YLENIA SINA
02.06.2012

Torna in piazza a Roma il popolo dell’acqua pubblica, a quasi un anno dal referendum. “Abbiamo scelto il 2 giugno perché la Res Publica siamo noi”. La manifestazione sta per partire da piazza della Repubblica. Idealmente è una risposta ampia e democratica alla parata di oggi. E che lancia un messaggio chiaro al governo Monti: giù le mani dai beni comuni

 

A distanza di un anno dalla vittoria referendaria, il movimento per l’acqua pubblica torna in piazza. E decide di farlo in un giorno particolare: la festa della Repubblica. «Perché res pubblica significa ciò che a tutte e tutti appartiene, perché la repubblica siamo noi». Il corteo partirà oggi, alle ore 15 da piazza della Repubblica, lontano – ma non troppo – dalla parata militare ufficiale, per poi continuare il percorso “classico” verso piazza San Giovanni, passando per il centro cittadino.
Come spiega Paolo Carsetti del Forum dei movimenti per l’acqua pubblica di Roma «questa giornata ha una forte valenza simbolica: oggi è passato quasi un anno dal referendum che ha visto scendere in campo migliaia di persone in tutta Italia per difendere l’acqua, un bene comune che a tutte e tutti appartiene, il vero valore che vogliamo affermare nel giorno della festa della Repubblica». Basta andare sul sito del Forum e leggere l’appello per capire che le realtà che hanno aderito alla manifestazione di oggi sono decine e trasversali: dai vari comitati locali del Forum dei movimenti per l’acqua pubblica alle realtà cittadine, dal mondo del volontariato alle associazioni ambientaliste, dai sindacati alle realtà cristiane e agli studenti. In piazza con un proprio spezzone anche il movimento “Roma non si vende” sceso in strada meno di un mese fa, il 5 maggio scorso, per opporsi alla decisione del sindaco di Roma, Gianni Alemanno, di vendere le quote Acea, la multiutility romana dell’acqua e dell’energia.
A sostenere la manifestazione anche una serie di partiti politici e realtà della sinistra. Tutti in piazza per una giornata che non si annuncia per niente come la celebrazione di un anniversario. «A distanza di un anno infatti l’esito del referendum è stato largamente disatteso: in questi mesi sono stati diversi i provvedimenti in linea con le politiche di privatizzazione e liberiste che sono andate nella direzione opposta a quanto deciso dalla maggioranza degli italiani».
Il riferimento è innanzitutto all’articolo 4 della manovra finanziaria dell’agosto scorso varata dall’allora governo Berlusconi «che ha di fatto disatteso quanto stabilito dal primo quesito referendario che, opponendosi al decreto Ronchi, sottraeva tutti i servizi locali, e non solo l’acqua, alla privatizzazione». Si continua poi con il governo Monti, il decreto sulle liberalizzazioni e quello «Salva Italia» che attribuisce all’Autorità per l’energia elettrica e il gas l’adozione di «provvedimenti tariffari in materia di servizi idrici»: «Nella bozza di delibera che verrà approvata entro la fine di giugno viene eliminata la remunerazione del capitale ma viene inserita la voce oneri finanziari che stabilisce i cosiddetti “costi delle immobilizzazioni”», spiega Carsetti.
I contenuti messi in campo dal Forum dei movimenti per l’acqua che chiamano alla mobilitazione di oggi, inoltre, testimoniano che questa giornata è una tappa fondamentale non solo per la difesa dell’acqua pubblica e dei beni comuni ma anche della democrazia e dei diritti contro le politiche di austerità e «il dominio delle esigenze dei mercati». Per il Forum, complice delle politiche liberiste anche la crisi economica che sta attraversando l’Europa: «da una parte la banca centrale europea e il governo la utilizzano per rendere definitive le politiche liberiste, di smantellamento dei diritti del lavoro, del welfare e dell’istruzione, dall’altra le politiche di austerità ridimensionano il ruolo dell’intervento pubblico per poi alimentare l’idea che la crescita sia possibile solo attraverso investimenti privati».
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