Il 5 giugno in Svizzera si vota sulla proposta di distribuire a tutti un reddito di base

 

Sembra che la democrazia diretta in Svizzera funzioni, viste le numerose proposte referendarie che ultimamente stanno comparendo sulla scena politica elvetica: da una coraggiosa riforma monetaria fino all’innovativa proposta di distribuire 2500 Franchi al mese a tutti i cittadini svizzeri. Indipendentemente dal loro salario e dal loro patrimonio. Questo è quello che gli Svizzeri possono ottenere, votando sì al referendum del prossimo 5 Giugno.

Per spiegare meglio il contenuto e la filosofia della proposta, Teste Libere ha intervistato Donato Anchora, referente del comitato TiRBI (Ticino – Reddito di Base Incondizionato).

Perché ritiene il reddito di cittadinanza una strumento necessario per affrontare le sfide del futuro nel campo del lavoro?

Bryonssolf e McAffee, due ricercatori del MIT, affermano che nei prossimi decenni il 40% dei posti di lavoro sarà cancellato dall’automatizzazione dei processi produttivi. Secondo una ricerca della Deloitte, in Svizzera è minacciato il 48% dei posti di lavoro. Un recente rapporto inviato dalla Casa Bianca al Congresso americano ha calcolato che in futuro il minor costo orario di un robot rispetto ad un operaio potrebbe far saltare fino al 62% dei posti di lavoro. Questi numeri non sono in alcun modo sopportabili dagliammortizzatori sociali dei vari Paesi. Nemmeno in Svizzera, dove già nel 2011 si è dovuto metter mano all’assicurazione di disoccupazione riducendo diritto e durata delle prestazioni assicurate. Inoltre, aumentano in maniera preoccupante le persone che, esaurendo il diritto al sussidio di disoccupazione, finiscono in assistenza sociale (l’ultima spiaggia). Per quanto riguarda il modello economico, l’economia della condivisione (sharing economy) è destinata a crescere. È un’economia basata sull’accesso anziché sul possesso ed utilizza le risorse in maniera più efficiente e i prodotti solo quando è necessario utilizzarli. Ma l’efficienza e i posti di lavoro viaggiano su due binari diversi. È stato calcolato che per ogni auto utilizzata a noleggio, le case automobilistiche ne producono nove in meno, ciò che si traduce in minor posti di lavoro lungo tutta la filiera della produzione di auto. La sharing economy è un’innovazione economica positiva, ma è anche distruttrice di posti di lavoro. Ciò è incompatibili con un sistema economico basato sui redditi da lavoro. Dobbiamo separare reddito e lavoro. Solo così in futuro potremo garantire a tutti il diritto
all’esistenza e la pace sociale.

Quali sono i legami della proposta di reddito di base con l’Iniziativa Moneta Intera per rendere interamente pubblica la moneta emessa in Svizzera? Potrebbe essere finanziato il reddito di base direttamente dalla Banca Centrale Svizzera?

L’iniziativa “Moneta intera” ufficialmente non ha alcun rapporto con l’iniziativa “Per un reddito di base incondizionato”, ma molti attivisti del reddito di base sono impegnati nella promozione della moneta intera sia per ciò che propone l’iniziativa in sé, sia perché se fosse accettata ritengono che la banca centrale, la confederazione e i cantoni avrebbero più denaro a disposizione, ciò che facilita il finanziamento del reddito di base. Non credo che la banca centrale possa finanziare interamente il reddito di base, nemmeno in caso di abolizione della riserva frazionaria. Il Consiglio federale ha stimato che il costo del reddito di base si aggira attorno ai 208 miliardi all’anno. Immettere ogni anno 208 miliardi è
un esperimento rischioso e nemmeno necessario. Infatti, sempre secondo i calcoli del Consiglio federale, basandosi su una proposta di finanziamento indicata dagli iniziativisti, il reddito di base si potrebbe finanziare con 128 miliardi di trasferimenti dai redditi da lavoro e 55 miliardi trasferendo il denaro di quella parte di assicurazioni sociali non più necessaria dopo l’approvazione del reddito di base. Per esempio l’AVS, le borse di studio, gli assegni per i figli, le indennità di disoccupazione fino alla soglia equivalente al reddito di base, e via dicendo. Mancherebbero 25 miliardi all’appello. Qui vedo un possibile intervento della banca centrale nel sostenere una parte di questa spesa almeno nei primi anni. Una sorta di aiuto di avviamento. Ad ogni modo, il 5 giugno non si vota sul modello di finanziamento, tema complesso sul quale si possono fare numerose proposte, ma esclusivamente sul principio.

Il reddito di base incondizionato è anche un modo per gestire meglio le sovvenzioni pubbliche per l’assistenza sociale?

Il reddito di base ha lo scopo di sostituire questo genere di aiuti perché sono estremamente umilianti per chi li riceve e inadatti al contesto economico moderno, oltre che necessitare di un apparato burocratico pesante e costoso. Conosco alcuni casi realmente accaduti che dimostrano davvero quanto un reddito universale possa rendere più umani i rapporti con la burocrazia:

  • Un signore di mezz’età viene lasciato a casa perché l’impresa nella quale lavora fallisce. Presentatosi al collocatore, questo non trova di meglio che dirgli “Voi disoccupati siete la feccia della società”.
  • Un signore viene colpito da una malattia invalidante al 100%. In attesa che l’assicurazione di invalidità gli riconosca le indennità, l’assicurato per avere delle entrate è obbligato ad iscriversi in disoccupazione e a fare le ricerche di lavoro. Se un datore di lavoro dovesse rispondere ad una sua domanda di lavoro, l’assicurato dovrebbe presentarsi al colloquio per dirgli che non può lavorare perché inabile al 100%.
  • Una signora che ha esaurito il diritto alle indennità di disoccupazione entra in assistenza sociale. Per tenersi attiva apre una piccola attività artigianale che però non le consente di coprire tutte le spese. L’assistenza le risponde che l’aiuterà solo se lei chiuderà questa attività. Inoltre le viene dato un importo che le consente a mala pena di campare, ma non di partecipare alla vita pubblica.

Questo genere di aiuti spesso diventano una trappola per chi vi fa capo. Per paradossale che possa sembrare, controllare e umiliare le persone, obbligandole a cercare un lavoro che non c’è, non fa che scoraggiarle ancor di più. Il reddito di base invece incoraggia le persone, rafforza la fiducia in sé stessi, promuove la fondazione di nuove start-up e attività di ogni genere, dal volontariato alle attività artistiche e creative. È un reddito di inserimento sociale. È un’iniezione di energia per tutti.

Quale teoria o esperimento è alla base della proposta popolare? Fate riferimento anche alle teorie monetarie del Prof. Auriti sul reddito di cittadinanza derivato dall’emissione monetaria?

Alla base della proposta non c’è una teoria, c’è l’esperienza di vita di tutti i giorni, come la difficoltà dei giovani e degli ultracinquantenni ad inserirsi nel mercato del lavoro, l’ansia, l’insicurezza economica e tutti i problemi psicosociali derivanti dalla paura di perdere il posto di lavoro. In Svizzera è la paura statisticamente più grande tra la popolazione. Ma dall’altra parte c’è anche la voglia di libertà, di riappropriarsi della propria vita ed esprimere le proprie capacità creative, cosa che spesso sul posto di lavoro non possiamo fare. Oggi viviamo tutti nel ricatto economico. Per definizione, nessuna persona che
vive nel ricatto può considerarsi libera. I contrari affermano che il reddito di base deresponsabilizza le persone, quando invece è esattamente l’opposto. Le persone sono responsabili delle loro azioni solo se sono libere di eseguirle. Se invece sono obbligate ad eseguirle, come accade oggi sul posto di lavoro, non sono più responsabili, sono vittime della coercizione economica. Quante volte abbiamo sentito l’espressione “Non mi sento responsabile per quello che ho fatto, ho solo eseguito un ordine del mio superiore, altrimenti mi avrebbe licenziato”? Quanto agli esperimenti sul reddito di base, negli anni 70′ ne hanno fatto uno in Canada, il Mincome, con risultati incoraggianti, in particolare per la salute pubblica. Un altro esperimento in Namibia ha avuto risultati positivi in termini di lotta alla povertà. Non facciamo riferimento alle teorie monetarie di Auriti, ma al di là che il finanziamento derivi da creazione monetaria, o come proponiamo in Svizzera, da una redistribuzione di circa un terzo di tutta la ricchezza prodotta, condividiamo con Auriti la cosa più importante: il reddito di base abolisce la povertà, sottrae dal ricatto economico le persone ed estende la libertà individuale a livelli mai conosciuti nella storia dell’Umanità.

Fonte: Teste Libere

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