Di Gianni Petrosillo

Renzo Bossi resterà per sempre una trota e per di più già infarinata e fritta a puntino. Era uno splendido delfino esclusivamente agli occhi della parentela, del resto si sa  che ogni mostro marino è bello soltanto a mamma sua. Ma che dire di tutti gli altri, iscritti, simpatizzanti ed antipatizzanti, intellettuali marinati medi e mediocri, popolo bue e popolino agnellino, conformisti giustizialisti dei fondali oscuri  che adesso si pizzicano sulla testa e si accapigliano per la moralità e la trasparenza  perduta di un altro partito nato proprio per mutare i vecchi costumi di frodo della I Repubblica ed abboccato malamente allo stesso amo? Costoro sono delle misere gallinelle senza cervello, molto peggio di Bossi junior e del suo velenoso autista, un vero pesce scorpione inviato da chissà quale abisso. I capponi  contro Renzo non vedono al di là del loro beccuccio mentre si fanno incantare dalle sirene di una stampa verminosa e servile che strimpella motivetti sul recupero di credibilità della democrazia italiana, irretita da persone di dubbia specchiatezza etica. Tutto ciò mentre i veri squali di governo fanno a brandelli il Paese e lo vendono al mercato ittico globale.  Il militante con la testa sott’acqua, velleitario spazzino dei mari, è convinto di poter fare pulizia per tornare ad un’origine cristallina del sistema che non è mai esistita. Ed, infatti, non è questo il problema dell’Italia, non il finanziamento dei partiti, non i fondi neri o le spericolatezze contabili quanto i motivi autoreferenziali per cui si compiono tali azioni defraudando la nazione del suo posto sullo scacchiere mondiale. La politica non sarà mai  uno specchio d’acqua calmo e limpido, essa piuttosto è palude infestata di miasmi o pantano nocivo che può sfociare nell’oceano, dove gli orizzonti non sono così ristretti, unicamente quando ad immaginare direzioni  inesplorate e lunghe traversate verso terre fertili ci sono navigatori coraggiosi di larghe vedute e pochi compromessi. I Bossi, capostipite e discendenti, sono stati colpiti dalle bombe in acqua ed ora devono pure assecondare gli umori dello stagno che bruciano nella gola. Ma sia chiaro che questo colpo alla Lega è ammutinamento prima che arrembaggio. I pirati erano nascosti tra la ciurmaglia in canottiera ed hanno atteso il momento opportuno per buttare fuori dalla nave alcuni storici ufficiali. Questo istante propizio è venuto a galla quando il Carroccio si è messo all’opposizione dell’Esecutivo dei pescecani senza prendere le dovute precauzioni, scoprendosi su molti fianchi. Qualcuno che alla Lega voleva assegnare una rotta diversa, nella quale rientrano certamente anche ragioni personali di bassa lega, con qualche conoscenza negli apparati dello Stato (per esempio un ex Ministro degli Interni o della Giustizia, oppure entrambi), ha chiesto a chi di dovere di far emergere antiche mucillagini e relitti  giacenti da tempi dimenticati sul fondale per far incagliare il Senatùr. Ci è riuscito con l’ausilio dei tanto disprezzati, ovviamente a chiacchiere, filibustieri romani ed ora attende di prendere in mano il timone. Dove andranno i nuovi scaltri capitoni, pardon capitani? Probabilmente svolteranno verso sinistra dove abbondano i piranha che si stanno mangiando le istituzioni. Era questo l’attimo giusto per abbattere Bossi di Seppia, oramai debole e boccheggiante, perché Monti e Napolitano non resisteranno ancora a lungo sul ponte di comando dovendo comunque assicurarsi che dopo il loro diluvio continui il nubifragio. L’Italia deve restare a picco, così hanno deciso i nostri padroni internazionali.

Fonte: Conflitti e Strategie

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