Dio saluti la Regina. O no? Dubitavo che il “leave” avrebbe avuto la meglio nel referendum britannico sull’UE. Invece, è successo, nonostante l’omicidio di un deputato filo-europeo, in un momento topico della campagna referendaria, e lo stillicidio di dichiarazioni apocalittiche di quanti prefiguravano il diluvio universale, con l’uscita di Londra dall’Unione, al fine di influenzare il voto. Si chiama terrorismo psicologico, ingrediente che non difetta mai in nessun regime politico.
Tuttavia, ho scritto chiaramente che l’exit della Gran Bretagna non muterà di tanto i rapporti di forza in Europa perché questi sono dettati dalla Nato e dal Washington Consensus, fattori dirimenti per i destini continentali. Londra continua ad essere membro dell’Alleanza Atlantica e interlocutore privilegiato della Casa Bianca. Quest’ultima ha già ribadito che intende essere partner (cioè padrona) strategica di entrambe le parti, garantendo il riavvicinamento delle posizioni e la rinegoziazione delle relazioni per il bene della sicurezza globale, ovviamente coincidente col suo predominio assoluto.
Gli Usa assicurano “che la transizione avverrà nella maniera più consona” a dimostrazione del vincolo esterno che condiziona la capacità decisionale di Bruxelles. L’Ue è un’associazione di membri a scarsa sovranità internazionale, incapace di proteggere le proprie prerogative unitarie sullo scacchiere mondiale, la quale prende decisioni sulla testa dei suoi cittadini contro gli stessi interessi concreti delle varie comunità che la formano.
Il punto principale da mettere in evidenza è proprio questo e riguarda non tanto il fallimento dell’Europa come Istituzione ma quello della stessa democrazia liberale, di matrice statunitense, che è il miglior involucro della tirannia attuale, avente come vertice apicale l’Amministrazione americana, in quanto forma di soggiogamento dei popoli per via elettorale. Scrive La Grassa (e come dargli torto): “La democrazia …è un semplice e schematico sondaggio d’opinione, in cui si tratta solitamente di rispondere sì o no a poche semplici domande su questioni che tutto toccano salvo il reale potere dei grandi centri strategici, che si battono tra loro con ben altri mezzi e massima incisività (magari anche con il metodo dell’assassinio se occorre). Non è un caso che l’opinione “pubblica” muti d’accento con una certa facilità e frequenza; ne vengono premiati ora questi ora quelli fra i cosiddetti partiti, vere accozzaglie informi dirette da manigoldi, che rappresentano la copertura e la maschera “pubblicitaria” dei suddetti centri strategici, i reali poteri da cui si irradiano poi le principali decisioni, molto spesso ignote al “popolo” o comunque assai differenti da quelle su cui si era svolto il sondaggio. Non vi è dubbio che una simile “democrazia” presenta alcuni svantaggi in fatto di celerità ed efficacia delle decisioni, poiché a volte bisogna avvolgere queste ultime in una “bella confezione” in grado di meglio ingannare, compiacendo, i cittadini elettori”
Le oligarchie che ci (s)governano ad ogni livello hanno sempre il modo per aggirare le scelte popolari che, in ultima analisi, non devono discostarsi dall’immagine del mondo da loro proiettata ed edificata. Il popolo non decide un bel nulla benché gli si faccia credere il contrario e lo si porti in palmo di mano. Quando Napolitano o Monti affermano che su determinate materie l’elettorato non dovrebbe essere coinvolto aprono uno squarcio sul velo d’ipocrisia del teatro democratico, dove va in scena la libertà di tutti ma sotto la regia dispotica di alcuni gruppi decisori e dei loro lacchè. Infatti, come accaduto in Grecia, dove, l’esito delle consultazioni antieuropeistiche è stato ignorato, lo stesso avverrà, grosso modo, in Gran Bretagna, ricorrendo a qualche astuzia più raffinata, trattandosi di uno stato semi-centrale, di una certa importanza geopolitica, che non può essere trattato da paria. I demoni della demoniocrazia sono già all’opera. Il referendum sul Brexit è solo consultivo, nonostante l’ esorbitante significato politico di cui è stato caricato da Cameron e soci (che ci hanno rimesso le penne). Ora il Parlamento dovrà ratificare la decisione e non è detto lo faccia, anche a costo di sommosse di piazza e ulteriori fratture sociali. I Greci sono stati già bastonati per la loro impudenza e messi definitivamente a tacere. E’ difficile che con i sudditi di sua maestà si proceda con i medesimi sistemi sbrigativi, tuttavia, l’ostacolo potrebbe essere ugualmente scansato senza grandi problemi. Per esempio, ricorrendo ad un altro referendum (che seguirebbe alla mancata ratifica dei deputati, come già paventato da esponenti del Governo). Si vota ad nauseam, finché la democrazia non l’avrà vinta. Oppure, ricorrendo ad un trattato bilaterale tra Ue e GB che modifichi superficialmente la situazione lasciando immutati i capisaldi che hanno tenuto Londra (con molte eccezioni, come quella della non adesione alla moneta unica) dentro la comunità europea ancora ieri. Passato dalle urne l’elettorato, gabbato “lo popolo”.
Chi crede ancora che per via elettorale è possibile cambiare il sistema? I servi del sistema e un unico povero fesso, il popolo.

FONTE: Conflitti e Strategie

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