolitismo. Indistinzione tra essere e dover essere. Ingenuità sistemica. Mi viene da chiosare.

Pertanto è del tutto fuorviante –  e se non fossi certo della buona fede di Giulietto Chiesa, scriverei scorretta – l’impostazione che Chiesa dà alla discussione: “L’Unione Europea non è nata come la conosciamo oggi. E’ stata una grande e forte idea, nata dalle riflessioni sulla fine della guerra. Un’idea che, alle sue origini, era di pace. E che, se riportata alle sue opzioni originarie, può consentire la pace tra le nazioni e i popoli europei. La valenza culturale e politica di una parola d’ordine come quella di uscire dall’Europa è, a mio avviso, del tutto negativa. Lancia un messaggio regressivo, di chiusura provincialistica, di ristrettezza culturale, di isolazionismo. Alternativa non può fare propria una tale linea perché contraddirebbe se stessa nel momento in cui si propone come movimento transnazionale. Per unificare cosa e chi, se noi per primi ci ritiriamo nel nostro orticello nazionale?”.

Il discorso, tra l’altro, non si caratterizza per coerenza logica.

Il popolo italiano, quello spagnolo, quello greco, quello portoghese, quello francese dovrebbero rinunciare a risolvere la drammatica situazione economica che si paventa e alla volontà e possibilità di porre autonomamente un freno alla deriva antropologica causata dall’adorazione satanica dei principi fondamentali della UE, perché “l’Unione europea non è nata come la conosciamo oggi”?

Che significa? Chi l’ha detto? Perché? Anche se questa UE è immodificabile? Anche se i singoli popoli non hanno possibilità di modificare i trattati? Questa posizione non ha senso. Tanto più che, riconquistata la sovranità, niente esclude la stipulazione di trattati (di alleanza militare o in materia commerciale), che anzi dovrebbero essere oculatamente promossi.

E’ stata una grande e forte idea, nata dalle riflessioni sulla fine della guerra. Un’idea che, alle sue origini, era di pace. E che, se riportata alle sue opzioni originarie, può consentire la pace tra le nazioni e i popoli europei”. Qui Chiesa fa evidentemente riferimento al Manifesto di Ventotene. Non ha rilevanza il fatto che quei tre nobili giovani che lo scrissero credevano che gli Stati Uniti (e l’URSS), sconfitta la Germania, se ne sarebbero andati dall’Europa? Non ha rilevanza, quindi, il fatto che fossero estremamente ingenui? La nobiltà dell’intento può offuscare l’ingenuità dell’idea? Non ha rilevanza, comunque, che le tesi del Manifesto di Ventotene siano state immediatamente abbandonate e che per costruire l’Europa si sia intrapresa fin da principio un’altra strada? Non ha rilevanza che l’esito finale sia proprio l’Europa progettata dagli Stati Uniti (4)? Non ha rilevanza che quei tre nobili giovani italiani fossero ossessionati dal mostro del nazionalismo germanico e che per evitare che potesse risorgere facevano una proposta che, al di là delle loro intenzioni, avrebbe comportato la fine delle nazioni, dei popoli e degli stati europei? La “nobiltà” del fine (evitare che risorgesse il nazionalismo germanico – e italiano) può offuscare il risultato: distruggere, di fatto  e senza volerlo, e sia pure soltanto per ragioni strumentali,  le nazioni, i popoli e gli stati europei?

La valenza culturale e politica di una parola d’ordine come quella di uscire dall’Europa è, a mio avviso, del tutto negativa. Lancia un messaggio regressivo, di chiusura provincialistica, di ristrettezza culturale, di isolazionismo”. La solita accusa di grettezza e chiusura che il cosmopolitismo globalista ingenuo rivolge a chiunque dica che si deve uscire dall’Unione europea. Il fatto che io abbia proposto di costituire immediatamente una zona di libero scambio (non una unione doganale) con Spagna, Grecia e Portogallo non è servito a nulla. L’accusa in questi casi è sempre quella di chiusura provincialistica. L’Europa è un dogma al quale impiccarsi, anche quando l’idea non regge ad alcun ragionamento che rifiuti di confondere l’essere e il (desiderato) dover essere .

Alternativa non può fare propria una tale linea perché contraddirebbe se stessa nel momento in cui si propone come movimento transnazionale. Per unificare cosa e chi, se noi per primi ci ritiriamo nel nostro orticello nazionale?” Io sono internazionalista e non transnazionale o transnazionalista. Creare una organizzazione composta da cittadini italiani, che si interessa alla politica italiana, che parlano in italiano e comunicano in italiano e che traducono più che essere tradotti, per proporre ai popoli europei di modificare in un certo modo i Trattati, non mi sembra una politica internazionalistica. Mi sembra un non senso. Ho il dubbio, però, che il transnazionalismo, a differenza dell’internazionalismo (che ha tutt’altra matrice), sia uno degli inganni ai quali conduce il globalismo. E quindi proprio non abbia alcun senso, se non quello di attenuare la critica al globalismo. Lasciamo il trasnazionalismo (e il globalismo) ai radicali.

Impostata correttamente la questione – recedere dai trattati o soggiacere a questa Unione europea fin quando tutti i governi europei non decidano all’unanimità di modificare i Trattati nel senso desiderato da Giulietto Chiesa – vediamo quali sono le proposte di Chiesa.

3. Chiesa è per “una Europa dei popoli”; ma ha intenzione di “costruire un popolo europeo”. Vorrebbe cittadini italiani che appartengano a due popoli? O vorrebbe che i cittadini italiani diventino cittadini europei e l’appartenenza all’Italia significhi qualcosa come oggi l’essere Abruzzesi o Laziali? Le leggi di questa Europa dei popoli sarebbero scritte in un’unica lingua? O continueremmo ad avere leggi tradotte (e incomprensibili) in eterno? E se le leggi saranno scritte in un’unica lingua, quale lingua si parlerà nei nostri tribunali? Io questo slogan dell’Europa dei popoli non l’ha mai capito. Mai nessuno che lo abbia fatto uscire dal campo delle declamazioni e, talvolta (ma non è il caso di Chiesa) della vaga enunciazione di una volontà di potenza (dalla quale rifuggo). Che significa Europa dei popoli? Non è chiaro.

Sembrerebbe che Chiesa opini per la prima ipotesi. Sorvoliamo pure sul problema della lingua (che in realtà è essenziale e risolutivo: l’India almeno ha l’inglese). Tuttavia, bisognerebbe essere molto precisi nello stabilire se il popolo italiano deve poter tornare ad ammettere una inflazione relativamente modesta per promuovere l’occupazione; deve poter limitare la fuoriuscita dei capitali all’esterno dell’Italia per poter tassare le rendite; deve poter svalutare per promuovere la produzione nazionale e l’occupazione; ecc. ecc. Se questa è l’idea di Europa che ha Chiesa, allora siamo d’accordo. Soltanto che lui non ha capito che la sua Europa non è altro che un’alleanza militare, geopolitica e in certi limiti commerciale tra Stati sovrani (anche in materia economica, e quindi, tra l’altro, monetaria) ed è l’esatto opposto dell’Unione europea, che gli stati europei li vuole distruggere. La riconquistata sovranità degli Stati è un presupposto per creare quell’alleanza. La soggezione ai Trattati europei impedisce del tutto quell’alleanza, perché l’alleanza deve essere tra Stati sovrani. Mentre la UE li sta lentamente consumando, ovviamente muovendo dagli Stati del sud rivelatisi “più deboli” (ma soltanto all’interno della logica necrofila e nichilista della UE). In realtà, purtroppo, non siamo per niente d’accordo. Chiesa vuole “nazionalizzare la BCE”, ossia creare lo Stato europeo, che oggi non esiste. Fatalmente l’Italia diverrebbe come il Wisconsin o l’Iowa. Io questo non lo voglio e aborro il progetto. E sono pronto a scommettere un euro contro centomila che questo progetto non si realizzerà mai.

Non si scappa dalla logica: o si recede; o si invoca e attende la modifica da parte di tutti i governi e nel frattempo si soggiace; o si promuove una rivoluzione di tutti i popoli europei, che però sarebbe un abbattimento di questa UE con (auspicata) ricostruzione della medesima su principi opposti rispetto a quelli che la caratterizzano. E invece Chiesa precisa che se si trattasse di “abbattere questa Europa”, allora quella che egli crede la via maestra, “vorrebbe dire già che essa è sbagliata”. Chiesa, dunque, attende che sotto la pressione di tutti i popoli, tutti i governi europei, nel rispetto delle regole che disciplinano la modifica dei trattati, trasformino la UE nell’opposto di ciò che è. Quanto tempo dà Chiesa ai governi europei perché procedano all’unanimità a quelle modifiche? E’ disposto ad attendere dieci anni? Venti? Trenta? Accetterebbe di tenere nel cassetto la nostra Costituzione economica per altri trenta anni? Il tutto per perseguire un sogno che non tanto non ha caratteri definiti, ma che è addirittura vaghissimo (l’Europa dei popoli).

4. Scrive Chiesa: “La tesi, secondo cui nessuno dei programmi politici che Alternativa sostiene possono essere realizzati all’interno di questa Unione Europea, e che, quindi, si dovrebbe operare per uscirne, perfino facendo di questa idea la nostra bandiera, è quanto di più schematico si possa immaginare.

In base allo stesso criterio si dovrebbe proclamare la nostra uscita dall’Italia. Forse che qualcuno dei nostri obiettivi politici costituenti, fondatori, essenziali, può essere realizzato nell’Italia di oggi? Con quali forze politiche lo si potrebbe fare? Con quali movimenti (a giudicare dallo stato penoso in cui galleggiano le miriadi di “nicchie conviviali” che ci circondano)? Con quali alleanze? In quali tempi? E, per queste ragioni, dovremmo uscire dall’Italia?”.

Siccome non posso credere che Chiesa finga di non aver capito, devo muovere dal presupposto che non abbia capito. Ho sostenuto e credo di aver dimostrato che se anche il Parlamento italiano votasse all’unanimità molti provvedimenti suggeriti dalla bozza di programma di Alternativa e persino se si adottasse la procedura di revisione costituzionale, le norme emanate sarebbero invalide e su di esse prevarrebbe il diritto europeo. Ho poi osservato che là dove le norme emanate fossero valide, dovrebbero essere accompagnate da altre norme “protezionistiche” che sarebbero anche esse invalide per la prevalenza dell’ordinamento europeo. Questa è una impossibilità giuridica. Questa è la perdita della sovranità (nella politica) economica. Quella alla quale allude Chiesa – la mancanza di movimenti e alleanze disposte a sostenere le idee di Alternativa – è una impossibilità di fatto. La differenza è profonda. In un caso impossibilità giuridica di realizzare il programma anche se fosse sostenuto dal 100% degli italiani. Nell’altro, limitato consenso al programma. Nel primo caso, un programma politico che non ha alcun senso (almeno se concepito come programma politico proposto agli italiani; ha invece un “senso” se lo si considera come programma proposto ai governi europei); nel secondo la semplice consapevolezza che si tratta di costruire con pazienza una forza politica minoritaria, la quale, raggiungendo il Parlamento, riesca a parlare al popolo italiano.

Senza la proposta di recedere dai trattati europei il programma di Alternativa è incoerente ed è un’insieme di declamazioni di buoni intenti, rivolte, per di più, ai popoli europei, senza tener conto che stiamo parlando tra italiani.

Considero poi grave l’accostamento con la Padania, sia pure con l’uso dell’avverbio “involontariamente”: “Bisogna stare attenti a queste posizioni, che finiscono, certo involontariamente, per coincidere con quelle della Padania. Infatti loro dichiarano di volere uscire dall’Italia”. Non esiste una lingua padana. Non esiste una letteratura padana. Non esiste una storia della padania. Non esiste una civiltà padana. I “territori della Padania” sono abitati da milioni di cittadini Italiani che si sentono e vogliono restare italiani. Esiste l’Italia. Esiste una lingua italiana. Una civiltà italiana. Una storia dell’Italia. E il territorio italiano, complessivamente, è abitato da pochissimi cittadini italiani che non vorrebbero essere più italiani (sono liberi di andarsene dove vogliono). Se “i padani” volessero attuare con la forza o con un referendum la secessione, dovrebbero intervenire i militari Italiani (la Costituzione non può essere invocata soltanto quando ci fa piacere) e dovremmo tutti arruolarci come volontari (almeno dovremmo farlo noi di Alternativa). Al contrario, il recesso dai trattai europei, oltre ad essere previsto, al ricorrere di determinate condizioni, dal diritto internazionale con riguardo a tutti i trattati, è esplicitamente previsto dai Trattati europei. Si tratta di esercitare un atto legittimo. L’unico atto in materia di sovranità economica che i Trattati europei concedono agli Stati aderenti. Ribadisco ancora una volta: Recedere o Soggiacere. Questa è l’Alternativa politica. Se si decide di soggiacere, si potrà sempre sognare che i governi degli Stati europei modifichino i Trattati trasformando la UE nell’opposto di ciò che è. Lasciamo questo sogno agli ingenui. La padania è soltanto una parte geografica dell’Italia. L’Italia non è una parte della UE. L’Italia è uno dei signori dei trattati che hanno dato vita alla UE, che non è uno Stato (del quale l’Italia dovrebbe far parte secondo il desiderio di Giulietto Chiesa), bensì una semplice organizzazione internazionale (come l’ONU; come L’OCSE), anche se, maleficamente, la UE ha organi che incidono quantitativamente (non qualitativamente) in modo molto superiore sugli ordinamenti degli Stati membri, rispetto ad altre organizzazioni internazionali.

5. Giulietto Chiesa scrive esplicitamente che vorrebbe una sovranità monetaria europea e non a disposizione dei singoli Stati.

Premesso che il problema è la sovranità economica, della quale la sovranità monetaria è soltanto una parte, Chiesa ignora che unica moneta non significa unica inflazione (dopo l’avvento dell’euro, l’Italia ha avuto una inflazione sistematicamente superiore a quella della Germania); ignora che unica moneta non significa medesima crescita della produttività; ignora gli squilibri nella bilancia dei pagamenti subiti dai paesi del sud europa – prima dell’Euro l’Italia era in sostanziale parità con la Germania (5); ignora le tesi di economisti che hanno sostenuto, in anticipo sui fatti che poi si sarebbero verificati, che gli squilibri nella bilancia dei pagamenti causano una crisi del debito(6); ignora che quando proporranno – se mai qualcuno proporrà (Chiesa, nella sua idea vaghissima dell’Europa dei popoli, non lo fa)– ai cittadini degli stati del nord Europa che devono trasferire parte degli introiti ricavati dalle imposte che essi pagano al loro stato agli Stati del sud Europa, per compensare con questi trasferimenti gli squilibri della bilancia dei pagamenti, senza alcun dubbio i cittadini degli stati del nord diranno di no (eppure sono proprio quelli sui quali Chiesa confida per costruire assieme ad essi “un’altra Europa”); ignora che noi non dovremmo accontentarci dei trasferimenti, perché, come si è tentato di fare con il mezzogiorno d’Italia, purtroppo con risultati deludenti, dovremmo anche possedere gli strumenti per tentare di recuperare a nostro modo la competitività (ma ciò implica la nostra sottrazione ai vincoli imposti dalla UE e quindi il recesso dai trattati); ignora che l’Italia si serviva ormai da venti anni della svalutazione per promuovere il proprio sistema produttivo e che la perdita di quell’arma è stata fatale; ignora che in questo momento storico, pressoché tutti gli Stati stanno facendo a gara per avere una moneta debole, mentre a noi tocca la camicia di forza di una moneta forte, la quale è destinata a rimanere forte (perché unica) rispetto ai nostri abituali partner commerciali (i paesi europei).

Se Chiesa può ignorare gli argomenti che da più parti e con maggior acutezza vengono invocati a favore dell’abbandono dell’euro, non vi è ragione per contestare gli argomenti che Chiesa adduce per promuovere la sovranità monetaria dell’Europa. Solo un accenno alla alleanza contingente con la Merkel che egli ipotizza. La proposta di alleanza, che nell’ottica di Chiesa dovrebbe avvenire in funzione antistatunitense, dimostra che Chiesa non comprende che la Germania si avvale e si avvantaggia dei trattati europei in funzione degli interessi nazionali tedeschi (del tutto legittimamente e opportunamente, sia chiaro: è sempre accaduto e sempre accadrà) e che la Germania è disposta a modificare i Trattati sempre in funzione del suo interesse (la coincidenza, anche parziale, con i desideri di Chiesa, è soltanto eventuale e non dipende certo dall’impegno politico di Alternativa); mentre l’Italia soggiace e subisce i Trattati europei in funzione di un miraggio, l’Europa, che è l’esatto opposto della attuale Unione europea! Questo si che non è un atteggiamento opportuno e legittimo e che già ha comportato la condanna per l’eternità della classe dirigente italiana degli ultimi venticinque anni.

D’altra parte in questa materia Chiesa non la idee chiare, se è vero che, poco più di un mese fa, il 21 novembre 2011, ha rilasciato una intervista al quotidiano Rinascita, nella quale proponeva l’uscita dall’euro. Ecco cosa scriveva Chiesa: “Bisogna uscire da questa logica europea, non si tratta di “uscire dall’Ue”: l’esempio più chiaro è quello della Gran Bretagna. La Gran Bretagna non è nell’euro, eppure è in Europa, e, purtroppo per noi, ha contato molto in questa Europa. Quindi, noi possiamo semplicemente decidere che, siccome le regole di Maastricht non sono sostenibili, noi usciamo dall’euro, e rimaniamo in Europa, in posizione critica.
Se l’Italia, e anche un altro Paese, come la Grecia, anche più piccolo, prendesse questa decisione, prendesse, cioè, il toro per le corna, l’Europa dovrebbe trattare. Ora, forse la Grecia non è sufficientemente forte per trattare da sola, ma se l’Italia decidesse di trattare con l’Europa una diversa uscita dalla crisi, credo che per l’Europa sarebbe quasi impossibile dire di no. L’Italia è un grande Paese…
(4). Nelle sue “Riflessioni su alcuni orientamenti tattici e strategici”, invece, Giulietto Chiesa scrive: “Uscire dunque dall’euro per ritornare a una sovranità monetaria italiana? È questa la proposta verso cui Alternativa dovrebbe muoversi e caratterizzarsi agli occhi del paese (o di chi ci segue)? Ci sono numerose obiezioni a questa eventualità…”.

Perché prendere così nettamente posizione contro sé stessi? Quando si ha un dubbio su un tema, conviene astenersi. Chi assicura Chiesa che dopo l’Assemblea di Pordenone egli, riflettendo sulla questione, non muti ancora una volta opinione? Nella situazione di dubbio è meglio tacere e non prendere una posizione che potrebbe modificarsi a breve.

6. Infine Chiesa scrive:“E siamo sicuri che la parola d’ordine “uscire dall’Europa e uscire dall’euro” sia così popolare come sembrano credere alcuni tra di noi? Io ho molti dubbi al riguardo. Abbiamo già molto discusso sul tema di chi sia il nostro target. E molto dovremo riflettere nella nostra Assemblea Nazionale. Ci siamo detti che il web non è il mondo, ma qualcuno ha detto che, al momento attuale, il web “è” il nostro mondo. In parte, forse, è così. E, per questa parte, io aggiungo “purtroppo”. Ma in altra parte non è stato così e così non è. In ogni caso sarà bene non dimenticare che le idee che corrono nel web “non sono affatto” quelle che circolano nel paese. Possiamo non tenerne conto? Io credo che, con una parola d’ordine come quella, noi ci mettiamo fuori dal contesto del paese con il quale dobbiamo dialogare. Altro che proporci come orientamento e guida! Già il nostro messaggio è difficile da comunicare. Vogliamo renderci odiosi? Non mi sembra saggio ragionare in questo modo”.

Intanto, cercare il nostro target non significa sostenere un’idea o un’altra, in funzione della diversa potenza persuasiva delle due idee. Significa che, data un’idea, la quale deve essere quella creduta migliore e più giusta, ci domandiamo quali siano le persone che possiamo persuadere. Perciò l’osservazione di Chiesa dovrebbe essere considerata irrilevante ai fini della discussione che stiamo svolgendo. Se volevo il potere mi iscrivevo al PD. Io invece, con i limitati mezzi di cui dispongo, voglio diffondere un’idea.

In ogni caso, Chiesa dovrebbe riflettere sul fatto che alla prima assemblea di Alternativa, le tesi sovraniste e antiglobaliste furono sostenute soltanto da me e Claudio Martini. Mi sembra di ricordare che perdemmo 70 a 2 con una astensione. Poi, riflettendo, ragionando, osservando, semplificando, capendo, quelle idee hanno trovato un certo spazio, nonostante fossero ripudiate dal Presidente di Alternativa. Che significa? Significa che sono idee potenti. Esse sono diffuse in ogni luogo del mondo e sono presenti in ogni momento della storia. Anche quando sembrano sopite, esse riemergono quando un popolo è privato della propria libertà. E che cosa è la sovranità se non la libertà del popolo? Un popolo senza sovranità è un popolo schiavo.

“Vogliamo renderci odiosi?” si chiede Chiesa, credendo che la domanda sia retorica e che la riposta ovvia sia quella negativa. Le cose non stanno così. Nessuno assume una posizione per attirare su di sé l’odio di qualcun altro, salvo che si tratti di persona psicolabile. Tuttavia,ogni persona dignitosa ha il dovere di difendere e sostenere le idee in cui crede, anche a costo di rendersi odiosa. Quando “i padani” si presentarono dicendo che facevano un uso impuro della bandiera, si resero odiosi. Tuttavia e purtroppo hanno raggiunto alcuni obiettivi, in termini di assetto dei rapporti tra centro e periferia e in termini di potere. Se gli anarchici e i socialisti nell’ottocento avessero seguito il suggerimento di Chiesa, non avremmo avuto né anarchici né socialisti né comunisti. Se tra alcuni anni fossimo odiosi per il 90% degli italiani e ottenessimo il consenso del 10% avremmo vinto. E avremmo possibilità di spiegare meglio le nostre tesi e accrescere il consenso.

Al contrario di ciò che crede Chiesa, sono le idee che egli sostiene, non quelle che critica, ad essere tipiche idee da web. Se si esce dal web e si parla con una persona comune e le si propone di impegnarsi a costruire un Europa dei popoli, facendo pressione su tutti i governi perché modifichino l’Unione europea nell’opposto di se stessa; di “nazionalizzare” la BCE, ossia di elevare l’Europa da semplice organizzazione internazionale a Stato (evidentemente facendo perdere agli Stati europei la possibilità di recedere e quindi cancellandoli come Stati autonomi e sovrani); che c’è un modo per mantenere l’euro senza creare scompensi negli “stati più deboli” (nei territori del sud Europa); che bisogna cancellare il debito ma che questa proposta non conduce con assoluta certezza alla disintegrazione della UE, al fallimento di migliaia di banche e quindi di imprese e ad un ulteriore enorme crollo dell’occupazione; la persona comune risponderà: “io non capisco. Mi sembrano discorsi campati in aria”. Invece sul web si trovano persone disposte a condividere quelle idee.

7. Proprio perché dobbiamo uscire dal WEB, che è servito soltanto a farci incontrare, a farci discutere e a farci riflettere, dopo due anni di impegno, abbiamo il dovere di formulare una proposta semplice e chiara, comprensibile da tutti (quando un’idea è facilmente comprensibile può darsi che sia seguita). Nella chiarezza e nella semplicità ci sono un valore estetico e un contenuto morale elevatissimi.

L’emendamento che ho proposto è da solo un programma politico. Di quelli ai quali vale la pena di dedicare una vita:” Recesso dai trattati europei e pieno recupero della sovranità nella politica monetaria – con ritorno alla moneta sovrana – doganale, commerciale, industriale e agricola.  Conseguente pieno recupero del controllo sulla produzione e sulla distribuzione della ricchezza. Immediata introduzione di enormi vincoli alla libera circolazione dei capitali. Costituzione di una zona di libero scambio (non unione doganale) con Spagna, Portogallo e Grecia, appena questi stati saranno usciti dalla UE”.

Perché perseguire questo fine strumentale? Per liberare dalla prigione nella quale è rinchiusa  la nostra costituzione economica, la quale prefigura un modello di disciplina dell’economia assolutamente opposto a quello prefigurato dalla UE. La nostra Costituzione ammette i monopoli; incoraggia il risparmio anziché il debito; impone di perseguire la piena occupazione e quindi tollera punti di inflazione; non contiene il termine e il concetto di concorrenza; tutela la piccola proprietà contadina; prevede che la Repubblica disciplini e controlli il credito; ecc. ecc.

Quando si è compreso che cosa sia la UE – quanto siano satanici i principi primi sui quali è fondata ( e qui devo rinviare una seconda volta all’articolo “O la Costituzione della Repubblica Italiana o l’Unione Europea”) – non si può essere a favore della Costituzione della Repubblica Italiana e contestualmente dell’Unione europea. D’altra parte l’Unione europea può essere modificata soltanto con il consenso di tutti gli stati membri. Affidarci ad essi, significa affidare ad altri il nostro destino. Quanti anni siamo disposti ad aspettare? Vogliamo rischiare di suicidarci in attesa che governi di altri stati acconsentano di modificare i trattati europei nel modo che reputiamo giusto ed opportuno? Il nostro destino deve tornare nelle nostre mani. Giustizia sociale, sovranità, indipendenza sono gli obiettivi che dobbiamo porci; per avere i poteri che ci consentano di edificare una civiltà che sia degna di questo nome. Gli Stati che posseggono ed esercitano la piena sovranità sono, per ovvie ragioni, anche più indipendenti (o meno dipendenti) dalle grandi potenze. Ciò è accaduto anche per l’Italia, che ha visto notevolmente aumentare la sudditanza politica e culturale nei confronti degli Stati Uniti da quando, nella seconda metà degli anni ottanta, ha cominciato a rinunciare a gran parte della propria sovranità economica.

Le tesi di Chiesa, che vuole restare nella UE (e quindi non abbandonare l’euro); che non è disposto nemmeno ad abbattere la UE per ricostruire “un’altra Europa” (posizione utopistica, ma logica); che vuole “nazionalizzare la BCE”, ossia creare lo Stato europeo e ridurre la Francia, la Germania e l’Italia al rango di California, Texas e Wisconsin; che non propone un programma agli italiani, bensì ai governi europei perché trasformino l’Unione Europea nel contrario di se stessa; queste tesi, per un verso sono orribili (voler estinguere l’Italia come Stato indipendente e sovrano); per un verso sono incoerenti (volere l’applicazione della Costituzione e voler rimanere nella UE); per altro verso sono di una ingenuità sconcertante (proporre un programma ai governi europei, perché all’unanimità trasformino la UE nel contrario di ciò che è). Non credo che Alternativa avrà futuro, se sceglierà una simile linea direttrice.

 

 

 (1) Liberi dall’euro e dai vincoli UE: osservazioni all’intervento di Giulietto Chiesa:http://www.alternativa-politica.it/2012/01/liberi-dalleuro-e-dai-vincoli-ue-osservazioni-all%e2%80%99intervento-di-giulietto-chiesa/#more-1750

(2) Unione Europea a stelle e strisce http://www.appelloalpopolo.it/?p=5360  

 (3) Voglio segnalare il bellissimo articolo di Gianluca Freda, Le mille vite di Europahttp://blogghete.altervista.org/joomla/index.php?option=com_content&view=article&id=883:gianluca-freda&catid=40:varie&Itemid=44 

(4)  Unione Europea a stelle e strisce http://www.appelloalpopolo.it/?p=5360

(5) Su tutti questi problemi si vedano gli articoli di Alberto Bagnai sui sitohttp://goofynomics.blogspot.com/

(6) Emiliano Brancaccio, Deficit commerciale, crisi di bilancio e politica deflazionista:http://www.emilianobrancaccio.it/wp-content/uploads/2010/04/brancaccio-studi-economici-preliminare.pdf

(7) Sganciarsi dall’euro per costruire un’Europa dei popoli http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=11742

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