UNO STRUMENTO DI OPPRESSIONE

DI GEORGE MONBIOT
Guardian.co.uk

È il camuffamento usato da quelli che vogliono sfruttare senza freni, negando i bisogni dello stato di proteggere il 99%.

Libertà: chi potrebbe obiettare? Ma questa parola ora viene utilizzata per giustificare migliaia di forma di sfruttamento. In tutta la stampa e la blogosfera di destra, tra i think tank e i governi, la parola offre uno schermo agli assalti alla vita dei poveri, a ogni forma di disuguaglianza e intrusione a cui l’1% ci assoggetta. Come ha potuto il libertarianismo, una volta un nobile impulso, diventare sinonimo di ingiustizia? 

Nel nome della libertà – libertà dalle regole – alle banche è permesso di disastrare l’economia. Nel nome della libertà, le tasse per i super-ricchi vengono tagliate. Nel nome della libertà, le aziende fanno lobby per abbassare gli stipendi e alzare l’orario di lavoro. Per la stessa ragione gli assicuratori statunitensi fanno pressioni sul Congresso per contrastare una sanità pubblica efficace; i governi fanno a pezzi le leggi di programmazione; il big business inquina la biosfera. Questa è la libertà dei potenti per sfruttare i deboli, dei ricchi per sfruttare i poveri.

 

Il libertarianismo di destra riconosce pochi limiti legittimi al potere di iniziativa, indipendentemente dall’impatto sulla vita degli altri. Nel Regno Unito è con forza promossa da gruppi come la TaxPayers’ Alliance, l’Institute of Economic Affairs e il Policy Exchange. La loro idea di libertà non mi sembra nient’altro che una giustificazione per l’avidità.

 

Ma perché siamo stati così lenti nello sfidare questo concetto di libertà? Credo che una delle ragioni sia quella che spiegherò ora. Il grande conflitto politico della nostra epoca – tra i neocon, i milionari e le grandi aziende che offrono sostegno da un lato, e gli attivista di giustizia sociale e gli ambientalisti dall’altro – è stato malamente caratterizzato come uno scontro tra libertà negative e positive. Queste libertà erano già state chiaramente definite da Isaiah Berlin nel suo saggio del 1958, “Due Concetti di Libertà”. È un lavoro stupendo: leggerlo è come ascoltare un pezzo di musica gloriosamente modellato. Cercherò di non straziarlo troppo brutalmente.

 

Detto brevemente e crudelmente, la libertà negativa è la libertà di agire o di essere senza l’interferenza di altre persone. La libertà positiva è la libertà dalle inibizioni: è il potere ottenuto superando le limitazioni psicologiche o sociali. Berlin ha spiegato come la libertà positiva sia stata maltrattata dalle tirannie, particolarmente in Unione Sovietica, che descrisse il suo governo brutale come la responsabilizzazione del popolo, che avrebbe potuto raggiungere una libertà più alta subordinando sé stesso a una singola volontà collettiva.

 

I libertariani di destra asseriscono che gli attivisti verdi e di giustizia sociali sono comunisti nascosti che cercano di resuscitare il concetto sovietico di libertà positiva. In realtà, la battaglia consiste di uno scontro tra libertà negative.

 

Come puntualizzato da Berlin: “Nessuna attività umana è talmente privata da non ostruire le vite degli altri. ‘La libertà degli squali significa la morte dei pesci piccoli.” Quindi, spiegò, la libertà di alcuni deve talvolta essere ridotta “per garantire la libertà degli altri“. In altre parole, la tua libertà di agitare i pugni finisce dove inizia il mio naso. La libertà negativa di non avere il naso percosso è la libertà che gli attivisti verdi e di giustizia sociale, esemplificata dal movimento Occupy, vogliono difendere.

 

Berlin ha anche mostrato che la libertà può imporsi su altri valori, come la giustizia, l’uguaglianza o la felicità dell’uomo. “Se la mia libertà, del mio ceto o della mia nazione dipende dall’afflizione di un numero di altri esseri umani, il sistema che la promuove è ingiusto e immorale.” Prosegue dicendo che gli stati dovrebbero imporre limiti legali alle libertà che interferiscono con la libertà di altre persone, o quelle che si scontrano con la giustizia e l’umanità.

 

Questi conflitti di libertà negativa sono stati riassunti in uno delle più grandi poesie del XIX secolo, che potrebbe essere considerata il documento fondante dell’ambientalismo britannico. In “To The Fallen Elm”, John Clare descrive il sentimento dell’albero che ha amato, presumibilmente del suo proprietario, che cresce dietro la sua abitazione. “L’egoismo ti vide fermo nella tua libertà / Che la tua ombra gli sembrava un tiranno / Poi sentisti la canaglia, che abusa del potere / Forte urla di libertà e poi schiaccia ciò che è libero“.

 

Il padrone stava esercitando la sua libertà di abbattere l’albero. Così facendo, stava minando la libertà di Clare di deliziarsi dell’albero, la cui esistenza dava forza alla sua vita. Il proprietario giustifica questa distruzione caratterizzando l’albero come un impedimento alla libertà, la sua, che fonde con la libertà generica dell’umanità. Senza il coinvolgimento dello stato (che oggi potrebbe prendere la forma dell’ordine di preservazione degli alberi) il potente può calpestare i piaceri di chi non ha potere. Clare poi paragona la caduta dell’albero ad altre intrusioni nella sua libertà. “Questa fu la tua rovina, olmo musicante / Il diritto alla libertà di poterti ferire / Quando sei stato battuto, per poter sopraffare / In nome della libertà quel poco che è mio.”

 

Ma i libertariani di destra non riconoscono questo conflitto. Parlano, come il proprietario di Clare, come la libertà riguardasse tutti allo stesso modo. Asseriscono la loro libertà di inquinare, sfruttare, persino – per i folli patiti delle armi – di uccidere, come se fossero diritti umani fondamentali. Considerano ogni tentativo di limitarli una forma di tirannia. Si rifiutano di vedere un contrasto tra la libertà dello squalo e quella del pesce piccolo.

 

La scorsa settimana, su un canale radio Internet chiamato “La Quinta Colonna”, ho parlato del cambiamento climatico con Claire Fox dell’Institute of Ideas, uno dei gruppi libertariani di destra che è nato dalle ceneri del partito Rivoluzionario Comunista. Fox è una temuta intervistatrice nella trasmissione della BBC “The Moral Maze”. Quando le ho fatto una semplice domanda, “Accetti che la libertà di alcuni possa introdursi nelle libertà degli altri?” –, ho visto un’ideologia frantumarsi come un parabrezza. Ho fatto l’esempio di un impianto di fusione del piombo in Romania che ho visitato nel 2000, la cui libertà di inquinare sta accorciando la vita delle persone che vivono nei paraggi. Sicuramente l’impianto dovrebbe essere regolamentato per poter rafforzare le libertà negative – la libertà di inquinare, la libertà di avvelenare – dei suoi vicini? Ha cercato varie volte di rispondere, ma non è uscito niente di coerente che potesse evitarle di scontrarsi con lo specchio della sua filosofia.

 

Il libertarianismo moderno è la maschera adottata da quelli che vogliono sfruttare senza limiti. Pretende che sia solo lo stato a violare le nostre libertà. Ignora il ruolo delle banche, delle grandi aziende e dei ricchi nel renderci meno liberi. Nega il bisogno dello stato di contrastarli per poter proteggere le libertà dei più deboli. Questa filosofia bastardizzata e guercia è un trucco conservatore, i cui promotori vogliono mettere in contropiede la giustizia per scagliarla contro la libertà. Così sono riusciti a trasformare la “libertà” in uno strumento di oppressione.

 

 

 

**********************************************
 

 

 

Fonte: This bastardised libertarianism makes ‘freedom’ an instrument of oppression

 

19.12.2011

 

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SUPERVICE

 

 

Commenta su Facebook